“Non sono abbastanza”: perché Olive di The Love Hypothesis è un po’ tutte noi

La protagonista del film Prime Video è una giovane ricercatrice brillante che dubita continuamente di sé. E il suo problema racconta qualcosa di molto più comune di quanto pensiamo.

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Redazione

DiLei è il magazine femminile di Italiaonline lanciato a febbraio 2013, che parla a tutte le donne con occhi al 100% femminili.

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Olive di The Love Hypothesis ci mette davanti a una domanda scomoda: perché, anche quando siamo brave, continuiamo a sentirci inadeguate?

Olive Smith è il tipo di donna che potrebbe ricevere un premio e, mentre tutti applaudono, chiedersi se abbiano sbagliato persona. È brillante, di talento, preparata, ambiziosa. Ma nonostante questo, dentro di sé c’è sempre una vocina pronta a suggerirle che forse non è abbastanza, che non merita in fin dei conti quello che ha ottenuto (col sudore della fronte) nella vita.

Protagonista di The Love Hypothesis, adattamento di Prime Video del romanzo di Ali Hazelwood, Olive è una giovane dottoranda in Biologia che crede nella scienza molto più di quanto creda nell’amore. Quando decide di fingere una relazione con Adam Carlsen, il professore più temuto e affascinante del laboratorio, quello che doveva essere un semplice piano per aiutare l’amica Anh comincia a complicarsi.

E mentre cerca di capire se quello che prova per Adam sia reale, Olive finisce per affrontare una questione molto meno romantica e molto più universale: perché facciamo così tanta fatica a riconoscere il nostro valore?

Essere brave non basta se non ci sentiamo brave

Non nascondiamoci dietro a un dito. Quante volte abbiamo raggiunto qualcosa e, invece di festeggiare, abbiamo immediatamente cercato il difetto? “Ho ottenuto quel lavoro, ma forse sono stata fortunata”. “Mi hanno fatto i complimenti, ma erano gentili”. “Ho raggiunto l’obiettivo, ma potevo fare meglio”. Eccolo lì, il famigerato “sì, però…”, che riesce sempre a ridimensionare ogni nostra conquista.

Olive è esattamente così. È una ricercatrice brillante, ha ambizione e competenze, ma il riconoscimento esterno sembra non riuscire mai a sedimentare davvero dentro di lei. Ed è una sensazione molto più comune di quanto ammettiamo, dato che essere all’altezza e sentirsi all’altezza sono due lavori completamente diversi.

Il successo? Bellissimo. Finché non arriva il prossimo

C’è anche un piccolo inganno nella nostra idea di successo, ovvero il fatto che crediamo che raggiungere qualcosa ci farà finalmente sentire sicure. Spoiler: spesso non succede. Arriva la promozione ed ecco che dopo due giorni pensiamo al prossimo obiettivo. Otteniamo il riconoscimento che desideravamo e iniziamo a chiederci se lo meritassimo davvero.

Entriamo nella stanza che sognavamo e improvvisamente ci sembra che tutti gli altri sappiano esattamente cosa stanno facendo. Olive vive questo caos emotivo e psicologico, più prove raccoglie della sua bravura e più sembra averne bisogno. Forse perché abbiamo imparato a considerare il risultato una misura del nostro valore. Se va bene, siamo brave. Se va male, qualcosa dentro di noi non funziona.

Poi c’è il confronto. Quello con cui, prima o poi, ci roviniamo la giornata. Il problema è che degli altri vediamo quasi sempre il risultato finale, non il panico prima di una presentazione, le candidature respinte, le notti passate a chiedersi “e se non fossi capace?”. Vediamo il loro palcoscenico e confrontiamo il nostro backstage. È una partita truccata in partenza, non credete?

E quanto è curioso che, ancora oggi, una donna sicura delle proprie capacità rischi di sembrare “troppo” determinata o “troppo” competitiva? Un uomo con le stesse caratteristiche viene più spesso definito semplicemente ambizioso (con pacca sulla spalla). A volte impariamo così bene a ridimensionarci che arriviamo a farlo anche quando nessuno ce lo chiede.

Olive siamo noi quando dimentichiamo quanta strada abbiamo fatto

Forse è questo il motivo per cui Olive ci somiglia tanto. Tutte ( o quasi) conosciamo bene quella voce interiore che, davanti a una conquista, ci sussurra: “Non è abbastanza”. Ma il punto non è diventare improvvisamente sicure di tutto; sarebbe una favola e la vita raramente funziona così. Basterebbe imparare a guardare quello che abbiamo fatto senza spostare immediatamente l’asticella. Per una volta, niente “sì, però”.

Olive, mentre cerca di capire se il sentimento per Adam sia reale, smette per un momento di guardarsi attraverso il giudizio degli altri. E forse è proprio questo il punto. Più che sentirci invincibili, ci basterebbe smettere di comportarci come se dovessimo continuamente dimostrare di meritare il posto che occupiamo. Perché magari siamo già abbastanza.