Mononucleosi: la “malattia del bacio” e i suoi sintomi

Febbre alta, mal di testa, eruzioni cutanee diffuse, possono essere spia di mononucleosi. Con il supporto dell’esperta scopriamo quali sono i sintomi e i trattamenti di questa malattia infettiva

Antonella Lobraico Editor specializzata in Salute & Benessere Specializzata nella comunicazione online, ha collaborato con testate giornalistiche, uffici stampa, redazioni tv, case editrici e agenzie web in progetti su Salute&Benessere.

Abbracciarsi, baciarsi, condividere i propri oggetti personali (come ad esempio i giocattoli o le cose di uso comune) è naturale per tutti noi, ma lo è ancora di più per i bambini. Sono proprio loro che muovendo i primi passi nel mondo, hanno voglia di scoprire tutto ciò che li circonda e per farlo, quale migliore “senso” se non quello del tatto? Tuttavia, il contatto diretto con la saliva di altri o anche quello indiretto con indumenti/oggetti, possono provocare la trasmissione di batteri e virus.

Il virus Epstein-Barr (EBV) ad esempio, è il diretto responsabile della mononucleosi, più comunemente definita “malattia del bacio”. Si tratta di una malattia molto comune di natura infettiva, il cui contagio avviene proprio attraverso la saliva e la condivisione di oggetti personali.

Quali sono quindi i sintomi della mononucleosi e come possiamo prevenirla? Abbiamo approfondito l’argomento con la Dottoressa Pilar Nannini, Pediatra.

Cos’è

«La mononucleosi è una malattia infettiva che si trasmette attraverso la saliva, per tale motivo è anche conosciuta come malattia del bacio. La trasmissione avviene tramite le goccioline che si disperdono attraverso colpi di tosse, starnuti, oppure utilizzando oggetti contaminati come giocattoli, posate, bicchieri e piatti.

La malattia può colpire ad ogni età, ma è più frequente nella prima infanzia e in età adolescenziale.

Il nome deriva dallo stimolo del virus alla produzione dei globuli bianchi, in particolare dei monociti (cellule monoculeate), solitamente presenti in numero ridotto», spiega la dottoressa.

Quali sono i sintomi nei bambini

«Nei bambini, la mononucleosi può presentarsi con sintomi anche lievi e fugaci, ma, in una percentuale considerevole di bambini, si manifesta invece con sintomi importanti come:

  • febbre alta e persistente;
  • linfonodi ingrossati e molto dolenti;
  • mal di gola intenso con ingrossamento delle tonsille che spesso presentano essudato bianco-giallastro (le cosiddette placche);
  • incremento delle dimensioni della milza e del fegato;
  • eruzione cutanea diffusa;
  • mal di testa;
  • dolori articolari;
  • inappetenza.

I sintomi possono durare dalle due alle quattro settimane, anche se la stanchezza può persistere più a lungo», continua la dottoressa Nannini.

Quali sono i sintomi negli adulti

«Negli adulti, il periodo di incubazione è piuttosto è lungo, ovvero dai 30 ai 50 giorni, nettamente inferiore rispetto a quello dei bambini che è invece di 10 giorni-due settimane. Si manifesta con malessere, febbre, mal di gola, inappetenza, mal di testa, dolori muscolari diffusi e sudorazione.

Anche negli adulti è presente l’ingrossamento della milza e dei linfonodi che possono essere anche molto dolenti e le tonsille particolarmente infiammate», specifica l’esperta.

La diagnosi di mononucleosi avviene a seguito di una visita medica in cui vengono presi in esame i sintomi manifestati. Un’ulteriore conferma può provenire dallo svolgimento di esami del sangue, per individuare la presenza di anticorpi anti-EBV di tipo IgM.

Cause

«L’agente eziologico della mononucleosi è il virus di Epstein-Barr. I sintomi sono di malessere generale, stanchezza, inappetenza, febbre, ingrossamento dei linfonodi, del fegato e della milza».

La malattia, e di conseguenza il manifestarsi dei sintomi, sono provocati dall’azione di questo microrganismo appartenente alla famiglia degli herpesvirus. Presenta un periodo di incubazione piuttosto variabile (a volte anche lungo) in cui il soggetto, anche se asintomatico, può infettare gli altri.

Quali sono i rimedi

«Trattandosi di una malattia di origine virale, si risolve spontaneamente, senza l’ausilio di antibiotici. Questi ultimi devono essere invece presi in considerazione in caso di complicanze infettive batteriche. Il trattamento è quindi sintomatico, mirato a ridurre la gravità dei sintomi: antipiretici o antinfiammatori, accanto a un’adeguata idratazione. Occasionalmente, può essere necessario l’utilizzo di corticosteroidi, soprattutto in relazione all’ingrossamento delle tonsille. È importante inoltre osservare riposo, soprattutto se il paziente presenta ingrossamento della milza perché è maggiormente a rischio di rottura della milza.

L’infezione ha esito benigno nella maggior parte dei casi e la guarigione avviene tra le due e le otto settimane. In una piccolissima percentuale può esitare in complicanze come epatite, miocardite, anemia emolitica, trombocitopenia, sindrome di Guillain Barrè, meningite o encefalite».

Prevenzione

«La prevenzione si basa sul rispetto delle norme igieniche di base, come evitare di scambiare posate, bicchieri, bottigliette d’acqua, cibo con altre persone, che, ancora non completamente sintomatiche o asintomatiche, potrebbero essere invece in fase d’incubazione e quindi sviluppare a breve la malattia conclamata», conclude l’esperta.

In generale quindi, la mononucleosi è una malattia infettiva che può essere trattata osservando un periodo di riposo e seguendo la terapia indicata dal medico. È possibile prevenirla lavando spesso le mani ed evitando di entrare in contatto con oggetti e/o persone infette.

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