La cerimonia del Remembrance Sunday è ogni anno emozionante e ricca di curiosità. L’evento ricorda i caduti nei conflitti, in particolari in quelli in cui il Regno Unito ha in qualche modo avuto parte. Domenica 9 novembre sono stati molti i membri della famiglia reale a voler portare il proprio omaggio nell’occasione. Re Carlo, come da tradizione, ha avuto un ruolo centrale nella celebrazione e non ha nascosto la propria commozione nei due minuti di silenzio da lui voluti per onorare l’occasione.
Il caso Andrea: Re Carlo non lo può ignorare
Nonostante l’evento che ha riunito sotto un’unica volontà l’intera nazione, ad occupare la mente del sovrano non possono esserci stati alcuni pensieri poco rassicuranti rivolti al fratello Andrea. Il trasferimento dell’ex Duca (ormai privato dei suoi titoli reali) dalla Royal Lodge a Sandringham è ormai imminente, ma la popolazione locale sembra non essere particolarmente ben disposta nei suoi confronti.
In una dichiarazione clamorosa diffusa la scorsa settimana, Re Carlo ha espresso il suo pieno sostegno alle vittime di “qualsiasi forma di abuso” e ha annunciato di aver avviato la procedura per privare formalmente il fratello minore di tutti i titoli reali. Depennato dall’elenco ufficiale dei membri della nobiltà, l’ex Duca sarà ora conosciuto semplicemente come Andrea Mountbatten-Windsor. Dovrà lasciare la sua storica residenza, la Royal Lodge, una proprietà di trenta stanze situata vicino al Castello di Windsor. La villa era da tempo al centro di polemiche, alimentate dalle controversie legate al Principe e dal fatto che, secondo le rivelazioni, Andrea avrebbe pagato pochissimo affitto sin dal suo trasferimento nella dimora di grado II, avvenuto nel 2003.
L’opinione pubblica si era infiammata: secondo alcune stime, circa l’80% dei britannici riteneva che il principe dovesse essere sfrattato. Tuttavia, Re Carlo non aveva strumenti legali per costringere Andrew e la sua ex moglie, Sarah Ferguson, a lasciare la Royal Lodge. Il fratello godeva infatti di un contratto d’affitto blindato di 75 anni con la Crown Estate, che lo tutelava da ogni tentativo di espulsione. Alla fine, dopo lunghe trattative, Andrea ha accettato di trasferirsi, a fronte di un accordo che gli garantisce una nuova residenza nella tenuta privata del Re a Sandringham, nel Norfolk.
Le minacce ad Andrea
Se per la Casa di Windsor il trasferimento di Andrea nel Norfolk è una soluzione pragmatica, non tutti condividono lo stesso entusiasmo. Alcuni abitanti locali hanno espresso apertamente il loro disappunto per l’arrivo del Principe. Una donna ha raccontato di incontrare spesso i membri della famiglia reale durante le sue passeggiate. Tuttavia, se dovesse incrociare Andrea, ha detto, “continuerei a camminare. Non lo vogliamo qui. Per quale motivo dovremmo volerlo? E poi, perché dovrebbe desiderare di vivere a Sandringham? Finché se ne starà per conto suo e non creerà problemi, va bene. Ma Norfolk non ha bisogno di lui. Non so perché non vada in America — pare gli piaccia molto. Potrebbe sedersi con Trump”.
Ma non è la sola. Qualcun altro ha detto: “Se avesse un po’ di decoro, resterebbe in disparte. Se avesse rispetto per il pubblico, forse si farebbe da parte. Ma, a dire il vero, non credo che conosca l’umiltà”. Un altro abitante ha dichiarato che non gli rivolgerebbe la parola, mentre qualcuno ha ammesso che “potrebbe non riuscire a trattenersi dal provocarlo” se lo vedesse in giro.
Resta sempre aggiornata: iscriviti al nostro canale WhatsApp!