Tumore benigno del surrene, perché l’ormone dello stress può peggiorare metabolismo e pressione arteriosa

Tumore benigno del surrene, perché il cortisolo influisce su pressione e metabolismo e come tenerlo sotto controllo

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

3 min di lettura

  • I tumori benigni del surrene interessano una quota significativa della popolazione e possono alterare metabolismo e pressione attraverso una produzione variabile di cortisolo.
  • Uno studio europeo su 2.525 pazienti rileva che oltre uno su cinque cambia profilo ormonale, spesso nei primi tre anni dalla diagnosi.
  • L’eccesso persistente di cortisolo aumenta il rischio di peggioramento dell’ipertensione e rende utile un monitoraggio endocrinologico periodico e personalizzato.

Spesso si scoprono per caso, per altri motivi. Ma non pensate che siano rari, anche se ne parla poco. I tumori benigni dei surreni, le piccole ghiandole che si trova appunto sopra i reni e per questo si chiamano così, colpisco dal 3 al 7% della popolazione. E purtroppo la loro presenza può influire sul metabolismo e sui valori di pressione arteriosa, tanto da diventare un fattore chiave da controllare nel tempo.

Infatti il tumore surrenalico può ingannare visto che la secrezione di cortisolo nei pazienti non è stabile come si è ritenuto finora e può modificarsi nel tempo, influenzando il rischio di peggioramento dell’ipertensione arteriosa e un più elevato carico complessivo di fattori di rischio cardiometabolico.

A dirlo è una ricerca apparsa su The Lancet Diabetes & Endocrinology, che ridefinisce la storia naturale di questi tumori e apre nuove prospettive per il monitoraggio clinico dei pazienti. Il lavoro porta la prima firma di Giuseppe Reimondo, del Dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche dell’Università di Torino e della Medicina Interna–Endocrinologia dell’AOU San Luigi Gonzaga di Orbassano, diretta da Massimo Terzolo, del Centro di Eccellenza ENSAT per la diagnosi, la cura e la ricerca sui tumori surrenalici.

Cosa succede con il cortisolo

Quando si parla di cortisolo, spesso si fa riferimento allo stress. Ed in effetti il cortisolo rappresenta un mediatore di questa condizione: se i valori salgono, infatti, si possono avere influssi su diversi aspetti dell’organismo, compresi appunto il diabete ed altri problemi metabolici oltre all’ipertensione.

Insomma: il cortisolo, spesso definito “ormone dello stress”, è un ormone fondamentale per la regolazione del metabolismo, della pressione arteriosa e della risposta immunitaria e, quando viene prodotto in eccesso, può favorire l’insorgenza di complicanze cardiovascolari e metaboliche.

Lo studio, il più ampio mai realizzato sull’evoluzione della secrezione di cortisolo nei pazienti con tumori benigni del surrene, ha coinvolto 2.525 pazienti seguiti per un periodo medio di quasi sette anni in 25 centri specialistici di 14 Paesi, nell’ambito della rete europea European Network for the Study of Adrenal Tumours (ENSAT).

I tumori benigni del surrene, come detto, spesso sono scoperti casualmente durante esami radiologici eseguiti per altri motivi. Una parte di questi produce cortisolo in eccesso, anche in assenza dei sintomi tipici della sindrome di Cushing, determinando una condizione nota come Mild Autonomous Cortisol Secretion (MACS).

Fino a oggi la pratica clinica si basava sull’idea che un singolo test ormonale fosse generalmente sufficiente per definire il profilo endocrino del paziente. I risultati dello studio mostrano invece che la secrezione di cortisolo cambia nel tempo in oltre un paziente su cinque: il 22% dei soggetti osservati ha infatti modificato il proprio profilo ormonale durante il follow-up e la maggior parte di queste variazioni si è verificata entro i primi tre anni dalla diagnosi.

In chi salgono i rischi e quali controlli fare

Il risultato della ricerca quindi suggerisce l’utilità di una rivalutazione periodica in una quota significativa di pazienti.  Ma non basta. Lo studio ha inoltre identificato i pazienti con persistente eccesso di cortisolo come il gruppo a maggiore rischio clinico.

In questi pazienti è stato osservato un incremento del 34% del rischio di peggioramento dell’ipertensione arteriosa rispetto a coloro che presentano valori di cortisolo costantemente nella norma.

Nell’arco di dieci anni, questi pazienti trascorrono mediamente circa due anni in meno senza peggioramento dell’ipertensione, una differenza clinicamente rilevante che sottolinea l’importanza di un monitoraggio più accurato e di un controllo tempestivo dei fattori di rischio cardiovascolare modificabili.

“Oltre al rilievo scientifico – spiega Reimondo – lo studio ha importanti implicazioni per la pratica clinica. I risultati indicano infatti che la valutazione endocrinologica dei pazienti con tumori benigni del surrene non dovrebbe essere considerata un evento isolato, ma parte di un percorso dinamico, nel quale il rischio cardiovascolare può essere ridefinito nel tempo.

Questo consentirà di identificare con maggiore precisione i pazienti che necessitano di un follow-up più stretto, di un controllo più intensivo dei fattori di rischio cardiovascolare e, nei casi selezionati, di un trattamento chirurgico.

Le evidenze emerse potranno contribuire all’aggiornamento delle future linee guida internazionali, introducendo un approccio più personalizzato nella gestione degli incidentalomi (in pratica i tumori scoperti per caso, ndr.) surrenalici. Si tratta di un passo importante verso una medicina sempre più basata sulla stratificazione del rischio, con l’obiettivo di migliorare gli esiti clinici di una patologia che interessa milioni di persone nel mondo”.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.