Allergie da pollini, così il clima prolunga le stagioni dei disturbi

Per chi soffre di allergie ai pollini, il rischio è che disturbi crisi inizino prima e durino di più: il risultato di una ricerca

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Stiamo vivendo un periodo quanto meno anomalo sul fronte meteorologico. Calano le piogge, le giornate si mantengono con climi rigidi all’inizio della primavera, dopo mesi invernali particolarmente caldi, il vento la fa da padrone in molte zone d’Italia. Tutto questo, ovviamente, può avere ripercussioni sulla natura, con una fioritura maggiormente prolungata dei pollini.

Per chi soffre di pollinosi, appunto le allergie ai pollini, tutto questo rischia di tradursi in un protrarsi dei sintomi ben oltre le classiche settimane in cui naso che cola, occhi arrossati e vere e proprie crisi asmatiche nelle forme più serie fanno da compagnia in questa stagione. A lanciare l’allarme è una ricerca condotta dagli esperti dell’Università del Michigan, pubblicata su Nature Communications.

Quanti giorni di possibile allergia in più?

Stando allo studio, pare proprio che riniti, congiuntiviti e simili siano destinate a durare sempre di più in futuro, per una sorta di prolungamento della stagione dei pollini. Addirittura, le previsioni sviluppate dagli esperti americani dicono che entro la fine di questo secolo c’è il rischio che i fastidi classici della primavera compaiano più di un mese prima rispetto a oggi e si prolunghino per quasi tre settimane dopo il classico termine dei fastidi. Ma non basta.

Anche l’intensità dei sintomi potrebbe modificarsi. Il motivo? stando agli esiti dello studio sarebbe da ricercare non solo nell’aumento delle temperature medie, ma anche e soprattutto per l’incremento dei valori di anidride carbonica nell’ambiente, frutto dell’inquinamento. Per giungere a queste conclusioni gli studiosi hanno esaminato attraverso uno specifico modello matematico una quindicina di pollini particolarmente diffusi, associando i dati raccolti con il trend osservato tra il 1995 e il 2014 e con informazioni di tipo economico.

Il risultato fa davvero riflettere e deve mettere in guardia chi si trova ad affrontare i sintomi classici dell’allergia da pollini, dagli starnuti a ripetizione fino al naso che cola o alla sensazione di naso chiuso che, soprattutto la mattina, disturba il benessere di chi affronta la rinite. I pollini che inducono l’allergia sono gli elementi maschili delle piante, che hanno il compito di fecondare gli ovuli, cioè le componenti femminili dei vegetali della stessa specie. Sono ovviamente invisibili.

Le loro dimensioni possono variare da un minimo di 5 a un massimo di 200 micron. Il fenomeno della reazione allergica in caso di pollinosi è dovuto al fatto che questi pollini, nel momento in cui vengono inspirati o comunque entrano in contatto con le mucose dell’occhio, vengono alterati nella loro struttura esterna per l’azione di enzimi presenti nelle secrezioni mucose di naso e occhi. Così si liberano le proteine presenti all’interno e cominciano i disturbi.

Dalla bocca ai polmoni, e non solo

Anche se i sintomi più classici della pollinosi sono legati alla rinite e alle vie respiratorie, sono ovviamente diversi i fastidi che possono comparire. Per il naso, spesso tutto inizia con una serie di starnuti che portano alla produzione di muco liquido, quasi acquoso. Molte persone hanno poi la sensazione di prurito al naso, tanto che il portare il dito alle narici nel tentativo di limitare il fastidio viene definito “saluto allergico”.

Per quanto riguarda la congiuntiva oculare, in genere il prurito è il fastidio preminente e si associa spesso a lacrimazione e fastidio alla luce. Nelle forme più serie vengono coinvolte tutte le vie respiratorie, fino ad arrivare a quadri di asma. Infine, in alcune persone l’allergia legata ai pollini può anche portare a gonfiore delle labbra e all’interno del palato. Capita quando, dopo anni di sensibilizzazione a uno o più pollini, si diventa allergici anche ad alcuni alimenti, che contengono al loro interno proteine simili a quelle del polline “colpevole”.