Fabrizio Ferracane è uno degli attori più amati e talentuosi della nostra drammaturgia, un interprete dalla recitazione scarna ma densa di sfumatore. Caratteristiche che gli consentono di portare sul palco come sul grande schermo personaggi intensi e magnetici, come nel suo ultimo lavoro: il film Zustìssia, in cui interpreta Beniamino Zuncheddu.
Gli esordi nel mondo del teatro
Classe 1975, Fabrizio Ferracane è nato a Mazara del Vallo e cresciuto poi nella vicina Castelvetrano. Scopre l’amore per il teatro dopo aver accantonato gli studi in fisioterapia a Palermo. La sua è una vocazione naturale, che diventa irresistibile quando a 24 anni, mentre si trova a Rimini, assiste al Filottete di Heiner Müller. Un’esperienza che lo segnerà per sempre.
Si diploma nel 1998 presso la Scuola di Teatro Teatès di Palermo, diretta dal maestro Michele Perriera, perfezionandosi con corsi e seminari con figure del calibro di Mimmo Cuticchio, Franco Scaldati ed Emma Dante.
Nella sua terra fonda la compagnia TeatrUsica (poi confluita nell’esperienza di Sutta Scupa), insieme al collega Rino Marino, con la quale porta in scena spettacoli come Sutta Scupa, Ferrovecchio, Orapronobis. La coppia firma alcune tra le pagine più apprezzate del teatro contemporaneo indipendente, esplorando i temi della devianza e della solitudine, con pungente ironia e servendosi del registro dialettale.
La carriera al cinema da Anime Nere a Zustìssia
È il 2000 quando Fabrizio Ferracane lavora per la prima al cinema, con un’apparizione nel kolossal Malèna di Giuseppe Tornatore. L’esordio vero e proprio giunge, però, nel 2014 quando Francesco Munzi lo sceglie come protagonista di Anime nere, in cui interpreta il pastore Luciano, custode di un silenzio austero che rifiuta le lusinghe del potere mafioso. Grazie a questo ruolo Ferracane conquista pubblico e critica internazionale alla Mostra del Cinema di Venezia, guadagnandosi le prime candidature ai David di Donatello e ai Nastri d’Argento come miglior attore protagonista.
La consacrazione definitiva arriva nel 2019, diretto da Marco Bellocchio ne Il traditore, nei panni del boss Pippo Calò. Questa interpretazione gli vale il Nastro d’Argento come miglior attore non protagonista – condiviso con Luigi Lo Cascio – e una nuova candidatura ai David di Donatello. L’ennesima nomination ai David arriva nel 2022 con Ariaferma di Leonardo Di Costanzo.
Fabrizio Ferracane ha interpretatp anche L’Arminuta di Giuseppe Bonito, Una femmina di Francesco Costabile, Leonora addio di Paolo Taviani, Misericordia di Emma Dante, Indelebile di Simone Valentini, La guerra di Cesare di Sergio Scavio e, in ultimo, Zustìssia di Francesco Piras, nel quale dà vita alla drammatica storia di Beniamino Zuncheddu.
I lavori in televisione
Il curriculum artistico di Fabrizio Ferracane include anche importanti produzioni televisive come Distretto di Polizia, Il capo dei capi, Squadra antimafia e Il commissario Montalbano (l’episodio Amore). Nel 2015 è tra i protagonisti della prima stagione de Il paradiso delle signore su Rai 1, nei panni del sarto Vincenzo Iorio.
Di recente ha lavorato sul set di Non uccidere, Gli orologi del diavolo, L’Ora – Inchiostro contro piombo e la seconda stagione del dramma carcerario di Sky Il re. Non dimentichiamo, inoltre, il ruolo di Cataldo Palamita nelle due stagioni della serie Prime Video The Bad Guy, accanto a Luigi Lo Cascio e Claudia Pandolfi, il film di Rai 1 Mascarìa e ancora Gerri e A testa alta – Il coraggio di una donna.
Vita privata
Uomo molto riservato, raramente Fabrizio Ferracane ha parlato del proprio privato. In un’intervista ha rivelato le sue singolari origini, raccontando che nel suo albero genealogico figura il nobile casato materno degli Hopps (il nonno era il barone Aurelio Hopps e nella città d’origine, Mazara del Vallo, sorge ancora il seicentesco Palazzo Hopps). La madre portava il titolo di baronessina, appunto, ma l’attore ha sempre mantenuto un certo distacco da questo lignaggio nobiliare. Attualmente vive a Palermo assieme alla sorella e al nipote Daniele.