L’uscita di Odissea, il nuovo kolossal diretto da Christopher Nolan, non sta facendo parlare soltanto per gli straordinari incassi al botteghino e per il dibattito che ha acceso tra critica e pubblico. Il film ha avuto anche un effetto inaspettato: riportare sotto i riflettori Troy, il colossal del 2004 firmato da Wolfgang Petersen. Sui social infatti si stanno moltiplicando i video che mettono a confronto le due opere, analizzandone differenze, punti di contatto e scelte narrative. Ma c’è un elemento che accomuna quasi tutti i post: la nostalgia per il memorabile Achille interpretato da Brad Pitt.
Troy e Odissea, due modi di vedere la celebre guerra di Troia
A distanza di oltre vent’anni il film Troy, che all’epoca divise pubblico e critica, sta vivendo una seconda giovinezza. E il motivo è semplice: molti spettatori, dopo aver visto la nuova trasposizione dell’universo omerico firmata da Nolan, hanno sentito il desiderio di tornare a rivedere quella che, per un’intera generazione, è stata la rappresentazione definitiva della guerra di Troia.
Quando Troy arrivò nelle sale nel 2004, le aspettative erano altissime visto il cast stellare: oltre a Brad Pitt nei panni di Achille, figuravano Eric Bana, Orlando Bloom, Diane Kruger, Sean Bean, Peter O’Toole e Brian Cox. Il budget superava i 150 milioni di dollari e tutto lasciava pensare alla nascita di un nuovo franchise ispirato alla mitologia greca.
Le cose, però, non andarono come previsto, il film venne accolto con recensioni contrastanti e molti critici gli rimproverarono le numerose libertà prese rispetto ai poemi omerici. Alcune scelte narrative fecero discutere fin dall’uscita: personaggi modificati, eventi condensati, assenza degli dèi e una rilettura molto libera della vicenda della guerra di Troia.
Negli anni anche diversi protagonisti hanno raccontato di non conservare un ricordo particolarmente felice dell’esperienza sul set. Diane Kruger parlò ad esempio delle difficoltà vissute durante il casting e della sensazione di essere stata poco valorizzata, mentre altri membri del cast hanno più volte definito quel progetto meno soddisfacente di quanto immaginassero.
Eppure il tempo sembra aver ribaltato completamente il giudizio sul film e, complice il fenomeno Odissea, il pubblico ha iniziato a guardare Troy con occhi diversi. Non più come un adattamento imperfetto dell’epica greca, ma come uno spettacolo cinematografico capace di regalare grandi scene di battaglia, costumi spettacolari e una fotografia ancora oggi molto apprezzata.
Il paragone tra il vecchio Achille di Brad Pitt e il nuovo Achille di Matt Damon
Al centro della rivalutazione del film Troy c’è soprattutto Brad Pitt: l’attore ha raccontato più volte di non aver vissuto serenamente quell’esperienza e che accettò il ruolo di Achille soprattutto per rispettare un contratto già firmato con la Warner Bros., dichiarando di non essere rimasto soddisfatto della sceneggiatura, giudicata troppo commerciale e poco profonda. Anche la lunga preparazione fisica necessaria per interpretare il leggendario guerriero greco fu, a suo dire, particolarmente impegnativa.
Eppure, nonostante le sue riserve, il risultato sullo schermo è diventato iconico e ancora oggi il suo Achille viene considerato da molti uno dei personaggi più riusciti del cinema epico moderno. Carismatico, atletico, tormentato e capace di dominare ogni scena, Brad Pitt è riuscito a trasformare il re dei Mirmidoni in una figura entrata nell’immaginario collettivo.
Proprio per questo, sui social sono tantissimi gli utenti che sostengono come nessun altro interprete sia riuscito, finora, a eguagliare quella performance. Il confronto con Odissea nasce inevitabilmente anche dai protagonisti: se Brad Pitt interpretava un Achille quasi sovrumano, simbolo della forza e dell’invincibilità, il nuovo Ulisse portato sullo schermo da Matt Damon viene raccontato come un uomo più fragile, segnato dal peso delle proprie scelte e profondamente umano.
Due approcci completamente diversi che riflettono anche le differenti visioni dei rispettivi registi visto che Petersen aveva scelto di realizzare un kolossal dichiaratamente spettacolare, mentre Nolan sembra invece aver preferito un racconto più intimista e personale, concentrandosi sulle emozioni e sui conflitti interiori dei personaggi.
Eppure entrambe le opere condividono una scelta significativa: lasciare sullo sfondo gli dei e mettere al centro l’essere umano, con le sue paure, le sue ambizioni e le sue contraddizioni.