Meningite da meningococco, come prevenirla e trattarla

Infezione da meningococco: come si trasmette, i sintomi, i soggetti a rischio e come prevenirla

Federico Mereta Giornalista Scientifico

L’allarme meningite lungo la sponda bergamasca del lago d Iseo, con due vittime e cinque casi di contagio, non accenna a ridursi. E da diverse parti d’Italia giungono segnalazioni di casi di infezione da meningococco, il batterio a forma di chicco di caffè (il suo vero nome è Neisseria Meningitidis) che si trova nella gola del dieci per cento delle persone e che in qualcuno supera la barriera delle meningi e provoca la grave malattia.

Le caratteristiche dell’infezione

Pur non essendo l’unico germe che può provocare l’infezione delle meningi, il batterio si può sviluppare in maniera molta rapida, dando luogo in alcuni casi a quadri mortali. La scienza dice che per forme di questo tipo l’età tra i sei mesi e i due anni è quella più a rischio, insieme a quella dell’adolescenza. Per un motivo ben preciso.

Nelle prime settimane di vita il neonato tende ad “accumulare” gli anticorpi prodotti dalla madre, pronti a reagire, e dopo i due anni ne sviluppa di propri grazie a germi simili alla neisseria con cui entra in contatto. Ma di queste patologie, che per alcuni ceppi batterici anche al di là del meningococco possono essere prevenute con un vaccino, si sa ancora poco.

Né si conosce il motivo per cui, in una comunità chiusa come può essere un asilo o una scuola, alcuni bambini sviluppino una forma acutissima e grave dell’infezione mentre altri non hanno alcun problema. Le cause di questo meccanismo sono ancora ignote e non si può conoscere a priori chi andrà incontro ad un’infezione causata da un germe che normalmente è presente nelle cavità del naso e della faringe di una persona su dieci, senza dare alcun fastidio.

La setticemia meningococcica

Si tratta di una particolare manifestazione della meningite causata dalla neisseria meningitidis, il germe che, insieme ad altri, è tra i principali responsabili di questa infezione. Ed è la forma più grave, come confermano le cifre. In generale, infatti, poco più del cinque per cento di chi ha meningite da meningococco muore per la malattia, mentre  il tasso di letalità per la setticemia senza sintomi meningei è del 20 per cento e può arrivare addirittura  fino al 50 per cento se i pazienti vanno in stato di shock prima dell’intervento del medico.

In generale in oltre il 30 per cento  dei casi si ha solo setticemia, e nella metà dei malati  entrambe le forme. L’infezione da meningococco conduce sempre alla concentrazione del germe nel sangue circolante, ma poi il batterio tende a concentrarsi nelle meningi e nella pelle. Per questo il quadro clinico è caratterizzato da un esordio brusco con febbre, cefalea, rigidità della nuca e vomito e macchie sulla pelle, presenti in tre malati su quattro.

Ma ci sono casi in cui l’infezione è più rapida, definiti meningococcemia “fulminante” a rapida insorgenza, che interessano secondo le diverse statistiche il 10-20 per cento dei pazienti. In questi malati compaiono rapidamente problemi molto gravi come lo stato di shock, la coagulazione intravascolare disseminata, con il sangue che tende a coagularsi da solo all’interno dei vasi e non arriva agli organi e conseguente insufficienza funzionale degli stessi.  Purtroppo questa forma evolve molto rapidamente e può risultare letale nella metà circa dei casi per insufficienza cardiaca o respiratoria.

Come si trasmette e si previene l’infezione

Il batterio si trasmette attraverso i colpi di tosse e quindi tende a a diffondersi con maggior frequenza nella comunità. Viene trasmesso da portatori asintomatici, che cioè non presentano fastidi, nei quali si trova principalmente nelle alte vie respiratorie, dove magari si dimostra responsabile di qualche colpo di tosse o di un leggero mal di gola.

Il primo segno dell’infezione è la febbre accompagnata da segni che dimostrano l’interessamento delle meningi, come cefalea, vomito o particolare sensibilità agli stimoli esterni, in particolare nei confronti della luce e dei rumori. La terapia della meningite da meningococco si basa ovviamente su un trattamento antibiotico mirato.

In prevenzione, per difendere chi è entrato in contatto con l’ammalato, si attua un trattamento con antibiotici specificamente attivi sul germe.  In Italia i casi di infezione meningococcica si manifestano soprattutto in inverno e in primavera, con i casi concentrati tra gennaio ed aprile, anche se possono esserci infezioni tutto l’anno.

La maggior parte delle infezioni, oltre che nell’adolescenza, si verifica nei bambini tra i 4-6 mesi e i 3 anni: per questo la vaccinazione va effettuata nei bimbi molto piccoli per il meningococco B e subito dopo per il C.

Il vaccino è l’unica forma di prevenzione. Nei primi mesi di vita (con successivo richiamo) viene offerto il vaccino per il meningococco B, visto che i casi si concentrano in questa fascia d’età, nel secondo anno quello per il meningococco C insieme ad altri ceppi (A, Y, W) in un vaccino quadrivalente. Il ceppo C tende a dare infezioni un pochino più tardi. In questo caso è previsto il richiamo ed è comunque proposta la vaccinazione agli adolescenti.

Visto che il meningococco vive regolarmente nella gola e nel naso di molte persone, da cui passa facilmente agli altri con un colpo di tosse o con uno starnuto, diventa fondamentale cercare di limitare il numero di possibili “untori” del tutto inconsapevoli, anche perché il germe in gola non dà alcun segno della sua presenza. Il batterio solo in alcun soggetti, e per motivi ignoti provoca la malattia.

Con il vaccino quindi non solo si protegge il singolo, ma si riduce il numero delle persone che potrebbero (senza avere alcun sintomo) trasmettere una malattia che può avere un’evoluzione drammatica in poche ore.

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