Fritti, cosa accade se li mangi troppo spesso

Consumare cibi fritti tutti i giorni o più volte a settimana aumenta il rischio di patologie coronariche

L’eccessivo consumo di cibi fritti espone a un maggior rischio di problemi cardiovascolari.

A dirlo è uno studio condotto da un team di ricercatori attivo presso il Massachusetts Veterans Epidemiology Research and Information Center di Boston (USA).

Il gruppo in questione ha lavorato in collaborazione con i colleghi di un’altra importantissima realtà sanitaria della città, ossia il Brigham and Women’s Hospital.

I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulle pagine della rivista scientifica Clinical Nutrition. Lo studio ha analizzato la situazione di un campione di 154.663 soggetti, persone incluse nel cosiddetto Million Veteran Program e con un’età media pari a 64 anni.

Ai pazienti in questione – per la maggior parte di sesso maschile – sono state fatte domande in merito alla frequenza di consumo di cibi fritti. Gli studiosi che hanno condotto la ricerca hanno considerato come criteri l’assunzione di fritti meno di una volta alla settimana e la tendenza a consumarli con cadenza quotidiana.

Durante il periodo di osservazione, gli autori della ricerca hanno riscontrato poco più di 6.000 casi di patologie coronariche tra i soggetti con l’abitudine a consumare cibi fritti una volta a settimana.

Nel caso dei membri del campione aventi l’abitudine di consumare alimenti fritti tutti i giorni o più volte a settimana, il rischio è risultato più alto (quasi 4 casi su 1000 in più rispetto ai numeri dei pazienti avvezzi a consumare cibo fritto circa una volta a settimana).

L’equipe scientifica in questione, guidata dalla Dottoressa Jacqueline Honerlaw, ha notato che il rischio risulta ulteriormente maggiore nei soggetti in condizione di sovrappeso.

In tali frangenti, i pericoli sono legati soprattutto al surriscaldamento dell’olio che, quando esposto a temperature molto alte, rilascia aldeidi che, a loro volta, provocano un aumento della pressione del sangue e una diminuzione dei livelli di colesterolo HDL, ossia quello salutare.

Questo studio – i cui risultati sono stati presentati dopo un follow up di 3 anni e tenendo conto anche di fattori di rischio come il poco esercizio fisico e l’abitudine al fumo – richiama alla memoria la decisione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità di eliminare i grassi trans, molto presenti nelle patatine fritte, dai cibi di origine industriale entro il 2023.

Tali sostanze, secondo i dati OMS sarebbero responsabili di circa 500.000 decessi annui per eventi cardiovascolari.

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