L’omicidio di Marta Russo. Il delitto perfetto della Sapienza 25 anni dopo

Ancora oggi, attorno al delitto della Sapienza ci sono tante, troppe domande senza risposta. L'unica certezza è che Marta Russo non c'è più e il dolore della perdita non scomparirà mai.

Capelli biondi, occhi verdi, e una voglia smisurata di aiutare gli altri, di fare del bene. Questa era Marta Russo, la giovane studentessa universitaria ed ex giocatrice di scherma uccisa nei viali della Sapienza di Roma. Una morte tragica avvenuta 25 anni fa, tra vuoti immensi e dolore, tra sofferenza e domande rimaste senza risposta per troppo tempo.

Un omicidio, quello di Marta, che non ha mai avuto un colpevole auto dichiarato, un movente e un senso. Una morte che ha lasciato un grande vuoto nel cuore della famiglia Russo e di tutte le persone che conoscevano quella straordinaria giovane donna destinata a grandi cose. Sogni, idee e progetti che non hanno mai visto la luce perché stroncati da un colpo di arma da fuoco sparato all’improvviso e senza una motivazione.

Chi era Marta Russo

Chi era Marta ce lo raccontano i suoi genitori, quelli che da 25 anni a questa parte devono convivere col dolore inaccettabile e senza fine della perdita di una figlia, e che attraverso le parole la celebrano, la tengono in vita. Donato Russo e Aureliana Iacoboni l’hanno sempre descritta così, come una ragazza solare, generosa e con grandi sogni.

Da giovanissima aveva fatto già palesato la volontà di donare gli organi un giorno, per aiutare gli altri. E lo ha fatto: oggi il suo cuore batte nel petto Domenica Virzì, la donna ha potuto continuare a vivere grazie a Marta, e la ricorda proprio con una fotografia esposta nel salone della sua casa.

Marta era questa, una giovane donna di 22 anni che stava costruendo il suo futuro, ma che non smetteva mai di interrogarsi su come poteva aiutare gli altri, nonostante la sua vita fosse piena di impegni e progetti, di giornate trascorse tra corsi, studio e quella passione per la scherma che l’aveva resa ex campionessa regionale. È per questo che mamma e papà hanno scelto di fondare un’associazione col suo nome, la stessa associazione che ha lo scopo di promuovere e diffondere la cultura della donazione degli organi.

Il delitto della Sapienza

Parlare di Marta Russo ci riporta inevitabilmente a quel tragico 9 maggio del 1997, quando inaspettatamente la studentessa è stata colpita da un colpo di proiettile proveniente da una pistola calibro 22. Passeggiava tra i viali dell’Università di Roma la Sapienza, tra le facoltà di Scienze Statistiche, Scienze Politiche e Giurisprudenza, insieme alla sua amica Jolanda. All’improvviso cadde a terra.

I testimoni raccontarono di aver sentito un colpo attutito, e non assordante, probabilmente sparato da un’arma col silenziatore. Eppure quel colpo centrò in pieno Marta: penetrò la nuca della ragazza e si spezzò in undici frammenti che causarono dei danni mortali.

Nonostante i diversi tentativi di rianimazione da parte dei medici del Policlinico Umberto I, il 13 maggio alle ore 22, i medici dichiararono la morte cerebrale della ventiduenne. I genitori e sua sorella Tiziana scelsero di donare gli organi di Marta per esaudire la volontà della ragazza espressa a seguito della conoscenza del caso di Nicholas Green. Il 14 maggio fu staccata la spina dei macchinari.

I colpevoli

Al fianco del dolore e della sofferenza dei familiari e degli amici sono iniziate a sorgere molte domande, alcune delle quali non hanno mai ricevuto risposta. Chi odiava così tanto Marta da ucciderla? Qual è il movente?

Da subito le indagini sono state complicate. Le autorità si sono trovate davanti a quello che sembrava un delitto perfetto che non ha lasciato prove né sospetti. Eppure le tracce di polvere da sparo rinvenute sul davanzale della finestra dell’aula 6 dell’Istituto di Filosofia del Diritto permisero alle forze dell’ordine di trovare i colpevoli. Il movente era ancora sconosciuto, quello che era certo, però, è che da lì era partito il proiettile che aveva ucciso la ragazza.

Tra verità mai confessate e dichiarazioni d’innocenza, nel 2003 vennero condannati gli assistenti di Filosofia del Diritto Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro. L’arma del delitto, invece, non è stata mai ritrovata.

Ancora oggi, attorno al delitto della Sapienza ci sono tante, troppe domande senza risposta. L’unica certezza è che Marta Russo non c’è più e il dolore della perdita non scomparirà mai.

Marta Russo

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