Sarabanda Celebrity, pagelle del 28 maggio: Papi highlander (8,5), Orietta Berti onnipresente (7,5), Zilli mistero doloroso (5)

Enrico Papi conduce la seconda puntata di "Sarabanda Celebrity" che rimette al centro Orietta Berti, ormai ovunque in tv. Le nostre pagelle

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Martina Dessì

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Content editor di tv, musica e spettacolo. Appassionata di televisione da sempre, designer di gioielli a tempo perso: ama i particolari, le storie e tutto quello che brilla.

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Il ritorno di uno dei titoli più forti della televisione italiana in versione VIP non poteva che scatenare l’attenzione degli appassionati del genere. Sarabanda Celebrity si propone come un frullatore impazzito di nostalgia, note musicali e dinamiche da puro varietà. Se il meccanismo del gioco resta un cult intramontabile, a fare la differenza è inevitabilmente il cast di concorrenti sceso in campo. Tra sintonie collaudate, dinamiche di squadra rivedibili e siparietti che hanno sfiorato il surrealismo, ecco i voti e il nostro giudizio critico sui protagonisti della puntata del 28 maggio. Pronti per il pagellone? Iniziamo.

Enrico Papi – Highlander dell’access prime time

Senza di lui, questo carrozzone semplicemente non avrebbe senso di esistere. Il padrone di casa si muove nello studio con la sfrontatezza di chi sa di aver inventato il giocattolo e di poterci fare quello che vuole. Per l’occasione (in realtà, già dal ritorno in pompa magna a Mediaset), gli autori lo hanno sottoposto a un’operazione di restauro vintage: via la barba e spazio a un paio di occhiali identici a quelli che sfoggiava trent’anni fa. Sembra rimasto ibernato nel 1997. Enrico Papi urla, corre, aizza la folla e gestisce il traffico di famosi con il consueto ritmo cardio-tonico. Finisce perfino in ginocchio di fronte a una Orietta Berti ingovernabile, che però lui riesce benissimo a tenere a freno. Sarabanda è la sua cameretta e noi siamo solo ospiti dei suoi giochi d’infanzia.
Voto: 8.5

Orietta Berti – L’onnipresente

Ormai Orietta Berti è una presenza fissa dei palinsesti nazionali, una specie di prezzemolo della TV generalista che ogni tanto si ricorda anche di saper cantare (e pure molto bene). La sua simpatia un fino naif è un patrimonio dell’umanità, d’accordo, ma il repertorio di aneddoti inizia ad avere l’effetto di una replica estiva. Abbiamo riascoltato per la millesima volta la poetica dell’amore per il marito Osvaldo Paterlini, l’unico e solo, e la soluzione del gin tonic per tirarsi su ormai trita e ritrita, di fronte alla quale Ciro Ferrara è comunque rimasto a bocca aperta. Il capolavoro della serata, però, arriva quando c’è da mimare i titoli: la Berti si ricorda di aver mimato Felicità puttana e ci rispiega come. Una scena surrealista che ha ridefinito i confini del trash consapevole. Meravigliosa e ingovernabile.
Voto: 7.5

Francesco Cicchella – L’unico con il libretto delle istruzioni

In un mare di improvvisazione, finalmente qualcuno che sa fare il suo mestiere e, soprattutto, sa far ridere. Francesco Cicchella dimostra per l’ennesima volta di essere un imitatore formidabile e un cantante con i controfiocchi. Prende in mano le redini della puntata trasformandosi in Sal Da Vinci, il cantante del momento (che vi piaccia o meno), e comincia a mitragliare lo studio con mille versioni parodistiche del tormentone Per sempre sì. I suoi tempi comici sono svizzeri, la sua capacità di infilarsi nei rari momenti di silenzio lasciati da Papi è più che affilata. Ha praticamente salvato la quota intrattenimento da solo.
Voto: 8

