Ci sono ferite che il tempo non può cancellare del tutto. Quella arriva nelle sale italiane con Zustìssia è una delle più assurde della storia italiana: l’opera prima di Francesco Piras racconta il dramma giudiziario e umano di Beniamino Zuncheddu. Tratto dal libro autobiografico Io sono innocente, scritto a quattro mani con il legale Mauro Trogu, il film ripercorre quasi 33 anni di detenzione vissuti da innocente. Una storia di dolore, ma anche di dignità e riscatto.
La condanna all’ergastolo per la strage di Sinnai
Tutto comincia la sera dell’8 gennaio 1991 sulle montagne di Sinnai, in provincia di Cagliari, dove 3 persone vengono barbaramente trucidate all’interno di un ovile.
Gli inquirenti concentrano immediatamente le indagini su Beniamino Zuncheddu, allora servo pastore di 26 anni originario di Burcei, un paese vicino. L’accusa prende le mosse dall’unico superstite dell’agguato che, già dalle prime ricognizioni, riconosce Zuncheddu: è lui il responsabile della strage.
Individuare un colpevole è la priorità e la giustizia si muove con una rapidità impressionante. Tre gradi di giudizio in appena un anno, finché Zuncheddu viene condannato all’ergastolo, pur senza riscontri scientifici decisivi. Da questo momento ha inizio la sua reclusione durata quasi 12mila giorni, trascorsi in gran parte nel carcere di Buoncammino.
Il terribile errore giudiziario e la libertà ritrovata
Ci vogliono ben 25 anni prima che arrivi una svolta. Accade quando l’avvocato Mauro Trogu decide di assumere la difesa di Beniamino Zuncheddu a titolo gratuito e, mediante un lavoro investigativo durato oltre 6 anni, riapre le carte processuali: troppe le contraddizioni e le anomalie nell’identificazione del colpevole.
La difesa dimostra che il testimone chiave è stato indebitamente condizionato dalle forze dell’ordine, all’epoca delle indagini, prima del formale riconoscimento. Con l’intervento del Partito Radicale e l’impegno di Irene Testa, garante regionale per i detenuti, l’istanza di revisione giunge dinanzi alla Corte d’Appello di Roma e finalmente, il 25 novembre 2023, i giudici dispongono la scarcerazione. Dopo 33 anni di carcere, Zuncheddu è libero e il 26 gennaio 2024 arriva l’assoluzione piena per non aver commesso il fatto.
Il cast di Zustìssia, diretto da Francesco Piras
Realizzato da Palomar e PiperFilm con Rai Cinema e Netflix, Zustìssia è il primo film diretto dal regista Francesco Piras, con la sceneggiatura firmata da Lisa Nur Sultan e Niccolò Gentili, nelle sale a partire dal 15 ottobre 2026. Un film in cui dialetto sardo e lingua italiana si fondono con naturale verosimiglianza, restituendo un racconto crudo e autentico.

A interpretare Beniamino Zuncheddu è l’attore Fabrizio Ferracane, capace di restituirne con grande rispetto il dolore e la tenacia. Michele Riondino interpreta l’avvocato Trogu, mentre Geppi Cucciari dà vita a Irene Testa. Nel cast figurano anche Paola Giannini, Jacopo Cullin, Francesco Colella e Philippine Leroy-Beaulieu. Il film vanta, inoltre, le musiche originali composte dal cantautore e compositore sardo Iosonouncane.
Nel titolo dell’opera c’è un intero mondo. La parola zustìssia designa l’ideale filosofico di giustizia, ma nel linguaggio comune della Sardegna si riferisce all’arrivo delle autorità. Una sovrapposizione emblematica, che riflette la distanza che talvolta separa l’apparato repressivo dal concreto rispetto dei diritti dell’individuo.
Beniamino Zuncheddu oggi può sorridere, mentre la procura di Cagliari prosegue le indagini contro ignoti per identificare i responsabili materiali del triplice delitto del 1991.