Affari Tuoi, la Rai vende il Teatro delle Vittorie. L’appello di Renzo Arbore

Lo storico Teatro di Via Col di Lana rischia di passare a un altro proprietario: la proposta di Renzo Arbore per salvare la "casa di Pippo Baudo"

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Martina Dessì

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Avete presente quel brivido che si prova quando, camminando per le strade di casa nostra, ci accorgiamo che il negozietto storico all’angolo ha abbassato la serranda per sempre? Ecco, moltiplicate quella sensazione per mille, aggiungeteci un pizzico di nostalgia per la vecchia televisione e avrete l’umore che respira in queste ore chi la TV l’ha fatta davvero. La notizia è di quelle che lasciano l’amaro in bocca, perché la Rai ha deciso di mettere sul mercato il Teatro delle Vittorie. Sì, proprio lui, il “Delle”, il tempio dove i sogni degli italiani hanno preso forma per decenni.

Renzo Arbore, sentito da Il Messaggero, non ci gira intorno. La sua voce, di solito così squillante e piena di vita, stavolta è velata da un’amarezza genuina. “Avvilente”, sospira. E come dargli torto? La vendita del civico di via Col di Lana è un po’ come se una famiglia decidesse di svendere l’album delle foto dei nonni perché “occupa spazio”.

Perché la Rai vende il Teatro delle Vittorie

La motivazione ufficiale dei piani alti di Viale Mazzini sembra un po’ una scusa da manuale: il teatro sarebbe “datato”. Incompatibile, dicono, con le esigenze moderne, con quei megaschermi LED e le tecnologie spaziali che oggi sembrano contare più delle idee. Insomma, il caro vecchio Delle Vittorie sarebbe diventato un ferro vecchio, troppo stretto per le produzioni moderne.

Eppure, tra quelle mura, l’aria vibra ancora delle risate di Walter Chiari, degli acuti di Mina e del caschetto biondo di Raffaella Carrà. È lì che Corrado ci faceva sentire tutti parte di una grande famiglia e Pippo Baudo lanciava talenti che avrebbero fatto la storia. Dal 2012 è la casa di Affari Tuoi, con i suoi pacchi e le sue speranze, ma ora sembra che anche il “Dottore” debba fare le valigie: Stefano De Martino, infatti, l’anno prossimo si traslocherà a Milano, in via Mecenate.

L’appello a Fiorello

Renzo Arbore, che di TV ne mastica da quando il bianco e nero era l’unica opzione, non ci sta a vedere questo pezzo di cuore fatto a pezzi. Il suo è un appello che appare come un’ultima trincea: “Spero che ci ripensino. E mi auguro che un gigante come Fiorello scenda in campo”. Lo showman foggiano vede in Rosario l’unico erede che può riportare la “TV artistica” – quella fatta di guizzi, intuizioni e spettacoli veri – in quel luogo sacro. Magari portandoci la sua Pennicanza, trasformando uno spazio “datato” nel laboratorio di una nuova creatività.

Quando Arbore parla del 1990 e de Il caso Sanremo, gli si scalda il cuore. Ricorda il timore reverenziale che provava passando davanti al teatro con Gianni Boncompagni. Non era solo un edificio, era il traguardo. Entrarci significava avercela fatta, significava far parte della serie A del talento.

Il pericolo è che, nel tentativo di far quadrare i conti e rincorrere la modernità a tutti i costi, la Rai finisca per svuotarsi di se stessa. Come ha ricordato Pier Francesco Pingitore, si sta demolendo un tesoro che non è fatto di sedie di velluto o assi di legno, ma dei sentimenti di tutti quelli che vi hanno lavorato dentro. E così, venderlo appare come una rinuncia alla nostra memoria storica.

Cari dirigenti, forse vale la pena fermarsi un secondo. Prima di mettere il cartello “Vendesi” su un monumento della cultura italiana, ascoltate Arbore: non lasciate che la televisione diventi solo un passatempo distratto. Salvate il Delle, perché una casa senza soffitta non ha un posto dove conservare i sogni.