Hantavirus e Covid, similitudini e differenze. Scatta meccanismo di protezione civile UE. Cosa dicono gli esperti

Nonostante le informazioni siano ancora poche, la diffusione e il tasso di letalità sono molto differenti

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

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“Questo non è il coronavirus. Si tratta di un virus molto diverso”. A chiarirlo, mentre cresce l’attenzione mondiale nei confronti del focolaio di hantavirus, è stato il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Unanime l’opinione degli epidemiologi, che però invitano alla cautela: le informazioni sulle modalità di contagio, sui tempi di incubazione e sulla possibilità di essere infettati anche da persone asintomatiche o in fase di incubazione sono ancora poche. Intanto si rafforzano le misure di sicurezza a livello globale.

Il punto della situazione

A fare il punto della situazione e cercare di rassicurare l’opinione pubblica mondiale è stato il direttore dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus. “Sabato scorso il Regno Unito ha notificato un focolaio di gravi malattie respiratorie a bordo della nave da crociera MV Hondius, battente bandiera olandese, in viaggio dall’Argentina a Capo Verde. Finora sono stati segnalati 8 casi”, correlati al focolaio. Tra questi sono stati confermati anche “tre decessi”. Nello specifico, “5 degli 8 casi sono stati confermati come hantavirus, mentre gli altri 3 sono sospetti”, ha sottolineato Ghebreyesus.

Hantavirus e Covid: le differenze

Come chiarito ancora dall’agenzia Onu per la salute “non è l’inizio di un’epidemia”, né “di una pandemia”. I responsabili dell’OMS hanno ribadito che il rischio per la popolazione mondiale in caso di una epidemia di hantavirus è “assolutamente basso”. L’hantavirus, infatti, è diverso dal coronavirus che ha causato la pandemia nel 2020. Il tasso di mortalità dell’hantavirus in Argentina, zona endemica specie per il ceppo Andes che avrebbe portato ai decessi dei passeggeri della nave da crociera MvHndius e a quello di una hostess di bordo (poi risultata negativa all’hantavirus stesso) è del 50%. Si tratta, come ricordano epidemiologi come Massimo Ciccozzi dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, molto elevato: “Il tasso di trasmissibilità, però, è molto inferiore rispetto al Sars-Cov2, che si diffondeva rapidamente. L’hantavirus, come il meningococco responsabile della meningite, necessità di contatti molto stretti per un tempo sufficiente. Questo spiegherebbe il motivo del contagio tra marito e moglie, a bordo della nave da crociera”. Come ricorda l’OMS, però, occorre la massima cautela.

Scattano le misure di sicurezza

Secondo l’agenzia per la salute dell’Onu, è possibile che si registrino ulteriori casi collegati, vista la lunga incubazione del virus (da 1 a 8 settimane). Per questo l’OMS ha informato che “è stato predisposto anche l’invio di 2.500 kit diagnostici dall’Argentina a laboratori di 5 Paesi”, per agevolare il monitoraggio della situazione. L’Argentina, infatti, è zona endemica per l’hantavirus e la coppia olandese deceduta aveva effettuato un viaggio tra Argentina, Cuba, Ecuador e Uruguay prima di imbarcarsi dalla stessa Argentina alla volta delle coste africane. L’Europa, invece, ha fatto scattare il meccanismo di protezione civile, con misure di sorveglianza rafforzate.

Dal contagio alla diffusione

Il contagio, secondo quanto ricostruito finora, sarebbe avvenuto tramite il contatto con un topo in occasione di una gita, effettuata su un’isola dell’Oceano Atlantico, durante un’escursione di birdwatching nei pressi di una discarica. Successivamente ai primi due casi, però, sono giunte altre segnalazioni, come quella relativa all’assistente di volo della Klm, poi risultata negativa al test per l’hantavirus dopo aver manifestato sintomi lievi. Intanto in Israele, un uomo risulta positivo dopo un viaggio in Europa dell’Est, come riferisce il Jerusalem Post.

L’incognita sui passeggeri già sbarcati

Secondo gli epidemiologi, un’incognita è rappresentata dai passeggeri della nave sbarcati sull’isola sudafricana di Sant’Elena. “L’Oms ha informato 12 Paesi i cui cittadini sono sbarcati. Questi 12 paesi sono: Canada, Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Saint Kitts e Nevis, Singapore, Svezia, Svizzera, Turchia, Regno Unito e Stati Uniti”, ha spiegato ancora Ghebreyesus. L’Italia non figura nella lista. La difficoltà riguarda la possibilità di tracciare i contatti di coloro che hanno fatto ritorno nel proprio Paese. “L’Oms sta supportando le autorità sanitarie sudafricane nel rintracciare le persone che si trovavano sullo stesso volo da Sant’Elena a Johannesburg”, spiega l’Organizzazione mondiale della Sanità, riferendosi al volo della hostess della Klm.

L’importanza dei piani pandemici

Anche le autorità italiane stanno monitorando la situazione e il ministero della Salute ha reso noto che sta “seguendo con attenzione, in raccordo con le autorità sanitarie internazionali Ecdc (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) e OMS l’evoluzione del focolaio di Hantavirus che si è sviluppato sulla nave da crociera MvHondius, attualmente ormeggiata al largo di Capoverde”. È stato chiarito, però, che “a bordo della nave non sono presenti passeggeri di nazionalità italiana”. Il caso hnatavirus ha sicuramente riportato l’attenzione sull’esigenza di piani pandemici. Come spiega ancora Ciccozzi, “occorre predisporne sia a livello generale (e l’Italia lo ha appena aggiornato, una settimana fa), sia nello specifico, come per i viaggi in crociera. È fondamentale sia per tutelare i passeggeri, sia per l’equipaggio, perché il personale di bordo – specie medici e infermieri – sappia cosa fare in caso di emergenza”. Anche l’infettivologo Matteo Bassetti è intervenuto sul tema, affermando: “Alla luce di quello che sta succedendo con #hantavirus e dell’importanza di interventi coordinati da parte di tutti i paesi del mondo, spero che il governo italiano voglia rivedere la sua posizione sul Piano pandemico OMS”. Il Professore Ordinario di Malattie Infettive all’Università di Genova, dal proprio account social ha aggiunto che il Governo dovrebbe “spiegare agli italiani perché non ha votato a favore dell’accordo pandemico globale: uno strumento per migliorare la prevenzione, la preparazione e la risposta a future pandemie su scala mondiale. Una posizione imbarazzante. Soprattutto in questo momento”.