MASH e steatosi del fegato, malattie tanto frequenti quanto sottovalutate: come si scoprono e si affrontano

La MASH è la seconda causa di trapianto di fegato in Italia. All'inizio è asintomatica ma se non diagnosticata, può avere gravi conseguenze

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

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La sigla ricorda un vecchio film. Ma non si tratta di un’opera di fantasia, quanto piuttosto di una patologia ben presente, pur se in molti casi riconosciuta in ritardo la Steatoepatite Associata a Disfunzione Metabolica, questa la definizione della condizione caratterizzata dall’acronimo inglese MASH, è infatti  è una patologia cronica e progressiva che può evolvere per anni senza sintomi evidenti, fino a causare cirrosi, scompenso epatico ed epatocarcinoma.

Pensate: in Italia la MASH rappresenta già oggi la seconda causa di trapianto di fegato e purtroppo quanto la fibrosi del fegato è avanzata hanno in media soltanto 2-3 anni prima di sviluppare cirrosi, rendendo cruciale una diagnosi precoce. Il tutto, con un peso significativo sul fronte sanitario: si attesta attorno ai 3 miliardi di euro la proiezione dell’impatto economico della MASH in Italia entro il 2040.

Come si sviluppa la MASH

La MASH è caratterizzata da accumulo di grasso nel fegato associato a infiammazione e danno cellulare. Se non diagnosticata e trattata adeguatamente, la patologia può progredire in eventi epatici maggiori, quali cirrosi, scompenso epatico ed epatocarcinoma, posizionandosi come seconda causa di trapianto di fegato in Italia.

Secondo un recente studio condotto dall’Associazione Italiana per lo Studio del Fegato (AISF), pur rappresentando una parte limitata della popolazione affetta da MASH, i 5.000 pazienti in stadio da moderato ad avanzato di fibrosi (di cui 2.000 in stadio fibrotico avanzato) costituiscono il segmento a più alto rischio di progressione rapida.

La MASH rappresenta una sfida sanitaria silenziosa che progredisce attraverso stadi di gravità crescente ma che risulta asintomatica nelle sue fasi iniziali e moderate – segnala Luca Miele, Ricercatore di Medicina Interna presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e Direttore UOS Clinica del Pre-trapianto di Fegato e Ambulatorio Steatosi della Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS di Roma -.

Il peso sul Sistema Sanitario Nazionale cresce esponenzialmente man mano che la malattia avanza. Per arrestare questa spirale, la chiave è la diagnosi tempestiva della fibrosi avanzata, vera discriminante prognostica, con l’epatologo come figura centrale in un percorso multidisciplinare capace di coinvolgere medici di medicina generale e specialisti”.  I numeri confermano l’urgenza dell’intervento.

I pazienti con fibrosi avanzata hanno in media solo 2-3 anni prima di sviluppare cirrosi, e il rischio di eventi epatici avversi aumenta di 10-17 volte rispetto ai soggetti senza fibrosi.

Quanto conta la diagnosi precoce

La MASH impone significativi oneri sanitari ed economici sia ai cittadini che ai sistemi sanitari, con costi che crescono proporzionalmente alla progressione della fibrosi. Nel 2021, l’impatto economico della patologia in Italia è stato quantificato in 1,3 miliardi di euro, con proiezioni di crescita fino ai 3 miliardi di euro entro il 2040.

Riconoscere prima possibile la situazione è quindi fondamentale, per poi monitorare al meglio quanto accade e poter agire momento per momento nelle fasi avanzate della malattia, esplorando contemporaneamente le funzionalità dei Test Non Invasivi e dei percorsi diagnostici più efficaci per l’individuazione e la presa in carico specialistica.

“Identificare precocemente i pazienti con fibrosi avanzata e intervenire tempestivamente è fondamentale per evitare l’aggravarsi della patologia e le sue complicazioni più severe – è il parere di Salvatore Petta, Professore Ordinario di Gastroenterologia dell’Università degli Studi di Palermo – AOUP Paolo Giaccone -.

Per raggiungere questo obiettivo servono screening mirati, accesso a centri di eccellenza e team multidisciplinari, condizioni che, purtroppo, non sono ancora ottimali in Italia”.

“Questa patologia è ancora troppo spesso sottovalutata dai pazienti nelle sue implicazioni che, in assenza di un trattamento adeguato, possono avere conseguenze anche gravi sul benessere della persona – indica Massimiliano Conforti, Presidente di EpaC – ETS –”.

Stiamo più attenti al fegato e il rischio del “grasso”

Avete mai pensato a quante cose riesce a fare il fegato senza che nemmeno ce ne accorgiamo? Se non ve ne rendete conto, proviamo a rinfrescarvi la memoria.

L’organo può svolgere quasi cinquecento reazioni chimiche diverse. Ripulisce le sostanze assimilate da quello che potrebbe essere nocivo per il corpo, lavora i grassi dei cibi, produce il colesterolo e la bile, sintetizza gli enzimi necessari per il benessere. In più fa da “contenitore” naturale per molte vitamine come la A e la D, per cui non abbiamo bisogno di ingerirne continuamente con i cibi. Infine, contribuisce a controllare il livello del glucosio nel sangue, cioè la glicemia.

Nel migliore dei mondi possibili, il fegato sarebbe inesauribile. Ma purtroppo non è così. Perché si ammala. La steatosi epatica, o MASLD (malattia epatica steatosica associata a disfunzione metabolica), è un accumulo di grasso nel fegato. Può progredire appunto in MASH (steatoepatite associata a disfunzione metabolica), durante la quale possono insorgere fibrosi e, infine, cirrosi.

Per proteggere il fegato conviene puntare sulle buone abitudini e sui controlli regolari da decidere assieme al medico, visto che alla steatosi si può associare l’infiammazione, che danneggia progressivamente gli epatociti. Soprattutto, bisogna ricordare che spesso i nemici del fegato si alleano in una combinazione pericolosa: per questo chi ha anche il minimo problema deve rinunciare del tutto agli alcolici. L’alcol infatti amplifica l’infiammazione peggiorando quindi la steatoepatite legata alle cattive abitudini alimentari.

I problemi, quindi, nascono soprattutto a tavola, quando si eccede con alimenti particolarmente ricchi di lipidi, specie di origine animale. Se si esagera, diventa difficile smaltire o almeno trasformare in energia i troppi grassi, che quindi si accumulano. Conseguenza? Le cellule del fegato scoppiano di grasso, si rompono e il tessuto adiposo progressivamente va a sostituire quello attivo. Con ciò che ne consegue.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.