Malika Ayane arriva alla conferenza stampa, per presentare il brano Animali Notturni che porta a Sanremo 2026, con un sorriso disarmante, piena di energia, i capelli biondi raccolti in una coda, una maxi giacca che indossa con le maniche arrotolate. Si siede ed è subito magia.
Malika Ayane e il ritorno a Sanremo 2026
Il ritorno di Malika Ayane al Festival di Sanremo non è una mossa strategica né un’operazione di rilancio. È piuttosto il risultato di una lunga negoziazione con il tempo, con se stessa e con l’idea di cosa significhi oggi esporsi, raccontarsi, tornare al centro di una scena che sa essere tanto accogliente quanto feroce.
La partecipazione a Sanremo 2026 non è un semplice ritorno sul palco dell’Ariston, dove è stata 4 volte e mezzo perché nel 2021 non c’era il pubblico, ma una conseguenza naturale della sua evoluzione artistica. Sanremo è un luogo “che mi ha dato moltissimo, fin dal giorno zero“. Lì, Malika si sente a casa, grazie all’orchestra, al gruppo di lavoro e a quella tensione che definisce “l’ansia giusta”.
Ma l’Ariston è anche un palco che richiede struttura interiore. Non basta il brano: serve essere centrati, pronti a reggere l’urto emotivo e mediatico. Per questo, racconta, il Festival era da tempo nella lista dei desideri, ma in attesa del momento giusto. Quel momento, evidentemente, è arrivato ora.
Dopo un percorso che l’ha vista attraversare realtà molto diverse, Malika racconta di aver trovato in Carosello Records – insieme a Believe – uno spazio raro: quello del rispetto. Non solo dell’identità artistica, ma dei tempi, dei metodi, persino delle incertezze. La parola “prodotto” non viene negata, ma ridimensionata: la musica deve certo arrivare al pubblico, ma senza perdere autenticità. L’obiettivo non è l’immediatezza, bensì la riconoscibilità nel tempo, la possibilità che un lavoro continui a parlare anche a distanza di anni.
Malika Ayane, Animali Notturni
Questa è quello che vuole lasciare con il brano Animali Notturni, con cui è in gara a Sanremo 2026.
Malika racconta di essersi innamorata del brano già in fase di bozza avanzata, attratta da un mondo sonoro che “risucchia” e da un tema che sentiva affine. La scelta di entrare in un lavoro già avviato, invece di riscriverlo completamente, è significativa: non c’è l’urgenza di affermare l’io, ma la volontà di dialogare. Il testo viene vissuto come un abito da adattare, non come una pagina da cancellare. L’interpretazione personale si innesta su una struttura condivisa, in un processo che Malika definisce apertamente “lavoro di squadra”.

Il cuore del brano, per come lo racconta, ruota attorno alla consapevolezza: riconoscersi, ritrovarsi, guardare l’alba come se fosse sempre nuova, anche quando accanto a noi non c’è una novità assoluta, ma un “usato garantito”.
È una visione adulta dell’amore e delle relazioni, lontana dalla retorica dell’eccezionalità e più vicina alla bellezza della continuità. E se fosse un animale notturno? “Sarei la mia gatta Marmitta”.
La notte, tema centrale del brano, viene sottratta a ogni stereotipo. Non è solo festa o trasgressione, ma uno spazio abitato da molteplici storie: chi corre, chi lavora, chi torna, chi non dorme per dolore. Malika parla della notte come di una moltitudine di traiettorie che convivono senza necessariamente incontrarsi. Un’immagine che diventa metafora della condizione umana: siamo puntini in mezzo a infiniti altri puntini, ognuno con la propria direzione.
Malika Ayane e il duetto con Claudio Santamaria
Ma non c’è solo il brano in gara, c’è anche la cover della serata dei duetti. Malika Ayane ha scelto un brano, di Mina, Mi sei scoppiato dentro il cuore. Lei lo canterà con Claudio Santamaria, una scelta originale quella di coinvolgere un attore al Festival. “Perché l’ho voluto? Perché Claudio è fantastico, bello come il sole, canta da Dio, ha un’intensità rara. Secondo me era da cretini non portarselo a Sanremo”.