Come vincere il complesso di inferiorità e imparare ad amarsi

Il complesso di inferiorità è un'alterazione della percezione di sé, a svantaggio dell'autostima. La causa sono modelli genitoriali poco efficaci durante le fasi di sviluppo emotivo

Il complesso di inferiorità corrisponde a una percezione negativa del sé, basata sulla mancanza di stima nelle proprie capacità. Chi soffre di tale disturbo racconta di non sentirsi mai all’altezza nella maggior parte delle circostanze, che scandiscono la sua quotidianità e le sue relazioni. A causa del complesso di inferiorità il soggetto interpreta la maggior parte delle circostanze come svantaggiose o minacciose. Se si è single, ad esempio, si percepisce la propria situazione come esclusivamente negativa e irrimediabile.
Le cause di tale disagio possono essere varie, ma risalgono, sostanzialmente, alla crescita e ai modelli familiari ereditati. La scarsa presenza di figure di riferimento dotate di attributi positivi, in grado di spingere il bambino ad affrontare il mondo con fiducia, può finire con il dare vita a un diffuso senso di incapacità e inettitudine.

Non bisogna, tuttavia, disperare: il complesso di inferiorità, come numerosi altri disturbi, può venire curato e risolto anche in età adulta. Il primo passo per disinnescarlo è, innanzitutto, prendersi la responsabilità di accettarsi per come si è. Ecco, dunque, che vale il detto per cui se non si ama abbastanza sé stessi prima di chiunque altro, difficilmente si sarà in grado di dare e ricevere amore.
Il secondo step nella ricostruzione dell’immagine di sé prevede che si dia meno importanza alla visione che gli altri hanno di noi, lavorando sulla nostra autostima e ridimensionando lo sguardo esterno sulla nostra vita. Riconoscere che il pensiero altrui è relativo e che quello che veramente conta è l’immagine che noi abbiamo di noi stessi, è la chiave di volta per acquisire sicurezza e fiducia.
Capita spesso, infatti, che chi soffre di complesso di inferiorità tenda a sviluppare una sorta di silenzioso egoismo, che lo porta a percepirsi continuo oggetto di critiche e svalutazioni altrui. Ricordare che anche i fantomatici “altri” hanno, come noi, le loro crisi personali, ridimensiona il disagio, rendendone più facile l’elaborazione e aiuta a non sentirsi sempre al centro del mondo.

In conclusione, per uscire dalla gabbia della propria insicurezza, è necessario svincolarsi da quella posizione di inettitudine e incapacità, in cui noi stessi abbiamo deciso di metterci. E’ importante, infatti, cercare di togliersi di dosso tutte quelle etichette negative che noi stessi ci siamo attribuiti, finendo con l’ autocondannarci. Se smettiamo di ritenerci sempre in difetto o sempre inadeguati, assaporeremo una nuova libertà e apriremo finalmente la porta a un futuro ricco di fiducia, viaggi e opportunità.

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