Smettere di fumare, perché è più difficile per le donne

Secondo uno studio canadese le donne avrebbero maggiori difficoltà degli uomini ad abbandonare le sigarette. Farmaci e terapie alternative per smettere di fumare

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Arriva dal Canada, e precisamente dal Canadian Cardiovascular Congress, una notizia che fa riflettere. Le donne avrebbero – il condizionale è d’obbligo – quasi la metà delle possibilità dei coetanei maschi di abbandonare le sigarette.

In Nord-America, rispetto alla nostra realtà, c’è comunque un altro elemento da non sottovalutare: per le donne sarebbe più difficile accedere ai vari trattamenti farmacologici disponibili per accompagnare chi tenta la strada della disassuefazione. In ogni caso, la ricerca dimostra, sia pure se in una popolazione numericamente limitata, quante e quali siano le difficoltà per le donne che vogliono abbandonare il fumo.

Secondo Carolina Gonzaga Carvalho, che ha coordinato l’indagine, nello studio emerge che le donne hanno una più alta prevalenza di ansia o depressione rispetto agli uomini (si passa dal 41 al 21 per cento) e questo potrebbe avere conseguenze sull’efficacia del percorso di disassuefazione. Come se non bastasse, sempre a detta dell’esperta, anche fattori ormonali potrebbero influire sulla maggior difficoltà del gentil sesso ad abbandonare le sigarette.

Lo studio è stato condotto su una popolazione di entrambi i sessi che ha chiesto aiuto per la disassuefazione ai programmi dell’Ospedale Saint Michael, struttura dedicata alle patologie cardiache nella capitale canadese. Secondo l’esperta, sulla base dei risultati dello studio occorre che si creino interventi “specifici” per sesso. Anche sul fronte delle cure.

“In passato, in ambito medico, le differenze biologiche fra uomo e donna venivano completamente ignorate, ora sappiamo che sono differenti i modi di ammalarsi così come le reazioni ai farmaci e agli stili di vita – commenta Sara Tomassetti dell’Unità Operativa di Pneumologia degli Ospedali GB Morgagni di Forlì. In particolare, si è visto come il fumo di sigaretta possa avere effetti diversi su uomini e donne. Negli ultimi 15 anni le diagnosi di tumore al polmone nelle donne sono drasticamente aumentate. I dati dell’Istituto Superiore di Sanità indicano che in Italia vi sono 11,6 milioni di fumatori, di questi 4,5 milioni sono donne. In aumento soprattutto nel Sud Italia”.

Smettere di fumare: come agiscono i farmaci

Oggi, per chi ha veramente deciso di smettere, esistono metodi valutati in studi clinici che hanno dimostrato efficacia. In termini generali la terapia sostitutiva nicotinica, ovvero cerotti, gomme da masticare e inalatori che rilasciano la sostanza a dosi controllate è uno di questi.

Poi ci sono i farmaci: un vecchio antidepressivo, la nortriptilina, ha un’azione che aumenta di una volta e mezza la possibilità di stoppare con la sigaretta rispetto al placebo, la clonidina (impiegata per la cura della pressione alta) raddoppia le opportunità e il bupropione, antidepressivo che raddoppia le possibilità di abbandono.  I primi due ormai sono quasi del tutto abbandonati per questa indicazione.

Il farmaco più impiegato nei centri dedicati si chiama vareniclina e triplica le possibilità di disassuefazione rispetto a placebo mentre il semplice supporto psicologico (counselling) offre opportunità molto inferiori. La terapia sostitutiva nicotinica agisce contrastando la sensazione di astinenza da nicotina. Praticamente non ha controindicazioni, se non problemi della pelle in caso di utilizzo di cerotti. In gravidanza va impiegata solo come ultima ratio.

Il bupropione è invece un antidepressivo, va impiegato con cautela in presenza di patologie psichiatriche e non è indicato se c’è storia di anoressia e bulimia, o per chi soffre di epilessia o ha subito traumi cranici. Infine la vareniclina opera “occupando”  i recettori per la nicotina. Non deve essere usata in chi soffre di insufficienza renale grave e non va impiegata prima di due mesi in chi ha subito un infarto o un ictus.

Alla base la forza di volontà

Secondo gli esperti, tuttavia, l’associazione tra i due approcci, quello psicologico che dipende dal reale desiderio di smettere e quello farmacologico che consente invece di limitare i fastidi legati alla disassuefazione, rappresenta la via per ottenere i migliori risultati. Senza dimenticare che a fare la differenza è la volontà di smettere: senza quella, non esistono “vie di fuga” efficaci.

D’altra parte, i dati positivi non mancano certo per chi decide di abbandonare le sigarette. Anche se possono occorrere anni per eliminare completamente le alterazioni indotte dal fumo, che non per nulla è considerato fattore di rischio primario per l’infarto, già dopo un anno di astinenza da fumo il rischio per cuore e arterie si riduce significativamente e dopo un periodo più lungo tende ad azzerarsi anche il pericolo per i polmoni.

Tuttavia, a fronte di questi dati, gli studi scientifici dimostrano che più o meno la metà tra quanti hanno avuto un infarto ricomincia a fumare dopo sei mesi.

Le vie “alternative” per smettere di fumare

Se per i farmaci, associati o meno ad un trattamento psicologico, esistono studi clinici su ampie popolazioni, per altri approcci questi in alcuni casi non sono disponibili. Ma nella logica di abbandonare per sempre le sigarette e con esse anche i possibili rischi per la salute, è giusto comunque sapere che esistono tecniche alternative.

Per ogni fumatore occorre un approccio personalizzato, sulla base della quantità di sigarette fumate ogni giorno, e dalla presenza di stati depressivi o altre situazioni che rendono più difficile l’abbandono.

L’agopuntura, ad esempio, nasce dai dettami della medicina cinese e si è rivelata estremamente utile nel trattamento di numerose patologie. Viene applicata a volte anche per la disassuefazione dal fumo. Punta ad agire direttamente sui centri nervosi che favoriscono la dipendenza, in particolare da nicotina, e quindi dovrebbe mettere in atto una sorta di “condizionamento” che porterebbe a smettere di fumare.

I principi base dell’agopuntura  sono i fondamenti dell’auricoloterapia, che prevede di agire direttamente nell’area dell’orecchio. L’obiettivo è interferire, proprio sviluppando il trattamento su cinque specifici punti che paiono avere un’azione mirata sull’ansia che si lega alla necessità di accendere la sigaretta, con la sensazione di astinenza che si sviluppa in chi abbandona il vizio.

La laserterapia ha lo stesso obiettivo dell’agopuntura solo che al posto degli aghi si impiegano particolari laser a freddo che mirano ad agire sui punti chiave che rappresentano gli organi. Si punta a combattere l’ansia in chi vorrebbe accendere la sigaretta, grazie al rilasciamento di particolari sostanze chiamate endorfine e neurotrasmettiori, ad azione rilassante e calmante.

Infine con l’ipnosi si mira ad attenuare l’astinenza dalla nicotina oltre che a influire sulle abitudini del fumatore più incallito. Durante il trattamento si sfrutta il desiderio del fumatore di smettere che viene però normalmente contrastato da esperienze che lo rendono irrealizzabile. In pratica, quindi, si presuppone che l’inconscio possa agire sulla volontà.

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Smettere di fumare, perché è più difficile per le donne