Melania Trump prima di essere First Lady, la sua vita in un documentario (che è già un flop)

Melania è il titolo del documentario che racconta la vita della First Lady a stelle striscia nei giorni che precedono la rielezione di Donald Trump

Foto di Maria Francesca Moro

Maria Francesca Moro

Giornalista e Lifestyle Editor

Giornalista e content editor. Dalla carta al web e ai social racconta di lifestyle, cultura e spettacolo.

Pubblicato:

Il 30 gennaio arriverà al cinema Melania, docufilm voluto e prodotto da Melania Trump. Il film è diretto dal regista Brett Ratner (su cui pesano gravi accuse di molestie) e diffuso da Amazon, che ha speso una cifra folle per accaparrarsene i diritti e per promuoverlo. Una spesa ingente che, a giudicare dai biglietti venduti, non verrà affatto ripagata dagli incassi al botteghino. E questo non è l’unico motivo per il cui documentario sulla First Lady è già stato sommerso dalle polemiche.

Di cosa parla il film di Melania Trump

Melania apre una finestra senza precedenti sui venti giorni che precedono l’Inaugurazione Presidenziale del 2025, raccontati per la prima volta attraverso lo sguardo diretto della First Lady. – si legge nella sinossi ufficiale – Un viaggio intimo e riservato dentro il mondo di Melania Trump, mentre si occupa dei preparativi per l’insediamento, affronta le complessità della transizione alla Casa Bianca e accompagna la sua famiglia nel ritorno nella Capitale”.

Un accesso inedito a diretto al dietro delle quinte di quei giorni decisivi: “Grazie a materiali esclusivi, il film svela riunioni decisive, conversazioni private e ambienti mai mostrati prima, restituendo il ritratto di una donna che si prepara a ricoprire nuovamente uno dei ruoli più potenti e simbolici del pianeta”. È la prima volta che una First Lady organizza di propria sponte – e di propria tasca – un docufilm a lei dedicato.

Il regista cancellato dal #MeToo

Il primo punto debole di Melania è il regista. Si tratta di Brett Ratner, già firma di blockbuster come X-Men: The Last Stand e Rush Hour. È dal 2015 che Ratner non gira più alcun film a Hollywood, la sua carriera sembrava finita dopo le numerose accuse di molestie pubblicate sul New York Times nel 2017. Non è stato Amazon, che del docufilm è produttore, a scegliere il regista: Ratner sarebbe stato selezionato tra tutti perché tra i preferiti di Donald Trump, nonché in passato collaboratore di uno dei suoi più fidati consiglieri.

Il budget spropositato e il marketing aggressivo

Seconda polemica: il tempismo della prima proiezione speciale a inviti. Il grande evento organizzato nella East Room della Casa Bianca, con tanto di banda militare e ospiti del calibro di Tim Cook e della Regina Rania di Giordania, si è tenuto appena poche ore dopo l’uccisione dell’infermiere Alex Pretti da parte di alcuni agenti dell’ICE a Minneapolis. I cittadini americani, comprensibilmente, si attendevano la cancellazione della festicciola di fronte a una profonda crisi nazionale.

"Melania", il docufilm su Melania Trump
IPA
Il trailer di “Melania” a Las Vegas

Infine, la questione del budget. Amazon MGM ha pagato 40 milioni di dollari per acquistare i diritti del film, più altri 35 milioni destinati alla promozione – il trailer di Melania è apparso persino sulla colossale The Sphere, l’arena di Las Vegas. Un investimento che non regge, considerato che il documentario di maggior successo del colosso dello streaming è costato appena 3 milioni e ne ha incassati 4,5. Quello dedicato a Melania Trump, costato venti volte di più, non dovrebbe incassare che un paio di milioni a star larghi, considerata la scarsa affluenza alle prevendite. Più che un investimento, dunque, quello di Amazon si rivela un goffo tentativo di compiacere il Presidente.