Belve Crime, cos’è successo nella puntata del 26 maggio

Francesca Fagnani ha chiuso la stagione di "Belve Crime" attraverso le parole di Mirko Ricci, Soter Mulè e Daniele Ughetto Piampaschet: cosa è successo

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Paola Landriani

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Content e lifestyle editor, copywriter e traduttrice, innamorata delle storie: le legge, le scrive, le cerca. Parla di diversità, inclusione e di ciò che amano le nuove generazioni.

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Martedì 26 maggio è andata in onda l’ultima puntata stagionale di Belve Crime, lo spin-off condotto da Francesca Fagnani che racconta vicende di cronaca giudiziaria attraverso le testimonianze di chi quei fatti li ha vissuti in prima persona o ne è stato protagonista.

Nel corso della serata si sono seduti sullo sgabello Mirko Ricci, ex pugile condannato per il sequestro di un bambino, Soter Mulè, condannato per omicidio colposo dopo la morte di Paola Caputo durante un gioco erotico estremo, e Daniele Ughetto Piampaschet, detenuto per l’omicidio di Anthonia Egbuna e da sempre dichiaratosi innocente. Tre vicende diversissime tra loro, ma unite da un elemento comune: il rapporto complicato con la colpa, con la giustizia e con il modo in cui le storie sono state restituire all’opinione pubblica.

Soter Mulè, il senso di colpa per la morte di Paola Caputo

Francesca Fagnani ha aperto l’ultima puntata di Belve Crime accogliendo in studio Soter Mulè, ingegnere romano condannato dopo la morte di Paola Caputo durante un gioco erotico estremo avvenuto nel settembre del 2011, in un garage dell’Agenzia delle Entrate.

Un caso che, all’epoca, aveva occupato per settimane televisioni e giornali, soprattutto per le circostanze della tragedia: una pratica di bondage finita nel peggiore dei modi. Durante l’intervista, Mulè è tornato su quella notte, sul rapporto con Paola e con la terza persona presente, ma anche sul legame con il mondo del bondage e delle pratiche BDSM.

Nel corso del confronto con Fagnani, il racconto si è concentrato soprattutto sulla dinamica dei fatti e sulla verità processuale emersa negli anni, che ha portato alla condanna per omicidio colposo.

Un passaggio particolarmente delicato è arrivato quando la conversazione si è spostata sul senso di colpa e sulla consapevolezza del rischio: Paola era infatti legata con corde anche intorno al collo e, come sottolineato durante l’intervista, nel garage non c’erano forbici o strumenti utili a tagliarle rapidamente in caso di emergenza.

Più volte, nel corso dell’intervista, Mulè ha ribadito di non sentirsi un assassino, pur convivendo da anni con un senso di colpa che racconta come costante e totalizzante. Un peso che, ha spiegato, in alcuni momenti lo avrebbe spinto anche verso pensieri suicidari. “Vivo nel senso di colpa di non averla salvata”, ha detto a Fagnani, raccontando di non aver più avuto relazioni dopo quella notte e di vivere ancora oggi con la paura che qualcosa del genere possa accadere di nuovo.

Daniele Ughetto Piampaschet si dichiara ancora innocente

La conduttrice ha poi incontrato Daniele Ughetto Piampaschet, detenuto nel carcere di Torino dove sta scontando una condanna a 25 anni per l’omicidio di Antonia Egbuna, giovane prostituta nigeriana trovata morta nel Po nel 2012 e con cui aveva una frequentazione. Nel corso della sua vita, Piampaschet aveva avuto più volte rapporti e frequentazioni con ragazze nigeriane inserite nel giro della prostituzione torinese.

Il caso aveva fatto enorme scalpore soprattutto per un dettaglio inquietante: il delitto presentava diverse analogie con La rosa e il leone, romanzo scritto dallo stesso Piampaschet anni prima ma mai pubblicato, che per gli investigatori conteneva elementi molto simili a quanto accaduto ad Antonia.

Durante l’intervista, Piampaschet ha continuato a proclamarsi innocente, contestando la ricostruzione degli inquirenti e sostenendo ancora una volta la pista legata alla mafia nigeriana. A colpire è stato anche il suo modo di parlare, spesso aulico e ricco di riferimenti alla letteratura classica, quasi a voler trasformare il racconto giudiziario in una narrazione più ampia e personale.

Il confronto con Francesca Fagnani si è fatto via via più teso, soprattutto quando la conduttrice ha insistito sulle incongruenze della sua versione dei fatti e sulle somiglianze tra il romanzo e il caso che lo ha portato alla condanna. Uno scambio che ha reso l’intervista tra le più difficili della stagione, proprio per la difficoltà di riuscire a porre domande senza essere interrotta. In uno dei momenti più accesi dell’intervista è intervenuto anche il suo avvocato, cercando di riportare la conversazione su toni più distesi.

Mirco Ricci, il pugilato e gli anni più bui

Il terzo ospite della serata è stato Mirco Ricci, ex pugile romano soprannominato “The Predator”, per anni considerato una promessa della boxe italiana prima della spirale tra alcol, dipendenze e problemi con la giustizia.

Nel corso dell’intervista, Ricci ha ripercorso la sua infanzia difficile nelle periferie romane, raccontando un contesto segnato da violenza, povertà e criminalità. Il pugilato, ha spiegato, era stato inizialmente una via di fuga, un modo per togliersi dalla strada e immaginare una vita diversa. Una possibilità che col tempo si è però sgretolata tra eccessi e alcolismo, diventato sempre più ingestibile negli anni.

Tra gli eventi più d’impatto nella sua carriera, quello del 19 luglio 2014: poche ore dopo aver conquistato il titolo di campione d’Italia viene raggiunto da alcuni colpi di pistola mentre è alla guida vicino allo stadio Olimpico. “Le posso chiedere se è plausibile pensare che dietro ci fosse una storia di scommesse?”, domanda Fagnani. “Qui stiamo andando proprio sui film americani, non è così”, risponde Ricci. Poi aggiunge: “Forse è stato qualcuno che non ha digerito una litigata con me”.

Il momento più duro del confronto è arrivato quando il discorso si è spostato sul sequestro di un bambino di nove anni, vicenda per cui Ricci è stato condannato. Secondo la ricostruzione processuale, il rapimento sarebbe stato organizzato per recuperare un debito legato alla droga che la madre del bambino aveva con Ricci e sua madre.

Fatti dai quali lui continua però a prendere le distanze: “Io non capisco perché sono entrato dentro a questa storia”, ha detto. E ancora: “Mi sono trovato la vita distrutta, perché ho passato dieci anni chiuso dentro”.

Nel corso dell’intervista, Fagnani ha insistito soprattutto sul contrasto tra il ragazzo che aveva sfiorato una carriera importante nello sport e l’uomo finito poi al centro di una delle pagine più buie della sua vita. Ricci, spesso schivo e a tratti spigoloso, ha mostrato un lato più fragile soprattutto parlando del figlio, che oggi può vedere grazie al regime di semilibertà, e della paura di dovergli raccontare un giorno tutto quello che è successo.

“Quando sarà grande, come spiegherà a suo figlio la sua vita precedente?”, gli domanda Fagnani. “Questo me lo domando sempre. Troverò un modo. Aspetto che cresca ancora un po’ e spero di potermi sedere con lui per raccontargli tutti gli sbagli che ho fatto, che sono tanti”.