Audio privati di Raoul Bova, Martina Ceretti ingannata da Monzino: cos’è accaduto davvero

A un anno dallo scandalo che ha coinvolto Raoul Bova a seguito degli audio privati pubblicati da Fabrizio Corona, emergono nuovi dettagli sul caso

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Martina Dessì

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Ricordate l’estate del 2025, quando i vocali di Raoul Bova hanno fatto il giro della Rete e quell’aggettivo, “spaccanti”, riferito agli occhi di una giovane modella, è diventato quasi un tormentone? Dietro quella che sembrava l’ennesima chiacchiera estiva, però, si nascondeva una storia molto più amara. Adesso, grazie all’inchiesta ricostruita dal Messaggero, il quadro è finalmente più chiaro. E non è un bel quadro.

Secondo gli inquirenti, a consegnare gli audio privati di Raoul Bova a Fabrizio Corona, che li ha poi diffusi nel suo format Falsissimo, sarebbe stato Federico Monzino, manager e amico di Martina Ceretti. La stessa persona che, sempre stando all’accusa, avrebbe provato a sfruttare quei messaggi per ottenere soldi dall’attore. Per lui si profila il rischio di un processo per tentata estorsione, violazione della corrispondenza privata e rivelazione del suo contenuto.

Come sono finiti a Corona gli audio di Raoul Bova: la cronologia

Proviamo a rimettere in fila i fatti, perché è proprio la sequenza a raccontare molto. Il 5 luglio 2025 Monzino avrebbe registrato in video le conversazioni tra Martina Ceretti e Bova. Quattro giorni dopo, il 9 luglio, quel materiale sarebbe arrivato nelle mani di Fabrizio Corona, con l’obiettivo di vederlo pubblicato. Il 10 luglio il manager chiede all’amica il numero dell’attore, e da lì, secondo la ricostruzione, prende forma il piano vero e proprio.

Prima un contatto con l’agente di Bova attraverso un profilo Instagram falso. Il giorno successivo, un messaggio direttamente all’attore, inviato su WhatsApp da un numero spagnolo appartenente a Catherine Salcedo Martinez, ragazza brasiliana di 23 anni e amica di Monzino. In quei testi chi scriveva si presentava come il figlio di una famiglia benestante a cui erano stati tagliati i fondi, e ammetteva senza troppi giri di parole di avere bisogno di denaro.

Ma un dettaglio che ha fatto riflettere gli investigatori: i messaggi erano scritti in un italiano impeccabile. Martinez la nostra lingua la capisce, ma non la parla con quella scioltezza. Da qui la conclusione che il suo telefono sia stato usato da Monzino, senza che lei sapesse davvero a cosa servisse.

Martina Ceretti ingannata: perché la sua posizione va verso l’archiviazione

E Martina? Il 22 luglio, secondo l’accusa, Federico Monzino l’avrebbe spinta a scrivere a Bova messaggi che lasciavano intravedere la possibilità di arrivare a un compromesso. Ma è proprio quel giorno, racconterà lei agli inquirenti, che l’amico le parla per la prima volta della richiesta di soldi.

Le sue parole all’attore restituiscono il ritratto di una ragazza confusa, divisa tra due lealtà: “Vorrei difendere te e il mio amico”, scriveva, arrivando a ipotizzare che il responsabile avesse agito in un momento di profonda fragilità. Gli inquirenti parlano di un clima di pressione e sopraffazione costruito attorno a lei. Per questo la sua posizione, così come quella di Martinez, si avvia verso l’archiviazione: nessuna delle due, da quanto emerso, era a conoscenza del piano.

Rimane, a margine, una riflessione che riguarda un po’ tutti noi. Dietro un audio rubato e rilanciato per qualche clic ci sono persone in carne e ossa, con fiducie tradite e vite esposte al giudizio di chiunque. E ricordiamolo: per Monzino vale la presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva.