Preeclampsia o gestosi, un test per capire chi è a rischio in gravidanza

La preeclampsia o gestosi è una delle complicazioni più temute in gravidanza: i campanelli d'allarme e la speranza in un test per capire chi rischia

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Un tempo si chiamava gestosi, oggi la scienza la definisce preeclampsia. A prescindere dal nome, è una delle complicazioni più temute della gravidanza, che può avere effetti anche gravi sulla gestante e sul nascituro, in particolare nelle aree in via di sviluppo.

Solo, purtroppo, non si riesce ad avere in anticipo l’informazione di chi la svilupperà e per questo occorre sempre un monitoraggio attento della situazione, soprattutto quando sono presenti specifici elementi che possono innalzare il rischio.

Si sa che può andare più facilmente incontro a questa condizione chi ha già avuto problemi simili in una gravidanza precedente, chi va incontro a gravidanze multiple, chi presenta particolari malattie come la sindrome da anticorpi antifosfolipidi (malattia autoimmunitaria in cui gli anticorpi prodotti dall’organismo si scatenano contro strutture che ne fanno parte, in modo errato), oppure quadri più comuni, come l’ipertensione, il diabete oppure anche patologie a carico del rene.

Un test per capire chi è a rischio gestosi

Per individuare chi corre un rischio più elevato di gestosi, arriva dall’Australia un semplice test, che è anche a basso costo e quindi potrebbe essere adottato non solo nelle nazioni più ricche, ma anche nei Paesi in via di sviluppo. Lo ha messo a punto un gruppo di ricercatori australiani della Edith Cowan University di Perth, sviluppandolo a partire da un altro questionario creato nel 2009 da Wei Wang.

In pratica il sistema controlla, combinandoli tra loro, parametri come la debolezza, la salute cardiovascolare, la risposta immunitaria, il benessere psichico e l’attività digestiva. Mescolando secondo un algoritmo questi parametri, secondo gli studi di Wang, si può arrivare a individuare con maggior precisione chi svilupperà l’eclampsia. Infatti chi raggiunge punteggi più elevati in questo questionario svilupperà una gestosi, contro il 17 per cento riscontrato nelle donne che invece non vanno incontro a questa complicazione della gravidanza.

Gli studiosi australiani, tuttavia, sono andati avanti aumentando ancora le capacità predittive del test. Come? Semplicemente aggiungendo al questionario anche i risultati di due semplici esami del sangue, ovvero la misurazione del calcio e del magnesio. Associando test del sangue e questionario, si è arrivati a capire in quasi l’80 per cento dei casi quali donne sono più esposte al rischio di preeclampsia.

La ricerca è stata condotta su una popolazione di donne in Ghana. Il dato è di estremo interesse considerando che questa condizione rappresenta, in particolare nelle aree più povere del pianeta, un rischio pesante per la salute di mamma e bebè, arrivando anche a determinare il decesso materno o del nascituro.

Pressione alta: campanello d’allarme

Secondo gli studi scientifici, il rischio di preeclampsia si aggira intorno al 5 per cento ma appare destinato ad aumentare in futuro, visto che l’età della gravidanza si sta spostando sempre in avanti e aumentano il sovrappeso e il diabete anche tra le donne.

Il primo segnale che deve mettere in allarme è un aumento della pressione arteriosa: se è vero che in gravidanza può salire naturalmente (secondo gli esperti si possono anche “sopportare” valori di 140/90, rispettivamente per massima e minima, che invece sarebbero considerati elevati in termini generali), è altrettanto innegabile che l’ipertensione rappresenta un fattore da tenere ben presente.

Altro elemento da considerare è la perdita di proteine con le urine, ovvero la proteinuria, che può indicare una sofferenza renale. La gestante che affronta questo problema può poi riferire inspiegabili mal di pancia, cefalea, vomito, addirittura tremori e incrementi ponderali anche di alcuni chili in pochi giorni.

Ovviamente il rapporto con il ginecologo che segue la gravidanza è fondamentale per identificare eventuali problemi. Ricordate di chiedere sempre al vostro specialista di fiducia come riconoscere eventuali segni di sofferenza e chiedete specifica consulenza sul tema, considerando che i fattori di rischio sopracitati vanno sempre considerati con attenzione. In attesa che il test messo a punto in Australia si riveli sempre più efficace.

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ho da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la mia passione, perchè credo che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ho collaborato e ancora scrivo per diverse testate, on e offline.

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