I numeri dicono più di mille parole. Chi fa regolarmente attività fisica vede scendere il rischio di morire per tumore – siamo intorno al 31%. Ed in prevenzione questa sana abitudine fa calare fino al 20% il rischio di sviluppare un carcinoma, in confronto a chi è sedentario. A risentire di più di questa piacevole e salutare abitudine sarebbero alcune forme tumorali tra le più diffuse, come quelle a seno, vescica, colon, endometrio, adenocarcinoma esofageo, rene e stomaco. Ma non parliamo solo di prevenzione.
Nell’ottica della medicina integrata, infatti, nel percorso di cura oncologico l’esercizio fisico si affianca alle terapie farmacologiche. L’attività fisica, quindi diventa proposta di cura. Ed oggi c’è anche una piattaforma online che può aiutare. Si chiama “Be Active Lab” ed è stata realizzata da Amgen insieme a un board multidisciplinare di oncologi, ematologi, medici dello sport e chinesiologi, per offrire contenuti informativi e programmi di esercizio personalizzati lungo tutto il percorso di cura.
Indice
Cos’è l’Exercise Oncology
Sono molti gli studi scientifici che evidenziano come mantenersi attivi possa aiutare sotto molteplici aspetti, contribuendo a migliorare la qualità di vita e il benessere psicofisico del paziente, a ridurre ansia e depressione, a contrastare gli eventi avversi legati ai trattamenti come fatigue, anemia e neuropatie. Ma non basta.
L’esercizio fisico può incidere anche sugli esiti clinici, migliorando l’efficacia delle terapie, riducendo il rischio di recidiva e aumentando le probabilità di sopravvivenza, come evidenziato anche dalle linee guida internazionali dell’OMS che indicano come praticare attività fisica dopo una diagnosi oncologica sia associato a un minor rischio di mortalità.
“In questo ambito si punta sempre di più sull’Exercise Oncology, disciplina relativamente recente che considera l’attività fisica non solo come raccomandazione di benessere ma come parte integrante del percorso terapeutico.
Come spiega Fotios Loupakis, Oncologo, Ricercatore e Presidente Associazione KISS, “per chi si sta sottoponendo a cure oncologiche, l’esercizio fisico può migliorare la tollerabilità delle terapie e contribuire a ridurne gli effetti collaterali, con un impatto diretto sull’efficacia delle cure: quando il paziente riesce a seguire con maggiore regolarità i trattamenti, evitando interruzioni, annullamenti o cambi di terapia, aumenta la probabilità che il trattamento stesso funzioni al meglio”.
Inoltre, anche sul piano biologico, i meccanismi su cui agisce il movimento sono diversi: ad esempio, migliora l’ossigenazione dei tessuti, rafforza il sistema immunitario e contribuisce a contrastare infiammazione e debilitazione generale.
Per chi è utile
Negli ultimi anni la ricerca ha iniziato a misurare in modo sempre più rigoroso l’impatto dell’attività fisica nei pazienti oncologici, prendendo in considerazione varie tipologie di tumore e livelli di gravità. Uno degli studi più innovativi a questo riguardo è il trial CHALLENGE, che per la prima volta ha valutato gli effetti di un programma strutturato di esercizio fisico nei pazienti con tumore del colon: I risultati hanno mostrato una riduzione del 37% del rischio di morte e del 28% del rischio di recidiva.
Come detto un’altra recente analisi su sette diversi tipi di tumore (vescica, rene, cavità orale, polmone, retto, endometrio e ovaio) ha evidenziato come le persone fisicamente più attive, sia prima sia dopo la diagnosi, presentino un rischio significativamente più basso di mortalità.
Ulteriori evidenze indicano inoltre un effetto positivo sulla risposta immunitaria nel tumore al seno, contribuendo a migliorare il controllo sulla malattia, e sulla tollerabilità delle terapie, con miglioramenti della funzionalità fisica e della qualità di vita anche nei tumori ematologici come i linfomi e nei tumori metastatici.
Attività su misura
L’attività fisica non è però uguale per tutti. “Si parla di attività fisica adattata, costruita su misura in base alle condizioni cliniche e alle caratteristiche della persona – chiarisce Alice Avancini, Ricercatrice e chinesiologa del dipartimento di Neuroscienze Biomedicina e Movimento dell’Università di Verona, sezione di scienze motorie e oncologia.
La personalizzazione dell’esercizio parte da una valutazione clinica e funzionale del paziente, tenendo conto anche delle sue preferenze, con obiettivi progressivi e un monitoraggio costante per favorire l’adesione al programma e la continuità nel tempo”.
Eppure, nonostante le evidenze, solo il 7% dei pazienti oncologici pratica regolarmente attività fisica, segno di una consapevolezza ancora limitata e della presenza di una barriera culturale da superare. Ed allora? Allora bisogna cambiare paradigma, anche se per lungo tempo si è pensato che chi ha un tumore dovesse soprattutto riposare, come se il riposo fosse di per sé curativo e riducesse il metabolismo delle cellule tumorali.
“Oggi sappiamo che non è così: l’esercizio è una sorta di terapia mirata che favorisce i tessuti sani a sfavore di quelli con cellule tumorali e può rappresentare un’opportunità concreta di supporto al percorso di cura – sottolinea Francesca Lanfranconi, Medico dello sport, Presidente Associazione Medico Sportiva di Lecco, Ricercatrice in fisiologia dell’uomo. Si tratta di un vero e proprio cambio di paradigma, che richiede un’evoluzione culturale della medicina. Iniziative come Be Active Lab possono perciò rappresentare un passo importante nella giusta direzione.
Oltre al forte valore educativo della piattaforma, che contribuisce a diffondere conoscenza e a favorire una sempre maggiore integrazione dell’esercizio fisico nella pratica clinica, c’è anche la fattiva possibilità di accedere a un allenamento sicuro e personalizzato”.