- Il linfedema nasce da un accumulo patologico di liquido linfatico che può comparire per cause genetiche o dopo interventi chirurgici, provocando gonfiore e dolore.
- Nei pazienti oncologici il rischio è elevato ma non inevitabile, e riconoscere presto i sintomi permette di intervenire meglio con cure, igiene e protezione della cute.
- La gestione richiede diagnosi precoce, terapia personalizzata e supporto quotidiano, perché il disturbo pesa sulla mobilità, sull’autonomia e sulla qualità di vita.
In certi casi, l’origine della situazione può essere genetica. Più di frequente la comparsa del linfedema può essere la conseguenza di un intervento chirurgico. Insomma: l’accumulo patologico di liquido linfatico nei tessuti può dipendere da diverse cause.
Il linfedema, di questo stiamo parlando, non è altro che la formazione di ingorghi in uno o più punti delle “autostrade linfatiche” che attraversano il nostro corpo e che possono causare gonfiore a mani, braccia e gambe. Talvolta il gonfiore è così grave da portare ad “arti d’elefanti”, dolorosi e ingombranti che rendono difficoltosa una qualsiasi azione semplice, come vestirsi o lavarsi.
Quindi il linfedema può influire sulla qualità della vita e i mesi estivi sono spesso i più difficili da gestire. Caldo, sudorazione ed esposizione al sole possono rendere la pelle più fragile e aumentare il rischio di irritazioni e infezioni. L’igiene e la cura della cute sono una parte essenziale del trattamento, sia nelle fasi iniziali sia nel percorso di mantenimento.
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Il rischio in caso di tumore
Fino all’80% dei pazienti colpiti da un tumore può andare incontro a linfedema. Ma non si tratta di un’associazione fissa. “Il linfedema non è una conseguenza inevitabile delle cure oncologiche – sottolinea Laura Colonna, Direttore dell’UOC CEDRI-Centro di Dermatologia Rigenerativa e Immunologica e dell’Ambulatorio per le reazioni cutanee avverse da farmaci oncologici dell’IDI-IRCCS -. Se riconosciuto ai primi segnali e gestito correttamente, può essere controllato in modo più efficace e, nelle fasi iniziali, può ancora regredire.
Durante l’incontro di oggi aiutiamo i pazienti a riconoscere i comportamenti corretti da adottare ogni giorno: dalla detersione all’idratazione, fino alla protezione solare e alla scelta dei prodotti più adatti a una cute delicata”.
L’appuntamento si inserisce in un percorso avviato oltre due anni fa per aiutare i pazienti oncologici a rischio o già affetti da linfedema a conoscere meglio questa condizione, riconoscerne tempestivamente i segnali e partecipare in modo consapevole al proprio percorso di cura.
“Curare il linfedema non significa soltanto eseguire una terapia ma imparare a riconoscerlo presto e a gestirlo correttamente – è il commento di Paolo Marchetti, Presidente della Fondazione per la Medicina Personalizzata e Direttore Scientifico dell’IDI-IRCCS -. Quando il paziente acquisisce gli strumenti per comprendere i primi segnali e adottare i comportamenti più appropriati, aumenta la possibilità di intervenire tempestivamente, diminuisce il rischio di complicanze e può preservare meglio la propria qualità di vita. È questo uno degli aspetti più concreti della medicina personalizzata applicata agli effetti delle cure oncologiche”.
Attenzione a non sottovalutare la situazione
Il linfedema può essere inizialmente sottovalutato, perché i primi sintomi (senso di pesantezza, tensione della cute, gonfiore lieve o difficoltà nei movimenti) possono sembrare poco specifici. Proprio per questo è importante non attendere che il quadro diventi più evidente. Una valutazione precoce consente di avviare rapidamente gli interventi più appropriati e aumenta le possibilità di ottenere una regressione nelle fasi iniziali o, comunque, di prevenire la progressione.
“Vogliamo consolidare un approccio proattivo al riconoscimento precoce e alla gestione del linfedema – conferma Annarita Panebianco, Direttore Sanitario dell’IDI-IRCCS -. Professionisti sanitari, pazienti, caregiver e associazioni devono sentirsi parte dello stesso percorso. La presa in carico non può limitarsi al singolo trattamento, ma deve accompagnare la persona nel tempo e aiutarla a intervenire prima che la condizione diventi più difficile da controllare”.
Cure su misura
La diagnosi precoce e una corretta valutazione clinica e strumentale restano elementi decisivi. Riconoscere tempestivamente il linfedema consente di costruire una presa in carico personalizzata e di intervenire quando il quadro è ancora più favorevolmente modificabile. Ma ricordiamo che l’impatto del linfedema non è soltanto fisico.
Il gonfiore, il dolore, le limitazioni funzionali e il timore delle complicanze possono pesare su persone che hanno già affrontato un percorso oncologico complesso. “Può incidere profondamente sulla vita quotidiana del paziente e della sua famiglia – evidenzia Federica De Galitiis, Direttore dell’UOC di Oncologia dell’IDI-IRCCS -. Per questo è importante offrire non soltanto terapie, ma anche conoscenze e strumenti pratici che aiutino la persona a recuperare autonomia, sicurezza e fiducia nella possibilità di intervenire efficacemente”.
Il percorso può comprendere anche la terapia fisioterapica decongestiva e l’educazione del paziente alla gestione quotidiana. Insomma: occorre una presa in carico a 360 gradi, nella quale il trattamento riabilitativo, la cura della pelle e la partecipazione consapevole del paziente devono procedere insieme”.