- Con il ritorno a scuola riaffiora l’emergenza pidocchi, ma questa volta i parassiti mostrano una resistenza crescente ai trattamenti comuni.
- Gli esperti attribuiscono il fenomeno all’uso massiccio di antiparassitari chimici e consigliano pettini specifici, dimeticone e controlli accurati.
- Riconoscere in tempo la pediculosi resta decisivo per evitare contagi in famiglia, con trattamenti ripetuti e attenzione a nuca e orecchie.
Con la riapertura delle scuole e la ripresa delle attività didattiche, tornano anche alcuni dei consueti disagi che accompagnano l’anno scolastico di grandi e piccoli: i pidocchi. La differenza è che di recente è arrivato l’allarme sui parassiti “super resistenti” ai consueti trattamenti. Sembra, infatti, che la pediculosi, ossia la presenza proprio dei pidocchi principalmente sul cuoio capelluto, si presenti in forme particolarmente difficili da rimuovere.
Tornano i pidocchi, ma sono più resistenti
Le madri (ma anche i padri) lo sanno bene: soprattutto per chi ha figli piccoli, in età da scuola dell’infanzia e della primaria, al ritorno a casa è d’obbligo un controllo periodico della testa, per accertarsi che non ci sia la presenza di pidocchi. Ma la pediculosi rientra, nel calcolo statistico, tra le probabilità più frequenti nel corso del percorso scolastico dei figli. Il problema è che quest’anno pare che i pidocchi siano diventati più “resistenti” ai consueti trattamenti. Se finora si ricorreva a principalmente a prodotti a base di insetticidi chimici, come la permetrina o le piretrine naturali, ora i parassiti sembrano aver sviluppato una sorta di “immunizzazione” a questi composti.
Cos’è successo: le possibili mutazioni genetiche
Secondo gli esperti a causare la reazione sarebbe stato un uso massiccio dei ritrovati contro i minuscoli insetti e le lendini, cioè le loro uova, che avrebbe portato a eliminare quelli più “deboli” a favore dei parassiti più “forti”, che avrebbero sviluppato persino alcune mutazioni genetiche per mantenersi in vita e garantire la proliferazione anche alle generazioni successive. Tradotto, significa che i diversi shampoo in commercio a uso antiparassitario rischiano di non avere alcun effetto risolutivo, neppure con più applicazioni consecutive. Da qui la preoccupazione dei genitori.
Come combattere i pidocchi
Di fronte alle preoccupazioni dei genitori, la risposta degli esperti è arrivata puntuale e mira a tranquillizzare. Contrastare i pidocchi, toglierli completamente è ancora possibile. Per farlo, però occorre tornare a sistemi meno veloci come l’eliminazione manuale tramite i pettini specifici. L’alternativa, invece, è rappresentata dal ricorso a prodotti differenti: come suggeriscono gli specialisti dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma nelle loro linee guida, infatti, risultano efficaci i ritrovati a base di silicone (come il Dimeticone).
Si tratta di lozioni che agiscono creando una pellicola impermeabile attorno al pidocchio, che dunque muore per mancanza d’aria, soffocamento e disidratazione. In questo caso non è possibile sviluppare alcuna forma di resistenza tramite mutazione genetica perché si tratta di un processo meccanico.
L’importanza di scovare i pidocchi per tempo
Resta fondamentale, però, anche la “prevenzione, tramite comportamenti corretti da parte dei bambini, come l’evitamento della eccessiva vicinanza con la testa di compagni di classe e amici. È chiaro che, se si tratta di una fascia di età prescolare, diventa difficile mantenere una distanza di sicurezza. Per questo gli specialisti raccomandano controlli accurati, non solo limitandosi a guardare il cuoio capelluto, ma passando al setaccio i capelli con il pettine a denti fitti in metallo chiamato wet brush e la tecnica del wet combing.
Si tratta di passare singole ciocche sui capelli bagnati (in inglese wet), dopo aver applicato un balsamo, che senza più facile la rimozione dei pidocchi al passaggio del pettine. Solo nel caso in cui anche queste tecniche non risultassero efficaci, ci si può rivolgere al pediatra o a un medico dermatologo che possa suggerire prodotti più forti, sotto controllo medico.
La pediculosi: cosa sapere
Come chiarisce l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) sul portale Epicentro, “I pidocchi sono piccoli insetti che si nutrono di sangue; sono dunque parassiti obbligati, vale a dire costretti a insediarsi presso un altro essere vivente per nutrirsi e riprodursi. Quelli che infestano l’uomo appartengono a tre specie diverse a seconda delle zone del corpo che colpiscono: pidocchi del capo, (Pediculus capitis humanus); pidocchi del corpo o delle vesti, (Pediculus corporis humanus); pidocchi del pube, (Phthirus pubis)”.
Come riconoscerli
“I pidocchi sono lunghi circa 2-4 millimetri (mm), non hanno ali, di conseguenza non volano e hanno sei robuste zampe provviste di uncini con cui si attaccano tenacemente ai capelli o ai peli che ricoprono il corpo, come pure alle fibre dei tessuti (nello specifico i pidocchi del corpo e delle vesti) contaminando abiti, biancheria, effetti personali”, chiarisce ancora l’ISS che aggiunge: “I pidocchi dei capelli sono quasi invisibili a occhio nudo e si concentrano soprattutto sul cuoio capelluto della parte posteriore della testa (la nuca) e dietro le orecchie”.
Sono riconoscibili dalla testa, appuntita e di colore grigiastro. “I pidocchi del corpo sono per forma simili a quelli del capo ma, fortunatamente, molto più rari. Si trovano soprattutto negli indumenti a diretto contatto con il corpo ma si possono annidare anche nelle cuciture dei pantaloni, nelle maniche delle giacche, nelle lenzuola e nei materassi. Si possono ritrovare su persone che vivono in condizioni di promiscuità ed affollamento (ad esempio, dormitori pubblici), e la loro diffusione è favorita dalla condivisione della biancheria e dalle condizioni igieniche scarse”. Infine, i pidocchi del pube, che possono annidarsi anche nelle ascelle, nelle gambe, sul torace, sulla schiena, sull’addome, tra la barba e i baffi e, infine, perfino nelle ciglia e nelle sopracciglia, “hanno una forma più schiacciata che ricorda quella di un piccolo granchio (sono detti comunemente piattole)”.
Cosa fare e cosa non fare
Per i pidocchi della testa, gli esperti consigliano sempre di effettuare due trattamenti, a distanza di 7-10 giorni l’uno dall’altro; procedere con accuratezza, distribuendo i prodotti anti pediculosi su tutto il cuoio capelluto, specie dietro le orecchie e sulla nuca, mantenendoli in posa almeno un minuto. È bene controllare, infine, tutti i componenti della famiglia, per evitare l’effetto ping-pong e il ricontagio.