La nuova classifica dei cibi più proteici, il tofu meglio della carne (e del pesce). Tutti gli alimenti da non farsi mancare

La lista dei cibi iperproteici indica quali non farsi mancare, ma anche il loro impatto in termini ambientali e di costo per i consumatori. Ecco le novità

Foto di Eleonora Lorusso

Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

4 min di lettura

L’attenzione al corretto apporto di proteine sta crescendo nel tempo, come dimostra anche la disponibilità di cibi cosiddetti high protein, cioè arricchiti proprio di proteine. Ma non occorre necessariamente acquistare prodotti specifici: è sufficiente fare la spesa tenendo in considerazione quali alimenti hanno una quota proteica maggiore. Ed è qui che entrano in gioco i suggerimenti degli esperti, come Chris Macdonald, ricercatore della Cambridge University, che ha messo a punto una speciale classifica dei cibi iperproteici, che fornisce qualche novità interessante.

Cos’è il BPI Score

Macdonald ha sviluppato il cosiddetto BPI Score, ossia il Better Protein Institute Score, esaminando 20 tra gli alimenti finora considerati a maggior apporto di proteine, rivedendo però alcune convinzioni del passato, come l’idea che la carne – specie bianca come quella di pollo – fosse la fonte principale di questo tipo di nutrienti. L’obiettivo, però, è stato anche quello di valutare contestualmente altri parametri, come l’impatto ambientale che la produzione di questi cibi comporta, per esempio in termini di emissioni di gas serra. In entrambi i casi, a guidare la classifica è un alimento (quasi) insospettabile: il tofu.

Qual è il cibo più proteico e perché

I risultati della ricerca dell’esperto di Cambridge parlano chiaro e sono stati riportati sulla rivista scientifica Frontiers in Sustainable Food Systems. Al primo posto si trova proprio il tofu, croce e delizia dei menù da qualche anno a questa parte. In molti lo considerano il non plus ultra per chi cerca un’alimentazione sana, iperproteica e a basso impatto ambientale (genera appena 0,61 kg di gas serra equivalenti e richiede circa 2 metri quadrati di terreno); ma altrettanti lo evitano accuratamente, ritenendolo insipido, dalla consistenza poco invitante e fin troppo pubblicizzato. In realtà va ricordato che il tofu è un derivato della soia, prodotto mediante la cagliatura dei semi della pianta e la loro successiva pressatura. È proprio la soia a fornire le proteine del tofu, che non a caso fino a qualche tempo fa era anche chiamato “il formaggio di soia”, anche per la legge non si tratta di un formaggio. Tra le altre caratteristiche, fornisce 76 calorie ogni 100 grammi, ha origine in Cina, da dove si è diffuso in Corea e Giappone, arrivando infine in occidente. Non a caso il suo significato letterale è “semi morbido”.

La classifica dei cibi più proteici

Quanto alle proteine, nel BPI Score il tofu ha ottenuto un punteggio di 36 su 40 grazie al fatto di avere tutti e nove gli aminoacidi essenziali, senza contenere invece colesterolo. Anche gli effetti ambientali della sua produzione hanno sbaragliato la concorrenza: ogni 100 grammi di carne bovina, per via dell’allevamento degli animali e della lavorazione della carne, si emettono circa 100 volte più gas serra rispetto al tofu, con un maggior consumo anche in termini di suolo. Sul secondo gradino del podio della classifica dei cibi più proteici e a minor impatto ambientale si trovano i semi di chia; al terzo posto i fagioli e al quarto la quinoa. Il ranking procede con lenticchie, noci, arachidi e semi di girasole per quanto riguarda i vegetali, mentre per le proteine animali si conferma il pollo, ma solo al 7° posto della classifica generale, mentre il tonno è all’8°. Sempre in ambito animale, sono ritenute buone fonti di proteine la bistecca di manzo, le costolette d’agnello e di maiale, mentre tra i pesci si distinguono anche merluzzo e salmone. Nella lista rientrano naturalmente anche le uova e alcuni formaggi, come la mozzarella, ma il cheddar – molto popolare nei paesi anglosassoni – si trova al 20esimo posto sui 20 alimenti considerati, con un punteggio di appena 13 su 40: a pesare, in questo caso, è anche l’alto costo in termini di dispendio energetico e ricadute ambientali che occorrono per la sua lavorazione, insieme ad altri valori critici in termini nutrizionali, come il contenuto di sodio, colesterolo e grassi saturi.

Sfatare i falsi miti sulle proteine

“Contro il deliberato offuscamento aziendale e i falsi miti pubblicitari, l’obiettivo di un punteggio olistico non è creare una nuova etichetta, ma promuovere una nuova alfabetizzazione alimentare”, si legge nello studio firmato da Macdonald, che aggiunge: “Al di là dei fogli di calcolo, la nostra scelta proteica rappresenta un vero e proprio referendum sulla compassione che siamo disposti a mostrare verso gli animali, il pianeta e le generazioni future”. Per questo motivo il ricercatore britannico ha intenzione di proseguire le proprie indagini, con un’attenzione particolare sia all’alimentazione che all’ambiente.

Oltre il Planet Score e il People score

Il prossimo lavoro, infatti, sarà una seconda versione del BPI Score nella quale saranno tenuti in considerazione per il punteggio finale non solo il Planet Score (che include emissioni di gas serra, inquinamento idrico, consumo di suolo e di acqua dolce) e il People score (che valuta il profilo nutrizionale con l’accessibilità anche economica degli alimenti in termini di prezzi): Macdonald vuole osservare anche le eventuali possibilità di rinaturalizzazione del suolo agricolo, il benessere animale e i rischi sanitari globali che sono implicati nella produzione e commercializzazione degli alimenti.