Ipertensione notturna, mette a rischio il cervello e la memoria

Gli sbalzi notturni della pressione sono potenzialmente pericolosi per il cervello: chi è più a rischio e gli esami da fare

Federico Mereta Giornalista Scientifico

La cronobiologia del corpo umano è chiara. La pressione arteriosa sale la mattina, tra le sei e le nove, tanto che queste ore sono quelle in cui si possono concentrare gli attacchi di cuore. Poi progressivamente tende a calare, pur se ovviamente le attività di ogni giorno influiscono sui valori pressori e sulla frequenza cardiaca.

In una persona normale, in ogni modo, con il sopraggiungere della sera i valori pressori scendono, si mantengono bassi durante il sonno e poi, progressivamente, risalgono quando ci svegliamo. Il corpo è regolato per seguire questi ritmi, ma a volte non si comporta come dovrebbe. E i valori pressori della notte non scendono.

Una ricerca americana spiega come questo fenomeno sia potenzialmente pericoloso per il cervello perché piccole aree del sistema nervoso potrebbe essere “danneggiate” dall’ipertensione.

A rischio soprattutto chi è iperteso

C’è una parola inglese “dipping” che contraddistingue il naturale calo pressorio notturno. Ma in alcune persone questo fenomeno non si verifica e addirittura durante la notte la pressione si alza: per questo si parla di “reverse dipping”. Questa condizione si osserva soprattutto in chi è già iperteso e sarebbe all’origine dei danni localizzati cerebrali, che magari si manifestano con difficoltà a ricordare, facendo pensare a quadri patologici di altro tipo.

A dirlo è uno studio, coordinato da Adam M. Brickman dell’Università Columbia di New York e pubblicato su Neurology, che ha preso in esame 435 persone di età media intorno ai 59 anni in Venezuela. Gli scienziati hanno monitorato per 24 ore i valori pressori, ogni quarto d’ora di giorno e ogni mezz’ora di notte.

Inoltre, con controlli mirati, sono andati a valutare attraverso diagnostica per immagini specifiche alterazioni a carico della sostanza bianca del sistema nervoso e hanno condotto test sulla memoria e sulle capacità di comprensione. In media, quasi sei persone su dieci tra quelle coinvolte nella ricerca soffrivano di ipertensione o comunque assumevano farmaci per controllare la pressione.

Per quanto riguarda le variazioni notturne, nella metà delle persone la pressione è calata normalmente, nel 40 per cento i valori sono rimasti sostanzialmente invariati e solo nel 10 per cento c’è stato un innalzamento dei livelli. Peccato però che in chi non aveva questo meccanismo naturale di discesa dei livelli di pressione arteriosa si è osservato un aumento più che doppio delle aree di iperintensità della sostanza bianca.

Come se non bastasse, chi presentava il fenomeno ha riportato punteggi inferiori nei test della memoria, che potrebbero avere tra le spiegazioni sia le differenze della pressione sia il problema del rialzo pressorio durante il riposo notturno. Insomma: si tratta solamente di un’associazione tra i due fenomeni e non di una chiara correlazione. Ma gli sbalzi pressori notturni verso l’alto vanno comunque studiati e controllati.

Importante eseguire i giusti esami

L’ipertensione viene definita killer silenzioso, perché può danneggiare le arterie ed aumentare i rischi di sviluppare infarti ed ictus senza dare alcun segnale della propria presenza. Per questo è fondamentale misurarla regolarmente, almeno una volta l’anno se risulta normale e con cadenze più ravvicinate se il medico rileva valori elevati.

Sul fronte degli stili di vita è importante evitare il fumo, controllare il peso corporeo e fare una regolare attività fisica, che contribuisce ad abbassare la pressione. E soprattutto bisogna puntare sull’aderenza alle cure con i farmaci, senza prendersi “vacanze” immotivate che possono non consentire un adeguato controllo della pressione stessa.

Sul fronte dei test, quando si sospetta questo “rovesciamento” dei ritmi circadiani della pressione, può essere utile eseguire alcuni controlli specifici se il medico lo ritiene. Un esempio? Pensate all’Holter pressorio. Si tratta di una sorta di controllo nel tempo dei livelli delle pressione che opera per le 24 ore e consente una serie di rilevazioni nel tempo, definendo la curva dei valori. In questo modo si possono anche cogliere i segnali di eventuale risalita notturna dei valori, che possono indicare la necessità di mettere a punto il trattamento in atto e quindi di proteggere al meglio cuore, arterie, cervello e reni.

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