Cos’è il Campylobacter, il batterio della carne che provoca intossicazioni

Scopriamo cos'è il Campylobacter, il batterio che si trova nella carne di pollo cruda

Il Campylobacter è il temibile batterio della carne che provoca intossicazioni e che di recente ha causato una vera e propria epidemia nelle scuole di Pescara.

Silenzioso, eppure letale, questo batterio è ancora poco conosciuto nel nostro paese, nonostante nell’ultimo periodo siano stati registrati oltre 9 milioni di casi solo nell’Unione Europea. La sua ampia diffusione è dovuta, secondo gli esperti, alla carne di pollo prodotta tramite gli allevamenti intensivi. Il Campylobacter colpisce il tratto digerente umano, provocando una violenta infezione che causa vomito, diarrea, febbre, mal di testa e dolori addominali.

Il contagio avviene solitamente durante la preparazione della carne di pollo, poiché in seguito il Campylobacter viene distrutto dalle alte temperature nel corso della cottura. In questa fase il batterio si diffonde non solo sulle nostre mani, usate per manipolare il pollo, ma anche sulle posate, sui contenitori, sugli utensili e sulle superfici che vengono a contatto con la carne cruda. In tal modo il batterio si diffonde in tutta la cucina, contaminando gli altri alimenti che, una volta ingeriti, lo porteranno direttamente all’interno dell’organismo.

Per questo motivo il pollo non va mai sciacquato, ma deve essere cucinato direttamente. Quali sono i sintomi? I primi segnali dell’intossicazione compaiono circa sette giorni dopo la contaminazione. Solitamente si presentano sotto forma di crampi molto forti, vomito, stanchezza e diarrea. Nelle forme più lievi la malattia può decorrere senza presentare dei sintomi evidenti, altre volte invece può causare delle complicazioni, soprattutto in soggetti che hanno un deficit del sistema immunitario, come bambini e anziani.

In questi casi il Campylobacter può provocare meningite, pancreative, artrite reattiva, endocardite, ma anche infezioni più o meno grazie ai reni e al fegato. Qual è la cura per questa patologia? Solitamente viene prescritta una terapia antibiotica e la reidratazione. Nonostante ciò negli ultimi anni gli scienziati hanno evidenziato come il batterio sia riuscito a sviluppare una resistenza nei confronti della penicillina e delle cefalosporine, rendendo più difficile la cura della patologia nelle sue forme più gravi.

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