Sars-CoV-2 e diabete, prevenzione e comportamenti con la fine del lockdown

Nella fase 2 le persone con diabete vanno sensibilizzate sull'importanza del controllo metabolico ottimale (glicemia, colesterolo, pressione arteriosa, trigliceridi)

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Se per tutti il distanziamento sociale è fondamentale, per chi soffre di diabete è il momento della massima attenzione. E non perché l’infezione prediliga chi fa i conti con la malattia – essere diabetici non aumenta il pericolo di venire contagiati – quanto per la maggior frequenza di complicanze legate a Covid-19 in questa popolazione.

Le persone con diabete sono state purtroppo tra le più colpite dalla pandemia, vista anche la diffusione di questa condizione tra la popolazione generale, e in particolare tra gli anziani.

Cosa fare ora

Una ricerca pubblicata su Lancet Diabetes & Endocrinology, pur in assenza di chiare evidenze scientifiche, offre una serie di indicazioni da tenere presenti, innanzitutto sul fronte della prevenzione.

Le persone con diabete vanno sensibilizzate all’importanza di un controllo metabolico ottimale (che comprende glicemia, ma anche pressione arteriosa, colesterolo e trigliceridi), ottimizzando l’eventuale terapia in atto e soprattutto non sospendendola, se non sotto stretto controllo medico che, visto il momento, può avvenire anche da remoto, con strumenti di telemedicina o comunicazioni via email o sms. La terapia antipertensiva con sartani o ACE-inibitori e quella anti-colesterolo con statine non solo non va sospesa, ma va assolutamente proseguita.

Anche l’obesità e il sovrappeso rappresentano importanti fattori di rischio per i pazienti con COVID-19 (motivo in più per mettersi a dieta o almeno per cerca di non aumentare di peso) perché riducono il volume polmonare, alterano la meccanica respiratoria e l’ossigenazione in corso di ventilazione meccanica, soprattutto in posizione supina.

Questi soggetti presentano inoltre un’infiammazione di basso grado cronica e alterazioni dell’immunità, aggravate dalla presenza di insulino-resistenza, che riducono la loro capacità di risposta agli agenti infettivi.

“L’inizio della fase 2 e della maggiore circolazione di persone rappresenta sicuramente un momento in cui l’attenzione delle persone con diabete deve essere ancora maggiore e le regole di distanza sociale e protezione individuale devono essere rispettate ancora maggiormente – commenta Francesco Purrello, Presidente della Società Italiana di Diabetologia (SID) – Grande attenzione inoltre deve essere posta anche al controllo del proprio sistema metabolico, consultando il proprio diabetologo, anche attraverso i sistemi di visite a distanza che molti centri di diabetologia stanno già applicando in tutta Italia”.

Indicazioni per chi ha contratto Covid-19

Dalla ricerca americana emerge che nei pazienti ricoverati per Covid-19 è invece necessario stare in guardia circa l’eventuale comparsa di diabete di nuova insorgenza (il virus può attaccare anche le cellule beta del pancreas, responsabili della produzione di insulina), monitorando con attenzione glicemia, elettroliti, chetoni.

I pazienti con diabete di nuova insorgenza e quelli già diabetici, se affetti da Covid-19 in forma moderato-grave, richiedono in genere il passaggio a terapia insulinica per via endovenosa ad alte dosi. Potrebbe essere prudente sospendere la metformina e gli inibitori di SGLT2, ma solo in caso di infezione grave da Sars-CoV-2. In caso di sospensione, il trattamento di scelta è l’insulina. Non ha senso invece la sospensione ‘profilattica’ di questi farmaci nei pazienti in buona salute.

Per chi ha superato l’infezione, infine, va sempre ricordato che il virus Sars-CoV-2 può indurre alterazioni metaboliche di lunga durata; i pazienti sopravvissuti all’infezione dovrebbero dunque essere avviati a un monitoraggio cardio-metabolico molto stretto nei mesi a venire. Gli interventi di chirurgica metabolica andrebbero inoltre rimandati, mentre in chi è già stato operato è consigliabile vigilare sulla presenza di eventuali deficit nutrizionali (vitamine e micronutrienti) che potrebbero indebolire la risposta immunitaria.

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