Vicino al partner si dorme meglio, lo dice la scienza

Riposare vicino al partner potrebbe aiutare ad avere un sonno rigenerante e meno disturbato: lo ha dimostrato una ricerca

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Quando pensiamo al riposo insieme a un’altra persona è impossibile non pensare alla classica vignetta in cui lui russa sonoramente e lei si rigira nel letto, nel tentativo di cadere tra le braccia di Morfeo, o che addirittura cambia stanza per godere del meritato riposo. Eppure riposare vicino al partner potrebbe aiutare ad avere un sonno rigenerante e meno disturbato. E il sonno è persino migliore se il rapporto d’amore è ottimale.

Un corpo vicino aiuta

A dire che il partner non è un “nemico” del sonno, ma può addirittura diventare un utile supporto per riposare meglio, è una ricerca condotta in Germania dall’equipe coordinata da Johannes Drews del Centro per la Psichiatria integrata (ZIP) di Kiel pubblicata su Frontiers in Psychiatry.

Lo studio ha preso in esame 12 giovani che hanno passato quattro notti in un centro per la ricerca sul sonno. Per due notti hanno dormito da soli, mentre le altre due hanno riposato vicino al partner: in questo modo è stato possibile rilevare qualità del sonno e movimenti notturni nelle due condizioni attraverso una serie di esami come la polisonnografia, una sorta di “elettroencefalogramma del sonno”.

A fianco di questi dati, sono stati poi sottoposti alle coppie questionari specifici sul loro rapporto. I risultati sono stati interessanti: le fasi di sonno caratterizzate da movimenti oculari rapidi (il cosiddetto sonno REM) sono risultate più lunghe e meno disturbate quando i due partner dormivano vicini, rispetto a quando stavano da soli.

Come influisce questo sul nostro sonno? Dobbiamo tenere presente che, durante il sonno REM – ovvero quando sogniamo – si favorisce il consolidamento dei ricordi: un buon riposo in questa fase può essere associato a un efficace controllo delle emozioni. E quando si sta bene con il partner, si tende a regolare i propri cicli del sonno con i suoi: questo porterebbe la coppia ad avere una relazione migliore.

Con il tempo, dormire vicini può diventare più utile di assumere tisane, infusi e compresse, che magari possono aiutarci nel tentativo di un riposo soddisfacente.

Occhio ai risvegli impercettibili

In questo periodo fa caldo e a volte non basta tenere le finestre aperte per riposare bene. Soprattutto, si rischia di dormire per un numero di ore sufficiente ma con un sonno che non risulta riposante.

La notte infatti possono esserci brevi momenti di attività che fanno “svegliare” il cervello, o che magari fanno muovere qualche muscolo senza che l’individuo se ne renda conto. Durano in media una decina di secondi e si chiamano microrisvegli.

Normalmente nella notte di un giovane ci sono 15 microrisvegli, e il loro numero tende a raddoppiarsi negli anziani che hanno un sonno più frammentato e hanno bisogno di un pisolino pomeridiano. I microrisvegli possono arrivare anche a 600 per notte, portando a un sonno che non riesce a soddisfare il nostro bisogno di riposo.

In sintesi, i microrisvegli possono incidere nella qualità del nostro sonno. È importante ricordare infatti che il sonno è caratterizzato da una cascata di eventi che si susseguono in cicli prestabiliti. Ogni ciclo, dalla durata di circa un’ora e mezza, è fatto da una fase di sonno non REM e una fase di sonno REM, quella in cui gli occhi si muovono, il corpo si comporta come fosse sveglio e si sogna. Ma la fase REM occupa solo il 20% dell’intero ciclo.

Nella fase non Rem, invece, si susseguono quattro periodi: le prime due di sonno leggero – in cui basta anche un rumore minimo per svegliarsi – e la terza e la quarta di sonno profondo. Se si susseguono tanti microrisvegli all’interno di queste fasi il cervello che si sveglia involontariamente si “desincronizza”, tornando alla fase precedente. Quindi se i ritmi normali del sonno si modificano e si dilatano, al mattino dopo ci si sente poco riposati.

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ho da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la mia passione, perchè credo che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ho collaborato e ancora scrivo per diverse testate, on e offline.

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