La diagnosi di tumore della mammella incide sul benessere psicologico della donna. Eccome. Una donna su tre con tumore della mammella presenta sintomi depressivi clinicamente rilevanti. E poi ci sono i timori e l’attenzione al futuro.
L’ansia rappresenta la dimensione psicologica più diffusa: oltre il 30% manifesta livelli moderati o severi e quasi la metà riporta sintomi lievi. Il 52% segnala un aumento dello stress di coppia e il 67% problemi significativi di intimità sessuale, che permangono anche dopo la fine dei trattamenti. A dirlo sono alcuni risultati del Rapporto ANDOS–C.R.E.A. Sanità “Effetti collaterali del cancro alla mammella: qualità di vita”, realizzato per approfondire l’impatto del carcinoma mammario sul lavoro, sul benessere psicologico, sulle relazioni familiari e affettive e sulla qualità di vita percepita.
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Cosa emerge
Alla survey hanno partecipato 1.590 donne, di cui 1.051 hanno completato integralmente il questionario. La qualità di vita percepita risulta significativamente inferiore rispetto alla popolazione generale femminile, sia sul piano fisico che psicologico.
Dall’indagine emerge anche che la malattia ha effetti rilevanti anche sulla dimensione professionale e sui progetti di vita. Circa il 10% delle donne interrompe completamente lavoro o formazione, oltre il 20% riduce le ore lavorate e circa il 6% modifica ruolo o occupazione. Le difficoltà sono più frequenti tra le lavoratrici dipendenti, con contratti a tempo determinato ed indeterminato, e nelle pazienti sottoposte a chemioterapia, trattamento associato al maggiore impatto negativo in ambito occupazionale, anche se, anche l’ormonoterapia determina, nel tempo, rilevanti problemi lavorativi.
Oltre il 45% delle donne dichiara di aver dovuto modificare in modo abbastanza rilevante i propri progetti di vita e il 22% parla di cambiamenti molto o moltissimo impattanti. Tra le under 40, il 58,1% riferisce di aver rinunciato ad avere figli.
“Negli ultimi anni i progressi della ricerca e delle terapie hanno migliorato in modo significativo la sopravvivenza nel tumore della mammella, ma oggi sappiamo che non basta salvare la vita: dobbiamo restituirla – afferma Flori Degrassi, Presidente nazionale ANDOS –. Questo report conferma quanto la malattia continui a incidere sulla quotidianità delle donne, sulle relazioni, sul lavoro, sulla progettualità personale e sulla serenità psicologica, anche molti anni dopo la diagnosi. Il supporto psiconcologico e sociale non può più essere considerato un elemento accessorio, ma deve diventare parte integrante del percorso di cura, così come l’ascolto dei bisogni concreti delle donne”.
Le paure e il disagio
L’analisi evidenzia un carico psicologico particolarmente elevato: le paure più rilevanti sono quella di non guarire per un’eventuale recidiva, quella degli effetti collaterali dei trattamenti e quella inerente al futuro dei familiari, con oltre il 65-75% delle donne che attribuisce a questi aspetti un impatto importante.
Inoltre, il 21,2% riporta livelli moderati di ansia e il 10,9% severi, mentre quasi la metà (47,9%) sintomi lievi, l’analisi per età dimostra quanto questo sia un problema per le donne più giovani e in trattamento, sia con chemioterapia o, in misura minore, con ormonoterapia.
Affaticamento, disturbi del sonno, difficoltà di concentrazione, isolamento percepito e perdita di autostima restano elementi diffusi e persistenti nel tempo.
“L’indagine mostra con chiarezza che la qualità della vita delle donne con tumore della mammella è influenzata non solo dalla patologia, ma anche dalle conseguenze psicologiche, relazionali, familiari e sociali dell’esperienza oncologica – spiega Barbara Polistena, Direttore Scientifico di C.R.E.A. Sanità –. I dati dimostrano come il disagio emotivo non si esaurisca nella fase iniziale della malattia, ma possa protrarsi nel tempo, incidendo sulla quotidianità, sulle relazioni affettive, sulla genitorialità, sul lavoro e sulla capacità di progettare il futuro.
La survey evidenzia un impatto multidimensionale persistente che richiede un approccio di presa in carico realmente integrato e multidisciplinare, capace di considerare la persona nella sua globalità e di accompagnarla anche oltre la fase più acuta delle cure”.
Misurare l’impatto psicologico
La ricerca oncologica ci ha insegnato a misurare sempre meglio l’efficacia delle cure, ma oggi occorre fare un passo ulteriore e capire come le donne vivono realmente la malattia. Lo segnala Massimo Di Maio, Presidente AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) ricordando l’importanza dei Patient-Reported Outcomes (PRO), cioè i disagi riferiti direttamente dalle pazienti, senza il filtro dell’oncologo.
“Questi ci aiutano a valutare aspetti fondamentali come qualità di vita, benessere psicologico, sintomi, relazioni e impatto sulla quotidianità, rendendo le cure sempre più personalizzate e realmente centrate sulla persona -. Questo report mostra chiaramente che il tumore della mammella continua ad avere un peso rilevante sulla componente fisica, emotiva e relazionale della vita delle donne. È una neoplasia importante che colpisce ogni anno oltre 53mila persone”.
“Questi risultati mostrano come il carcinoma mammario produca effetti che vanno ben oltre la dimensione clinica, generando conseguenze organizzative, sociali ed economiche che incidono sui percorsi di vita – sottolinea Federico Spandonaro, Presidente del Comitato Scientifico di C.R.E.A. Sanità –. Per il sistema sanitario questo significa investire in modelli di presa in carico più strutturati, continuità assistenziale, supporto psicologico e strumenti di accompagnamento sociale e lavorativo, affinché la sopravvivenza si traduca anche in una migliore qualità della vita e in minori disuguaglianze nell’accesso alle opportunità di cura e reinserimento”.