Anestesia, la sicurezza ai tempi di Covid-19

Protocolli mirati e attenzioni clinico-organizzative adottate dagli specialisti in anestesiologia e rianimazione, per rendere più sicuro il decorso del paziente sottoposto a procedure chirurgiche

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Gli Assiri per non far soffrire chi doveva subire un’amputazione “strozzavano” chi era destinato ad un’operazione comprimendo la carotide, così da “staccare” temporaneamente l’afflusso di sangue al cervello. Poco dopo gli egizi pensarono invece a metodi meno cruenti per far provare meno dolore a chi era destinato ad un’operazione, usando come anestetico il ghiaccio. Oggi, per chi ha bisogno di anestesia generale, i trattamenti sono molto diversi e ben più efficaci. Anche in tempi di Covid-19.

Percorsi “ad hoc” per la sala operatoria

La parola chiave, nelle strutture sanitarie, è più che mai “sicurezza”. E la necessità di sottoporsi ad un intervento chirurgico in anestesia generale non può esulare dalla garanzia che l’ospedale sia in grado di minimizzare i rischi di contagio da virus Sars-CoV-2. Lo ricorda Vito Torrano, Responsabile Blocco Operatorio 1 – ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda di Milano. “Abbiamo messo a punto protocolli mirati e percorsi proprio per incrementare la sicurezza per i pazienti e per gli operatori – spiega l’esperto.

Tutto parte già dai giorni che precedono il ricovero, in quello che viene definito “pre-ricovero”, con l’anestesista che sceglie la tecnica migliore ed il paziente che entra meno possibile nella struttura ospedaliera. Poi, prima dell’intervento, viene richiesto un tampone per valutare l’eventuale positività al virus Sars-CoV-2 del soggetto. Se il tampone è negativo si va avanti verso la sala operatoria, altrimenti il chirurgo informa l’anestesista sulla necessità o meno dell’indifferibilità dell’intervento”.

La SIAARTI, società scientifica che riunisce gli specialisti in anestesiologia e rianimazione, ha comunque messo a punto una serie di attenzioni clinico-organizzative adottate per rendere più sicuro possibile e rapido il decorso del paziente sottoposto a procedure chirurgiche, migliorando la possibilità di recupero e la possibilità di guarire in tempi minori – come spiega la Presidente Flavia Petrini”. Il filo conduttore dell’assistenza perioperatoria è l’interazione tra operatori dei team, di cui anestesisti-rianimatori e chirurghi sono gli attori medici, ma che includono anche infermieri adeguatamente formati e che devono rendere quanto più possibile semplice ed esente da complicanze la ripresa dell’organismo dopo il trauma chirurgico, adottando tecniche e strategie farmacologiche da “personalizzare” al caso ed ai rischi previsti, da cui dipende la prognosi dell’intervento.

Con il contributo non condizionante di MSD Italia

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