Desquamazione del cuoio capelluto: cause e cosa fare

Se è normale che la pelle del corpo si desquami in modo impercettibile, è pur vero che ci sono condizioni in cui la desquamazione diventa eccessiva, visibile e non più fisiologica. Soprattutto a livello del cuoio capelluto. Ecco perché e cosa fare

di Valeria Ghitti

Con il termine desquamazione si indica, in campo dermatologico, la perdita dello strato cutaneo più superficiale sotto forma di piccole squame o scaglie di pelle. Come ricordano gli esperti dell’AIDECO, Associazione Italiana di Dermatologia e Cosmetologia, tale fenomeno rientra nel “turn over cellulare epidermico”, ovvero nel naturale ricambio cui vanno incontro i cheratinociti, le cellule più numerose dell’epidermide: la desquamazione rappresenta, infatti, il processo finale del ricambio, quello in cui i cheratoniciti si distaccano per fare spazio a nuove cellule. Un fenomeno fisiologico, quindi, e come tale pressoché impercettibile, anche se coinvolge tutta la superficie cutanea.

Ma può capitare che le squame di pelle che si distaccano non passino affatto inosservate e, soprattutto quando il fenomeno riguarda il cuoio capelluto, siano ben visibili tra le chiome e sui vestiti. In genere in questi casi la desquamazione non è più una condizione fisiologica e può associarsi anche ad altri sintomi, come il prurito o l’arrossamento cutaneo. Le cause all’origine possono essere diverse, ma non mancano le strategie per porvi rimedio. Vediamole nel dettaglio.

Cause

Tra i fattori che possono determinare la comparsa di una desquamazione del cuoio capelluto, tra i più frequentemente coinvolti rientrano la forfora (detta anche Pityriasis capitis) e la dermatite seborroica. Li affronteremo meglio nel dettaglio e insieme fra poco, perché, come ricordano gli esperti della SIDeMaST – Società Italiana di Dermatologia, in una monografia dedicata proprio alla dermatite seborroica, i confini tra la comune forfora e la dermatite seborroica del cuoio capelluto non sono ancora ben definiti. In particolare, se c’è chi ritiene la prima una forma lieve della seconda, non manca chi reputa le due condizioni distinte tra loro o, addirittura, considera la forfora una condizione parafisiologica.

Non mancano, però, anche altre condizioni che possono causare una desquamazione del cuoio capelluto. In particolare, per quanto sia meno frequente, è bene ricordare la psoriasi. Questa malattia infiammatoria cronica della pelle può coinvolgere il cuoio capelluto e si caratterizza per la comparsa di chiazze tondeggianti e rossastre, più o meno pruriginose, ricoperte di squame bianco-argentee.

Secondo gli esperti AIDECO, infine, ci sono in casi in cui la comparsa di squame più fini di quelle che si associano alla comune forfora può in realtà essere imputabile semplicemente a una temporanea condizione di disidratazione e secchezza del cuoio capelluto.

Forfora e dermatite seborroica: cosa c’è da sapere?

Come anticipato, forfora e dermatite seborroica sono tra le cause più comuni di desquamazione del cuoio capelluto. La relazione tra di esse non è ben chiara. Secondo alcuni autori, infatti, con il termine forfora si descrive una generica condizione di sfaldamento dello strato corneo del cuoio capelluto, indipendentemente dalla causa scatenante.

Secondo altri, come gli autori di un articolo pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Clinical and Investigative Dermatology, invece, forfora e dermatite seborroica possono essere considerati la stessa condizione di base, che si differenzia per localizzazione e gravità: la forfora è limitata al cuoio capelluto, la pelle è pruriginosa e desquamata ma non appare infiammata, mentre nella dermatite seborroica possono essere coinvolte altre aree cutanee(come il viso e la parte superiore del torace) e, oltre a desquamazione e prurito, è presente infiammazione. In entrambi i casi, le squame presenti possono andare dal bianco al giallastro e apparire grasse o secche.

Per quanto riguarda le cause scatenanti, sia nella forfora sia nella dermatite seborroica sembrano entrare in gioco almeno tre fattori (anche in interazione tra loro):

  • una secrezione di sebo a livello del cuoio capelluto maggiore della norma e/o alterata;
  • l’azione di un lievito, del genere Malassezia (in passato chiamato Pityrosporum), normalmente presente sul cuoio capelluto dove si nutre del sebo. Esso proprio a partire dal sebo produce sostanze che possono irritare la cute, infiammarla e favorire l’accelerazione del ricambio cellulare e, di conseguenza, la desquamazione;
  • la suscettibilità individuale.

Quali rimedi?

Proprio perché le principali imputate della desquamazione del cuoio capelluto sono forfora e dermatite seborroica, generalmente, il primo approccio consigliato prevede il ricorso a shampoo detti antiforfora, che contengono sostanze che agiscono in vario modo:

  • antifungine, che controllano la proliferazione della Malassezia, tra cui: zinco piritione, piroctone olamina, derivati del selenio, ketoconazolo;
  • che rimuovono le squame cutanee e regolano il ricambio cellulare, tra cui: acido salicilico, catrame.

Si trovano generalmente in vendita nella grande distribuzione e in farmacia. Vanno usati regolarmente, seguendo le istruzioni sulle confezioni: molti hanno un tempo di posa di alcuni minuti per facilitare il contatto del principio attivo con il cuoio capelluto. Con gli stessi principi attivi esistono balsami cosmetici, che coadiuvano l’azione degli shampoo o anche prodotti 2 in 1, cioè che abbinano sia shampoo che balsamo.

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Forfora e dermatite seborroica sono condizioni ricorrenti, quindi non si eliminano completamente ma, con l’uso regolare di questi prodotti è possibile tenere sotto controllo i sintomi. Se, però, dopo alcune settimane di uso non si notano miglioramenti, è opportuno rivolgersi al dermatologo: potrebbe, infatti, trattarsi di forme più gravi di dermatite seborroica o la presenza di altre malattie che causano desquamazione (come la già citata psoriasi) che richiedono quindi interventi mirati, attraverso shampoo e lozioni disponibili su prescrizione medica (possono contenere anche le sostanze già citate, ma a concentrazioni più elevate) e/o l’uso di farmaci o trattamenti specifici.

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