Malattie cardiovascolari, l’attività fisica protegge il cuore

L'attività fisica regolare protegge dal rischio infarto, ictus e trombosi. Ecco quanto praticarne secondo le raccomandazioni di ALT

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Non pensate di dover battere qualche record né lanciatevi in “overdose” di attività fisica che possono risultare controproducenti per la salute. Ma per proteggere il cuore abituatevi a muovervi con regolarità, scegliendo l’attività che più vi piace e si adatta al fisico.

Ogni persona deve trovare il tempo, ogni giorno e in mezzo alle mille attività di ciascuno, da dedicare all’esercizio fisico, ciascuno in funzione delle proprie possibilità e caratteristiche. Più attività significa più salute per il cuore, il cervello, le arterie e le vene: non solo, ma migliora la salute delle ossa, dei muscoli e l’umore.  Queste le raccomandazioni di ALT-  Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari – Onlus, rappresentante in Italia di EHN – European Heart Network.

Siamo tanto pigri

25 donne su 100 e 22 uomini su 100 sono assolutamente pigri. L’unica attività che si permettono è spostarsi dalla cucina al divano, magari fare qualche passo in compagnia e nulla più. Purtroppo però così facendo il cuore rischia di più.

La sedentarietà moltiplica la probabilità di andare incontro prima o poi a infarto, ictus, trombosi, oltre che di aumentare i fattori di rischio per cuore e cervello. Sia chiaro: non serve esagerare con il movimento. Svolgere attività fisica in modo organizzato e costante fa bene a tutti, a coloro che sono in buona salute e si credono invincibili, e a coloro che hanno già avuto un incontro ravvicinato con un problema cardiovascolare e si sentono fragili.

Il report di EHN, network  europeo  nel quale ALT rappresenta l’Italia, dimostra chiaramente che nei Paesi nei quali non esistono leggi che rendano l’ambiente favorevole a una attività fisica moderata le persone si muovono meno e si ammalano di più.

150 minuti alla settimana di attività fisica moderata, o 75 minuti alla settimana di attività fisica intensa: sono le raccomandazioni indicate dal rapporto europeo. “Partendo da questi numeri – sottolinea Lidia Rota Vender  – presidente di ALT – ognuno può, o meglio dovrebbe, impostare il proprio programma,  in funzione del luogo in cui abita e degli impegni che ha: ma il tempo va trovato e, come ci ricorda anche il professore Valentin Fuster, Presidente del Comitato Scientifico di ALT e Director of Mount Sinai Heart, and Physician-in-Chiefat The Mount Sinai Hospital, New York City, UnitedStates of America nel suo libro pubblicato da Planeta “Abbi cura del tuo cuore: non è mai troppo presto, non è mai troppo tardi”.

Anche dopo un attacco di cuore, il giusto movimento

Il report sottolinea quanto sia fondamentale che i pazienti che hanno già avuto un evento cardio o cerebrovascolare, come una trombosi, un infarto, un ictus cerebrale, che hanno subito un bypass o un’angioplastica o un intervento di chirurgia vascolare, o che soffrono di diabete o ipertensione o hanno livelli di colesterolo alti troppo a lungo nel tempo o aterosclerosi già diagnosticata abbiano bisogno di decidere di scegliere un programma di attività fisica strutturata in modo organizzato, perché ne hanno “bisogno”: un programma che ovviamente deve essere compatibile con le fragilità e le caratteristiche di ognuno, che si aggiunga alla riabilitazione guidata da professionisti fisiatri o fisioterapisti.

Per ogni persona “un abito su  misura”: è questa, per fortuna e finalmente, la strada che sta riprendendo la medicina, non solo in termini di prevenzione ma anche di cura: perché ognuno di noi può essere classificato in funzione delle caratteristiche generali (genere, peso, precedenti, farmaci e malattie in corso) in un gruppo, ma rimane comunque speciale e non tutti gli abiti calzano nello stesso modo su tutte le persone del gruppo.

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ho da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la mia passione, perchè credo che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ho collaborato e ancora scrivo per diverse testate, on e offline.

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