Ciro Ferrara – Il difensore prestato al blues

Sulla carta aveva lo stesso ruolo di un pinguino nel deserto, e invece l’ex calciatore si è rivelato il concorrente più godibile della serata. Sempre sorridente, ironico e clamorosamente a suo agio nel ruolo di “intruso”, Ciro Ferrara ha messo in mostra un insospettabile cuore che batte a ritmo di blues. La sua interpretazione di A me me piace ‘o blues, che ci riporta dritti verso la sua amicizia con Pino Daniele, è apparsa tenera, imperfetta ma cantata con l’anima. Promosso a pieni voti per l’attitudine.
Voto: 7

Elenoire Casalegno – La maestrina pigliatutto

Che tra lei ed Enrico Papi ci sia un feeling storico si vede lontano un miglio, fin troppo. Elenoire Casalegno entra in modalità “capo plotone” fin dal primo secondo: è luminosa, agguerrita, preparatissima sulla musica e disposta a tutto pur di vincere, persino a passare sopra i cadaveri dei suoi compagni di squadra. Il problema è che la sua personalità travolgente ha finito per cannibalizzare lo show. Ha risposto a tutto lei, ha monopolizzato le inquadrature e ha trasformato quello che doveva essere un gioco di squadra in uno show solista. Brava, per carità, ma la prossima volta un po’ di spazio anche agli altri non guasterebbe.
Voto: 6.5

Alvin – L’inviato che si è smarrito nello studio

In teoria, Alvin è uno che la televisione la mastica a colazione: è brillante, furbacchione, sa stare davanti alla telecamera e conosce i meccanismi dell’intrattenimento. In pratica, la sua partecipazione a Sarabanda è stata un disastro annunciato su scala nazionale. Invece di dare ritmo, ha rallentato ogni singola manche; ci ha provato con ammirevole ostinazione, ma ha infilato una serie di strafalcioni musicali da far accapponare la pelle. La sua solita verve ironica è affondata sotto i colpi di titoli di canzoni che evidentemente non erano nel suo radar. Una serata decisamente no.
Voto: 5

Rebecca Staffelli – Chi l’ha vista?

Splendida, dolcissima e, a giudicare dalle pochissime volte in cui ha aperto bocca, anche decisamente preparata sul pezzo. Allora perché darle un voto insufficiente? Perché Rebecca Staffelli è stata l’agnello sacrificale della serata. Completamente oscurata e messa all’angolo dalle dinamiche interne della sua squadra – ogni riferimento a Elenoire Casalegno è puramente voluto – è stata relegata al ruolo di soprammobile di lusso. Un vero peccato, perché la freschezza della giovane speaker radiofonica avrebbe fatto comodo a un gioco che a tratti è sembrato un raduno di reduci degli anni novanta.
Voto: 5.5

Nina Zilli – La voce sacrificata al dio dell’auditel

Un mistero doloroso. Vedere una delle voci più belle e graffianti della nostra musica ridotta a un fantasma televisivo fa stringere il cuore. Nina Zilli è rimasta praticamente invisibile per tutta la puntata, schiacciata da un meccanismo di gioco frenetico che non ha valorizzato minimamente la sua presenza. Le hanno fatto cantare Pedro della mitica Raffaella Carrà, ma l’esecuzione è stata moscetta e priva di mordente, che tradiva una certa mancanza di preparazione ed entusiasmo. In un altro contesto, e magari con vicini di banco meno ingombranti, avrebbe brillato. Stasera è stato un totale buco nell’acqua.
Voto: 5

Rosa Chemical – Lo straniero in patria

La sua presenza in studio è stata notata solo grazie a una capigliatura biondo platino che rischiava di farlo confondere con la Berti. Rosa Chemical ha affrontato la gara con il distacco di chi si trova lì per pagare una scommessa persa. Ha dato segni di vita esclusivamente sulle tracce internazionali in lingua inglese, confermando il sospetto che per lui la musica italiana semplicemente non esista. Un talento sprecato? Forse sì, o forse semplicemente un pesce fuor d’acqua che non vedeva l’ora che Papi gridasse il “Mooseca” finale per potersene andare a casa.
Voto: 4.5