Giornata Mondiale del Rene, le raccomandazioni degli esperti per prevenzione, diagnosi precoce e dialisi

La dialisi peritoneale è il trattamento di prima linea, quando occorre, per la malattia renale cronica. Resta fondamentale la diagnosi precoce

Foto di Federico Mereta

Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

4 min di lettura

La malattia renale cronica rappresenta oggi una delle sfide di sanità pubblica più importanti del nostro tempo, eppure rimane ancora largamente sottovalutata.

Colpisce una persona su dieci in Italia e il numero appare in crescita per l’invecchiamento della popolazione e l’aumento di diabete, obesità e ipertensione, veri e propri nemici del rene. Questo scenario è reso ancora più insidioso dal fatto che il quadro decorre spesso silente: i pazienti non avvertono alcun sintomo nelle fasi iniziali della malattia, finché non si manifesta in forma grave, mettendo a rischio la vita stessa.

Tuttavia, quando la diagnosi giunge precocemente, le cose cambiano radicalmente. Semplici esami, poco costosi e non invasivi – creatininemia ed esame delle urine – possono identificare il problema quando ancora è gestibile, permettendo interventi terapeutici che rallentano significativamente la progressione della malattia.

Per questo motivo la Fondazione Italiana del Rene (FIR) e la Società Italiana di Nefrologia (SIN), in occasione della Giornata Mondiale del Rene che si celebra quest’anno il 12 marzo, invita la popolazione a fare prevenzione, attraverso una serie di iniziative di informazione e screening gratuiti su tutto il territorio. Il messaggio è chiaro: occorre abbattere le barriere verso diagnosi precoce della MRC e interventi tempestivi, in grado di rallentare il ricorso alle terapie sostitutive – dialisi e trapianto – anche di oltre 25 anni.

Quale dialisi

Come segnalano gli esperti della Società Italiana di Nefrologia occorre puntare sulla dialisi peritoneale, ovviamente quando indicata, per i vantaggi in termini di qualità della vita, costi e sostenibilità ambientale.

La conferma viene da un rapporto tecnico (HTA) di Altems: la dialisi peritoneale è più efficace, costa il 43% in meno dell’emodialisi per paziente all’anno e rappresenta la scelta di prima linea per i pazienti con malattia renale cronica, con un impatto positivo anche in termini di qualità della vita. E dall’evento promosso dalla Società Italiana di Nefrologia (SIN) in collaborazione con Fondazione Italiana del Rene (FIR), Associazione Nazionale Emodializzati – Dialisi e Trapianto (ANED), FORUM Nazionale Associazione Trapiantati e ALTEMS – Università cattolica del Sacro Cuore.

“Il messaggio è inequivocabile: la dialisi peritoneale è il trattamento dialitico di prima linea, sia dal punto di vista clinico che economico, per i pazienti con malattia renale cronica in stadio avanzato – lo ricorda Luca De Nicola, Presidente della Società Italiana di Nefrologia e Professore Ordinario di Nefrologia, Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli. L’auspicio è ovviamente che il numero di questi pazienti cali grazie a prevenzione, diagnosi precoce e trattamenti tempestivi.

Le opzioni terapeutiche oggi disponibili, assunte in tempi adeguati, possono infatti ritardare sensibilmente la progressione della malattia e l’ingresso in dialisi”.

A fronte di questi dati, comunque, in Italia la dialisi peritoneale è impiegata solo in meno del 10% dei pazienti, contro una media di altre nazioni europee praticamente doppia. Ma non bastano questi numeri a far riflettere.

“Al di là dei dati economici e di efficacia clinica, la dialisi peritoneale – spiega Massimo Morosetti, Presidente della Fondazione Italiana del Rene e Direttore Unità Operativa nefrologia e Dialisi dell’Ospedale Grassi di Roma – offre vantaggi significativi anche in termini di sostenibilità ambientale: riduce consumi di acqua, energia elettrica e rifiuti ospedalieri, allineandosi agli obiettivi globali di conservazione del pianeta sottolineati nel World Kidney Day 2026 il cui slogan quest’anno è Salute Renale per tutti. Vicini alle Persone. Attenti al Pianeta”.

Il punto di vista dei pazienti

La dialisi peritoneale può favorire infine i pazienti che vivono lontani dai centri di emodialisi o con difficoltà ad uscire di casa, garantendo equità nell’accesso alle cure e migliorando concretamente la qualità della vita.

“Dal punto di vista dei pazienti, la dialisi peritoneale, quando clinicamente indicata e condivisa con pazienti e caregiver, rappresenta da sempre la scelta terapeutica preferibile. Essendo una terapia domiciliare, garantisce maggiore autonomia e una migliore continuità lavorativa e sociale rispetto all’emodialisi ospedaliera. Consente infatti di integrare il trattamento nella vita quotidiana, senza viverlo come un’interruzione – sottolinea Giuseppe Vanacore, Presidente ANED. I pazienti adeguatamente informati sui benefici clinici e sulla libertà che questa metodica offre la richiedono sempre più spesso”.

La dialisi peritoneale insomma emerge dalle evidenze scientifiche come un trattamento che va ben oltre la semplice efficacia clinica: è una scelta che cambia la vita dei pazienti, garantendo loro autonomia, continuità nel lavoro e negli affetti, e la possibilità di integrare il trattamento nella propria quotidianità senza le interruzioni imposte dalla dialisi ospedaliera.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.