Ipertensione, perché è un pericolo per la salute e come controllarla

Lunedì 17 maggio si celebra la Giornata Mondiale dell’Ipertensione, nemico invisibile per arterie, cuore, cervello e reni.

Anche se a volte lo dimentichiamo, questo fattore di rischio è molto comune anche nelle donne, specie dopo la menopausa. Come affrontare la situazione? Prima di tutto correggendo le cattive abitudini, dal fumo alla sedentarietà fino alla ridotta attività fisica e al peso in eccesso. Poi, se il medico lo consiglia, possono aiutarci anche i farmaci. Ma come comportarsi? Ecco i consigli di Maria Lorenza Muiesan, Professore ordinario di Medicina Interna all’Università di Brescia e Direttore della Medicina 2 presso gli Spedali Civili della città lombarda.

Aumentare la consapevolezza

Negli USA da anni è in atto una grande campagna di sensibilizzazione per aumentare la conoscenza dei danni provocati da valori di pressione arteriosa elevati e la consapevolezza, il trattamento ed il controllo dell’ipertensione nel sesso femminile sono migliorati. Da noi la situazione non è ancora così, anche se la pressione elevata non è certo un fenomeno raro nel sesso femminile. “Un recente studio americano ha dimostrato che nelle donne i valori pressori aumentavano prima già verso i 30 anni e progredivano più rapidamente per il resto della vita nelle donne soprattutto dopo la menopausa” spiega l’esperta. “Non si sa bene il perché, anche se probabilmente incidono altri fattori di rischio, tra cui il sovrappeso, il fumo, sempre più diffuso anche tra le giovani, e fattori socioeconomici e culturali. C’è poi un altro elemento che va considerato: le donne tendono ad avere gravidanze in età più avanzata, con il rischio che se durante la gestazione la pressione arteriosa aumenta, questo possa favorire lo sviluppo di ipertensione e complicanze cardiovascolari a distanza di 10-15 anni. In ogni caso oggi la prevalenza dell’ipertensione nelle donne è simile a quella negli uomini intorno ai 45-50 anni e poi, dopo i 60 anni diventa superiore a quella degli uomini”. Purtroppo, a fronte di questi dati, pare che le donne affrontino in modo diverso le patologie cardiovascolari in generale e soprattutto i fattori di rischio. “In genere tra le donne dopo un infarto o un ictus si tende ad avere un minor uso di farmaci come gli antiaggreganti e le statine per ridurre il colesterolo, in particolare ad alte dosi: il trattamento, insomma è diverso rispetto ai maschi, come confermato dallo studio EUROASPIRE V” riprende la Prof. Muiesan. “Anche sul fronte della terapia antipertensiva si vede che le donne tendono ad essere trattate meno con farmaci come gli inibitori dell’angiotensina II e più con diuretici e calcio-antagonisti. Probabilmente è fondamentale personalizzare al massimo i trattamenti in base al fisico femminile, anche per limitare i possibili effetti collaterali (ad esempio i dolori muscolari in chi assume statine per ridurre il colesterolo) dei farmaci che magari sono prescritti ad alti dosaggi”.

Importante seguire le cure

A questi dati occorre poi aggiungere che spesso nella popolazione femminile le malattie cardiovascolari tendono a restare in secondo piano. “La donna, in generale, pensa di più ai tumori, soprattutto della mammella, e meno alle patologie di cuore ed arterie” fa sapere l’esperta. “Si tratta di un errore e dobbiamo aumentare la consapevolezza in questo senso. Alcuni dati indicano che le donne seguono le cure con meno regolarità rispetto agli uomini e questo è sbagliato, perché l’assunzione regolare e continua della terapia prescritta è necessaria per prevenire le malattie cardiovascolari”.

Tornando all’ipertensione: per controllarla adeguatamente, quando necessario, il medico prescrive farmaci mirati. E le donne, così come gli uomini, purtroppo tendono ad avere un’aderenza non soddisfacente alle cure indicate. “In un panorama che vede dimezzarsi le persone che seguono correttamente un trattamento antipertensivo dopo un anno non è chiaro se esista una differenza di genere” segnala la Prof. Muiesan. Di certo è che chi ha un’aderenza più bassa alle cure finisce per avere più eventi come infarti o ictus, rispetto a chi segue scrupolosamente le cure, ed ha una sopravvivenza peggiore. Ci sono comunque dati, come ad esempio quelli relativi alla Regione Lombardia, che dicono che le donne soprattutto se anziane tendono a seguire meno le terapie: occorre però ricordare che  questo parametro viene rilevato con indicazioni sui consumi (si considera aderente chi prende almeno l’80% delle confezioni prescritte) o in base a questionari autosomministrati. “In questo senso un aiuto all’aderenza può venire dalle combinazioni fisse, magari non solo per l’ipertensione ma anche per altri fattori di rischio cardiovascolare, perché così si agevola la possibilità di seguire i trattamenti, specie per chi è in cura per altre patologie ed assume altri farmaci” è il consiglio finale della specialista.

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