Il mondo è “sull’orlo di danni pandemici ancora maggiori” rispetto a quanto avvenuto a causa del Covid nel 2020. A lanciare il monito è stata l’Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo la quale il rischio di pandemia “sta superando gli investimenti”. Le preoccupazioni dell’OMS sono state affidate a un documento, intitolato ‘Un mondo sull’orlo del baratro: priorità per un futuro resiliente alle pandemie’ e presentato in occasione della 79esima Assemblea mondiale della sanità. A firmarlo è un gruppo di esperti che compone il Global Preparedness Monitoring Board (Gpmb), promosso dalla stessa OMS Insieme al Gruppo Banca mondiale.
Il monito dell’Organizzazione Mondiale della Sanità
Il report sottolinea come, a 10 anni dalla più grande epidemia di Ebola del 2014-2016 “che ha messo in luce pericolose lacune nella preparazione alle epidemie”, e “a sei anni da quando il Covid-19 ha trasformato queste lacune in una catastrofe globale, le evidenze sono inequivocabili: il mondo non è più al sicuro dalle pandemie“. Secondo gli esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, dunque, il mondo non è ancora pronto ad affrontare eventuali epidemie, che rischiano di diventare nuove pandemie, in tempi anche molto brevi.
Aumentano le epidemie di malattie infettive
Come chiarito dagli esperti dell’OMS, infatti, “Con l’aumentare della frequenza delle epidemie di malattie infettive, queste stanno diventando anche più dannose, con un impatto sempre maggiore su salute, economia, politica e società, e una minore capacità di ripresa”. Il Gpmb avverte che “un decennio di investimenti non ha tenuto il passo con l’aumento del rischio di pandemia”. In altre parole, le esperienze accumulate finora non hanno permesso di migliorare la reale preparazione nell’affrontare eventuali nuove epidemie, né in termini organizzativi né rispetto alle risposte di tipo economico. Nonostante alcuni aspetti siano migliorati – si legge nel documento – “nel complesso questi sforzi vengono vanificati dagli effetti crescenti della frammentazione geopolitica, dei cambiamenti ecologici e dei viaggi internazionali, soprattutto considerando che gli aiuti allo sviluppo sono scesi a livelli mai visti dal 2009″.
Allarme alla luce di ebola e hantavirus
Fin da subito, la notizia del caso di hantavirus ha sollevato la preoccupazione del mondo sanitario, soprattutto perché non è ancora chiaro se la diffusione del virus può avvenire anche tramite i contagiati asintomatici. Per questo le misure di sorveglianza sono state innalzate, dopo l’episodio avvenuto a bordo della nave da crociera Mv Hondius, in particolare dopo la morte della coppia di passeggeri olandesi, ai quali si è aggiunto il decesso di una hostess della KLM, comunque risultata negativa ai test.
Nuovo caso sospetto di hantavirus a Milano
Intanto, il Ministero della Salute ha confermato in via ufficiale che è stata rintracciata una nuova turista inglese a Milano, ritenuta un caso sospetto di hantavirus. Si tratta di una ragazza di 20 anni, che si trovava sul volo Johannesburg-Amsterdam della compagnia KLM, lo stesso aereo sul quale era salita per poco tempo la donna ricoverata a Johannesburg e poi deceduta a causa del virus. Al momento è in quarantena all’ospedale Sacco del capoluogo lombardo. L’allarme dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, dunque, ha accresciuto l’apprensione generale.
Le nuove minacce sanitarie globali
Il report degli esperti indica anche quali sono le nuove minacce, già note, al sistema sanitario ed economico mondiale: analizzando le cosiddette Pheic, ossia le emergenze sanitarie pubbliche di rilevanza internazionale, formalmente dichiarate tali dall’OMS, si ricordano i casi dell’epidemia di di Ebola in Africa occidentale, ma anche il Covid e i rischi connessi all’Mpox (il cosiddetto “vaiolo delle scimmie”). A preoccupare è l’impatto sui sistemi sanitari, sull’economie su larga scala, per esempio a causa di lockdown, e sulla società. “Su misure chiave come l’accesso equo a diagnostica, vaccini e terapie, il mondo sta facendo passi indietro”, insistono gli autori del documento.
Quanto pesano le diseguaglianze
“I vaccini contro Mpox hanno raggiunto i Paesi a basso reddito colpiti quasi due anni dopo l’inizio dell’epidemia, un tempo persino superiore ai 17 mesi che sono stati necessari per i vaccini contro il Covid. Il crescente impatto di tali emergenze va ben oltre la salute e l’economia: sia l’Ebola che il Covid hanno minato la fiducia nei governi, nelle libertà civili e nelle norme democratiche, un fenomeno amplificato da risposte politicizzate, attacchi alle istituzioni scientifiche e polarizzazione che si sono protratti anche dopo la fine delle crisi, rendendo le società meno resilienti alla prossima emergenza“, si legge nel report.
Il rischio di nuove pandemie e gli strumenti disponibili
Il quadro definito dagli esperti è, dunque, preoccupante e spinge gli scienziati a delineare uno scenario nel quale esiste un rischio “reale e a breve termine” di un’altra pandemia “colpirebbe un mondo più diviso, più indebitato e meno in grado di proteggere i propri cittadini rispetto a 10 anni fa, esponendo tutti i Paesi a potenziali impatti sanitari, sociali ed economici maggiori”. In un contesto così serio, però, il report indica anche qualche spiraglio di ottimismo, legato soprattutto ai nuovi strumenti a disposizione per fronteggiare le possibili emergenze, come il ricorso all’intelligenza artificiale. “Il potenziale dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie digitali per migliorare la preparazione, soprattutto per il monitoraggio delle minacce pandemiche” rientra tra le possibili “armi”, anche se si sottolinea come, “senza una governance e delle garanzie efficaci, queste potrebbero in realtà ridurre la sicurezza sanitaria e accelerare le disparità di accesso che hanno caratterizzato il Covid”.
Le tre priorità della sanità mondiale
Il board, che concluderà il suo mandato nel 2026, ha quindi indicato “tre priorità che i leader politici devono affrontare per invertire queste tendenze: istituire un meccanismo di monitoraggio permanente e indipendente per tracciare il rischio pandemico; promuovere un accesso equo a vaccini, test e trattamenti salvavita attraverso la conclusione dell’Accordo sulle pandemie; e garantire finanziamenti solidi sia per le attività di preparazione che per quelle di risposta al ‘giorno zero’. “Se la fiducia e la cooperazione continuano a vacillare, ogni Paese sarà più esposto quando si verificherà la prossima pandemia. La preparazione non è solo una sfida tecnica, ma una prova di leadership politica”, ha concluso Joy Phumaphi, co-presidente del Gpmb.