Calendula: come si coltiva, a cosa serve e come si usa

La calendula è una bella pianta dalle tante proprietà, utile soprattutto come rimedio per i disturbi della pelle e delle mucose

Tatiana Maselli Erborista e Editor specializzata in Salute&Benessere Laureata in Scienze e Tecnologie Erboristiche, ambientalista e appassionata di alimentazione sana, cosmesi naturale e oli essenziali, scrive per il web dal 2013.

Cos’è e a cosa serve

La calendula è una piccola pianta che cresce spontanea nell’area mediterranea, dove è anche coltivata a scopo ornamentale e terapeutico. Si tratta di un’erbacea della famiglia delle Asteraceae, caratterizzata da fusti carnosi e vellutati che raggiungono al massimo i trenta centimetri di altezza. La calendula ha foglie lunghe e spatolate e produce bei capolini solitari composti da fiori centrali tubulosi e fiori ligulati arancioni, disposti a raggiera. I frutti sono cipsele spinose.

I capolini di calendula, oltre al valore estetico, possiedono proprietà terapeutiche e sono utilizzati in erboristeria e fitoterapia per i loro benefici. I fiori di calendula hanno infatti attività emolliente e lenitiva, antinfiammatoria, antisettica, cicatrizzante nonché coleretica (in grado cioè di stimolare la produzione di bile), emmenagoga (capace di favorire la comparsa delle mestruazioni) e antispasmodica.

Le preparazioni a base di calendula servono soprattutto in caso di:

Le proprietà della calendula sono date dall’insieme dei composti presenti nel fitocomplesso che include flavonoidi, olio essenziale, mucillagini, gomme, composti terpenici e azotati.

Come si coltiva

La pianta di calendula può essere annuale o perenne e si può coltivare in vaso sul balcone o terrazzo o in piena terra in giardino. La calendula è una specie rustica e resistente, in grado di adattarsi a diversi ambienti e terreni, dunque la sua coltivazione non risulta particolarmente difficile. Preferisce però temperature comprese tra i 20 e 30°C, un’esposizione soleggiata e terreni soffici, areati, ricchi di sostanza organica.

La calendula è abbastanza esigente per quanto riguarda fosforo e potassio, sali minerali che possono essere somministrati alla pianta grazie a concimi liquidi, importanti soprattutto se la calendula cresce in vaso. In assenza di questi nutrienti, infatti, la produzione di fiori diminuisce.

Le irrigazioni devono essere regolari quando la pianta è coltivata in vaso facendo attenzione a i ristagni idrici che possono compromettere la salute delle radici ed esporre la calendula a malattie. Quando invece la calendula è coltivata in piena terra, le irrigazioni sono necessarie prima della fioritura e nelle giornate molto calde e afose.

Se si vogliono utilizzare i fiori, la coltivazione in piena terra consente di ottenere un maggior numero di capolini: ogni pianta ne produce da venti a cinquanta circa. Subito dopo la raccolta, i capolini devono essere essiccati a una temperatura di circa 40°C e, successivamente, conservati al riparo di luce, calore e umidità.

Come si usa

Uso interno

La calendula può essere utilizzata internamente sotto forma di infuso, estratto o tintura madre. L’infuso di calendula si prepara con uno-cinque grammi di fiori essiccati e una tazza di acqua bollente; dopo aver lasciato in infusione per una decina di minuti si filtra e si consuma. Se ne possono bere fino a tre tazze al giorno. Il dosaggio della tintura madre di calendula è invece di 40 gocce diluite in acqua, da una a tre volte al giorno.

Grazie alle proprietà antimicrobiche, antivirali, immunostimolanti della calendula, la somministrazione di infusi e tinture è utile per ridurre i sintomi di raffreddore e mal di gola. La tintura è poi particolarmente d’aiuto per regolarizzare il ciclo mestruale e ridurre il dolore durante le mestruazioni: a questo scopo la tintura dovrebbe essere assunta la settimana prima della comparsa del flusso mestruale. La calendula è poi un valido rimedio per favorire i processi digestivi, ridurre i livelli di colesterolo e trigliceridi nel sangue e proteggere la mucosa gastrica. Si può far ricorso a questa bella pianta ad esempio in caso di ulcera e gastrite.

I fiori ligulati arancioni (quelli che nel linguaggio comune sono chiamati “petali”) possono essere utilizzati anche per decorare insalate e dolci.

Uso esterno

La calendula è un potente rimedio antinfiammatorio e cicatrizzante, davvero molto utile per la salute di pelle e mucose. L’infuso di calendula, ad esempio, utilizzato per risciacqui e gargarismi è ottimo per trattare le infiammazioni di bocca e gola come tonsilliti, afte, stomatiti e gengiviti. L’infuso tiepido di calendula è usato anche per disinfettare e sfiammare piccole ferite e scottature della pelle.

La calendula ha azione emolliente, lenitiva, cicatrizzante e antimicrobica: l’oleolito di calendula, le pomate, le creme e gli unguenti a base di calendula sono straordinari per trattare la pelle secca e sensibile, che si irrita facilmente e per risolvere dermatiti, eczemi, acne, ragadi, micosi della pelle. L’applicazione è indicata anche nel trattamento di vene varicose ed emorroidi e può essere protratta per lunghi periodi senza alcuna controindicazione.

L’oleolito di calendula, molto utile per le affezioni cutanee, si può preparare anche in casa, sistemando 150 grammi di fiori di calendula in un barattolo e versando poi un litro di olio di oliva o di mandorle dolci. Durante la macerazione, il barattolo va agitato almeno tre volte al giorno per consentire l’estrazione dei componenti attivi. Dopo trenta giorni è possibile filtrare e travasare l’oleolito in contenitori ben puliti e asciutti e conservarlo lontano da luce e calore. L’oleolito di calendula può essere utilizzato sulla pelle puro oppure impiegato per preparare unguenti e creme.

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