Così nasce l’anestesia su misura per lei

Non bisogna pensare solamente alla necessità di “addormentare” il malato quando si pratica l’anestesia generale, ma anche al bisogno di controllare il dolore.

Federico Mereta Giornalista Scientifico

“Conti fino a dieci”. E’ questa la frase che si sente dire una persone quando sta per entrare in sala operatoria e inizia il percorso dell’anestesia. Quasi mai si arriva, però, si riesce a concludere il compito assegnato. Spesso, dopo pochi secondi, il sonno si impadronisce dell’organismo, le palpebre diventano tremendamente pesanti e ci isola dal mondo esterno in modo che il bisturi del chirurgo possa svolgere la sua funzione. L’importante, ricordano gli esperti, è che il trattamento sia mirato e specifico per ogni persone, come ricorda Roberta Monzani dell’Humanitas di Milano.

 

Uomini e donne, analgesia “ad hoc”

Non bisogna pensare solamente alla necessità di “addormentare” il malato quando si pratica l’anestesia generale, ma anche al bisogno di evitare il dolore. Questo è un obiettivo fondamentale per chi entra in sala operatoria. “Occorre sempre fare un trattamento mirato sulla persona in base alle sue condizioni ed anche al sesso, che si mantenga per tempi adeguati – segnala l’esperta. In genere, uomini e donne non sono esattamente sovrapponibili in termine di analgesia cioè di controllo del dolore. Questo è importante anche sul fronte dei possibili effetti indesiderati che possono presentarsi al risveglio, come nausea e vomito, più frequenti nelle donne soprattutto in caso di interventi sull’addome”.  Per questo, in senso didattico, è fondamentale che il paziente e i familiari comprendano bene il valore dell’anestesia su misura. Ci sono interventi più semplici, anche sul fronte del controllo del dolore, ed altri che invece vanno monitorati con grande attenzione sotto questo aspetto. Un esempio? La necessità di impiantare una protesi del ginocchio, che sicuramente è particolarmente impegnativa in questo senso. L’importante  è che non si provi dolore e, quando necessario, con i muscoli resi morbidi e malleabili dai farmaci derivati del curaro, che hanno proprio questa funzione. Insomma, come sottolineano gli esperti, siamo di fronte ad una scienza esatta che si adatta alle condizioni del paziente e alle sue ansie. Così si può modellare l’anestesia come fosse un abito disegnato per rispondere ai fabbisogni specifici. Ad esempio, se una persona è particolarmente agitata dalla prospettiva dell’intervento, si consiglia sempre il ricovero la sera precedente per “iniziare” già molte ore prima l’anestesia consentendo al soggetto un riposo davvero rilassante. Poi c’è una maggiore attenzione sulla fase del risveglio, che oggi viene gestito e monitorato con grande cautela.  Inoltre, per ogni paziente viene costruito un protocollo di analgesia post-operatoria con l’obiettivo di prevenire e curare il dolore che si presenta dopo la chirurgia.

 

Risveglio tranquillo

Infine, come racconta l’esperta, sono sicuramente aneddotici i casi in cui ci si “risveglia” ancora sul letto operatorio. “E forse, gli studi vanno in questa direzione, potrebbe esistere una sorta di predisposizione genetica al fenomeno – segnala la Monzani. Per quanto riguarda i muscoli, si possono praticare “antidoti” che contrastano l’eventuale azione prolungata dei derivati dal curaro consentendo un più rapido recupero”. Il farmaco curarico è quella che ha il compito di ridurre la contrazione muscolare, e in genere il farmaco che rilascia la muscolatura ha terminato i suoi effetti quando il paziente si sveglia ed inizia a respirare autonomamente. In ogni caso per essere certi che abbia finito il suo effetto si fa una sorta di “antidoto”. “L’importante – conclude l’esperta – e monitorare regolarmente, la situazione per evitare sensazioni sgradevoli al risveglio”.

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Così nasce l’anestesia su misura per lei