Se il buongiorno si vede dal mattino, l’estate musicale di Tim Battiti Live ci sta condannando a un eterno giorno della marmotta. La puntata del 9 luglio, condotta da Ilary Blasi, Fabio Rovazzi con Daniele Battaglia ha confermato il trend: tanta nostalgia, qualche lampo di classe purissima e una conduzione che ha la stessa fluidità del traffico sulla Salerno-Reggio Calabria a Ferragosto. Siamo pronti? Ecco i voti ai protagonisti della serata.
Irama – Voto: 5
Ma qualcuno sa come sta davvero Irama? Perché vederlo sul palco a cantare Cabana e Mediterraneo per l’ennesima volta mi ha messo una specie di malinconia addosso. È un loop infinito che va avanti da anni. A un certo punto ha detto, quasi commosso, di essere rimasto shockato dal suo primo San Siro. E ci sta, dev’essere un’emozione incredibile. Però, Filippo, lasciatelo dire: lo shock è anche il nostro a sentirti fare sempre la stessa cosa. È un gran peccato, perché all’inizio della sua carriera c’era del talento vero, della scrittura che prometteva tutt’altro. Vederlo ridotto a timbrare il cartellino del tormentone estivo fa un po’ male al cuore.
The Kolors (con Merk & Kremont) – Voto: 6.5
Loro sono bravi, c’è poco da fare. Hanno quella chimica di chi ne ha passate tante insieme e sul palco si diverte davvero. Il pezzo nuovo, Partenope, non è certo una poesia che canteremo tra vent’anni, però dai, ammettiamolo, suona bene, funziona e ti fa muovere il piedino anche se non vuoi. Tutto benissimo, finché non è arrivata Serena Brancale a rovinare la magia. Se ne è uscita dicendo che Partenope le ricorda il sound dei Napoli Centrale. Lì siamo collassati sul divano. Va bene l’entusiasmo, va bene l’amore per il proprio lavoro, ma paragonare un tormentone da spiaggia alla storia del jazz-rock italiano è una di quelle sparate che fanno tremare le pareti.
Emma – Voto: 8
Ecco, stasera Emma mi ha fatto stringere il cuore. È un’artista immensa, una di quelle che sul palco ci lascia l’anima ogni volta, eppure si ha sempre l’impressione che abbia raccolto molto (molto) meno di quello che meritava davvero. Intendiamoci, riempire il Rock in Roma è un traguardo che farebbe saltare di gioia chiunque, ma per lei tutto è stato più lento, più faticoso, una specie di esplosione controllata che è arrivata tardi. Quando ha cantato L’amore non mi basta si è sentita tutta la sua verità: è un’artista di razza, una donna che sa cosa significa fare questo mestiere con le unghie e con i denti. Forse è solo nata nell’epoca sbagliata, in mezzo a troppa fuffa. Ti si vuole bene, Emma.
Cristiano Malgioglio – Voto: 9
E meno male che c’è Cristiano Malgioglio. In una serata che rischiava il coma da abbiocco, lui è entrato sul palco portando una ventata di freschezza, colore e sana, disperata simpatia di cui avevamo tutti bisogno. Prima ci ha regalato la sua ultima perla, Amore di contrabbando, e poi, dato che la modestia è un sentimento da deboli, si è lanciato in un medley che sembrava contenere circa 350 successi della sua infinita carriera. Ormai il suo ciuffo bicolore è un patrimonio dell’UNESCO, un elemento irrinunciabile del nostro immaginario pop, eppure lui ha giurato che sarebbe disposto a tagliarlo a una sola, piccolissima condizione: un duetto con Lady Gaga. Una cosa umile, insomma, terra-terra. Cristiano, non cambiare mai, ti preghiamo.
Gaia – Voto: 7
Cosa dire di Gaia? Vederla sul palco fa un certo effetto perché, ammettiamolo, negli anni è cresciuta tantissimo ed è diventata una performer a 360°, di quelle che sanno tenere la scena come poche altre in Italia. Certo, il nuovo singolo Bossa Nostra lascia un filo perplessi: sembra strizzare un po’ troppo l’occhio a determinate sonorità del passato, roba già sentita e, sinceramente, un po’ inarrivabile per essere replicata oggi. Però poi parte Chiamo io chiami tu ed è la fine: è un tormentone micidiale, ti entra nel cervello e non ci puoi fare assolutamente nulla, ti ritrovi a canticchiarlo mentre digiti le pagelle. Promossa, anche se la preferiamo quando rischia un briciolo di più.
Arisa – Voto: 6
La voce di Arisa è un dono del cielo. Il problema è che con il nuovo singolo Rugiada non c’entra proprio nulla. Il suo percorso negli ultimi mesi è diventato onestamente incomprensibile: un frullato di eventi, cambi di rotta e un presenzialismo quasi ossessivo sui social e in TV che fa girare la testa. Non si capisce bene dove voglia andare a parare, sembra quasi che stia cercando se stessa a telecamere accese. Però, il pubblico le vuole un bene dell’anima: appena è salita sul palco l’ha accolta con un boato incredibile. Perché ad Arisa, alla fine, le si perdona tutto.
Rovazzi, Arisa & Nino D’Angelo – Voto: 5.5
Allora, respiriamo profondamente. Perché comunque vedere Nino D’Angelo esibirsi per la prima volta su questo palco è già di per sé un evento storico, di quelli da segnare sul calendario. Lui era visibilmente, teneramente emozionatissimo, ed è stato davvero bellissimo vederlo così umano, con gli occhi lucidi di fronte a una piazza piena, mentre divideva la scena con Arisa e Fabio Rovazzi. Una reunion così assurda che sembrava uscita da un generatore casuale di brani random. Il problema, però, è la sostanza: La Costiera Amalfitana è un pezzo onestamente modesto. Va bene l’abbraccio tra generazioni, va bene la poesia del momento, ma la canzone proprio non sta in piedi e finisce per fare un torto al talento dei presenti. Ci teniamo l’emozione del vecchi tempi, ma il brano lo dimentichiamo volentieri.
Ilary Blasi (& Fabio Rovazzi) – Voto: 4
Ragazzi, qui c’è un problema di chimica umana, prima ancora che televisiva. Ilary Blasi sembrava la fotocopia stanca della settimana scorsa: una presentazione distratta, svogliata, come chi sta pensando a tutt’altro argomento. Accanto a lei Fabio Rovazzi perde ancora più punti; la coppia non ingrana, non si parlano, sembrano due estranei costretti a condividere l’ascensore. Dispiace un sacco per Daniele Battaglia, relegato nel backstage. Sarò di parte perché lo trovo un professionista davvero godibile (e sì, ha anche quel DNA da “figlio dei Pooh” che non guasta), ma lui sul palco principale ci sarebbe stato da Dio. Questa conduzione così com’è, purtroppo, fa acqua da tutte le parti. Fa quasi tenerezza vederli faticare così.