Ogni venerdì sera, quando parte la sigla di Quarto Grado, il delitto di Garlasco torna puntuale con le novità che si rimpastano di settimana in settimana. Anche stavolta la trasmissione di Rete 4 guidata da Gianluigi Nuzzi e Alessandra Viero ha mantenuto la promessa, con una puntata tesissima e il cuore rivolto, come sempre, a Chiara Poggi, uccisa nell’agosto del 2007.
Sotto la lente è finita ancora la bicicletta di Alberto Stasi, con quei pedali sui quali gli esperti isolarono il DNA della vittima. Per l’omicidio della fidanzata Stasi sconta una condanna ormai irrevocabile, mentre la Procura di Pavia ha aperto un nuovo filone in cui risulta indagato Andrea Sempio, che ha sempre negato qualsiasi coinvolgimento.
Garlasco, il DNA sui pedali della bici di Stasi: scontro tra Carmelo Abbate e Marzio Capra
A prendere la parola è stato Carmelo Abbate. Il cronista d’inchiesta per anni firma di Panorama, che ha riferito una voce raccolta tra chi indaga, ammettendo con onestà di non averla potuta verificare: il profilo genetico estratto il 19 settembre 2007 e ricondotto alla ragazza arriverebbe da tutt’altro reperto. La sua spiegazione, sostenuta da anni tra critiche e sarcasmi, resta quella delle provette invertite.
Marzio Capra, genetista al fianco della famiglia Poggi fin dall’inizio, ha accolto la notizia con una risata, bollandola come priva di qualsiasi base scientifica. Un atteggiamento che ha spinto Nuzzi a richiamarlo e a difendere il suo ospite, ricordandone la lunga esperienza.
Poi la sfida si è spostata sulle carte. Abbate ha contestato la scelta di parlare di sangue nel documento trasmesso ai magistrati, visto che, a suo dire, il test OBTI, l’esame che riconosce il sangue umano, aveva dato esito negativo. Capra ha ribattuto che senza DNA il sangue semplicemente manca e che quell’esame riguardava altri campioni, rimasti muti anche all’analisi genetica, molto più sensibile. Il duello si è chiuso in parità.
Angela Taccia e Armando Palmegiani a Quarto Grado: la perizia sulle scale e la bicicletta che sparisce
In chiusura i riflettori si sono rivolti su Angela Taccia, avvocata e amica storica di Sempio, seduta accanto ad Armando Palmegiani, con un passato da commissario capo nella Scientifica, specialista nella lettura delle macchie di sangue e consulente della difesa. Su invito dell’avvocata, l’esperto è tornato sulla relazione firmata a proposito del muro lungo le scale della villetta.
Quel lavoro, ha ricordato, è stato contraddetto dal tecnico incaricato dalla Procura e, quando se ne parla, viene riportato soltanto a metà. Palmegiani aveva escluso che chiunque, Stasi e Sempio compresi, potesse sfiorare la parete dallo scalino zero, per poi soffermarsi sul primo e sul secondo. Proprio questa seconda parte, lamenta, finisce puntualmente tagliata.
Taccia ha raccolto l’assist con ironia, chiedendo se quel dettaglio svanisse per incanto. Il consulente ha negato, salvo poi piazzare la frecciata della serata: di scambio in scambio, perfino una bicicletta riesce a volatilizzarsi come per magia: “”La bicicletta? Sparita magicamente”. Un’osservazione amara su quanto, in questa storia, certi particolari tendano a perdersi per strada.
Alla fine della serata rimane un velo di malinconia. A quasi due decenni da quella mattina d’agosto, il caso Garlasco continua a dividere esperti, giornalisti e un pubblico che non smette di cercare risposte. Il pensiero torna a una ragazza di ventisei anni e a una famiglia che convive con un dolore che nessuna puntata potrà mai alleggerire.