Anemia, cosa fare quando nasce dai reni

L'anemia può essere collegata anche alle malattie renali: le cause possono essere diverse

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Quando si pensa all’anemia, ovvero ai bassi tassi di emoglobina all’interno dei globuli rossi, il pensiero corre subito a carenza di ferro o a flussi mestruali particolarmente abbondanti.

In realtà le cause di questo fenomeno possono essere molte, tanto che ci sono casi in cui chi soffre di malattia renale cronica – quindi con insufficienza della funzione di questi organi – presenta anche questo problema.

Si tratta di un quadro che va riconosciuto insieme allo specialista, perché spesso i reni non danno segni percepibili della loro sofferenza: la diagnosi precoce del problema è fondamentale per affrontarlo al meglio.

Come riconoscere il problema

Ci sono segnali che, nelle persone con problemi renali, possono far pensare anche a una possibile anemia. Ma purtroppo a volte vengono sottovalutati.

“Troppo spesso alcuni dei sintomi che un paziente con insufficienza renale lamenta, come ad esempio il facile affaticamento, la difficoltà di concentrazione e l’insonnia, vengono attributi all’accumulo di sostanze tossiche legate alla scarsa depurazione renale” – spiega Antonio Santoro, Direttore del Comitato Scientifico ANED (Associazione Nazionale Emodializzati Dialisi e Trapianto) – Eppure i numeri parlano chiaro: essendo l’anemia una complicanza frequente in particolare negli stadi più avanzati della malattia, questa va ricercata e studiata nella sua origine spesso multifattoriale”.

L’importante, in ogni caso, è cogliere i segnali che il corpo invia, ricordando che se i reni non funzionano l’anemia può essere dietro l’angolo: “Nei pazienti con malattia renale cronica l’anemia è un evento abbastanza frequente”, commenta Giuseppe Rombolà, Direttore della Nefrologia e Dialisi della ASST Sette Laghi di Varese.

L’anemia può dipendere da diversi fattori come la mancanza di ferro, per perdita ematica oppure ridotto apporto alimentare o ridotto assorbimento intestinale, carenza di vitamina B12 e acido folico – anche in questo caso per ridotto apporto alimentare o ridotto assorbimento – oppure per carenza dell’ormone eritropoietina – ormone che stimola la produzione dei globuli rossi ed è prodotto dai reni.

Se per i gradi iniziali di anemia “il paziente può essere completamente asintomatico, nei gradi più avanzati si possono verificare diversi disturbi che condizionano in modo importante la qualità di vita: tachicardia, affaticamento, difficoltà di concentrazione, depressione, irritabilità, infiammazione della bocca”. Questo livello di anemia, che si associa agli stadi più avanzati dell’insufficienza renale, dev’essere riconosciuto e adeguatamente trattato, anche per procedere con i trattamenti più idonei caso per caso.

L’impatto della malattia renale cronica

La malattia renale cronica, stando a dati recenti, interessa a livelli diversi dal 7 al 10% della popolazione, anche perché questi organi soffrono in silenzio. Se il cuore va in difficoltà perché arriva poco sangue, compare il dolore.

Quando il cervello non riesce a gestire correttamente i movimenti, ci si accorge subito che c’è stato un problema. Ma se i reni non lavorano bene? A meno che non ci sia una riduzione della funzione di circa il 50%, i due organi non mandano alcun segnale d’allarme.

O meglio, ci avvisano con sintomi generici: una leggera stanchezza, un gonfiore sotto gli occhi, o appunto, una stanchezza che può derivare anche dall’anemia. Ma nel frattempo, l’organismo soffre. E purtroppo troppo spesso ci si dimentica della salute renale, anche se esistono soggetti a rischio di insufficienza renale cronica: basti pensare ad esempio ai diabetici, agli ipertesi, agli obesi, alle persone con dislipidemie ed in generale gli over 65. Tutte queste persone dovrebbero controllare la funzione renale almeno una volta all’anno.

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