Fumo, prima smetti e meglio è

Come evidenziato da un recente studio, più il vizio del fumo va avanti nel tempo, tanto maggiori sono i rischi per la salute

Federico Mereta Giornalista Scientifico

L’ideale è non iniziare, tenendo lontano il richiamo delle sigarette. Ma se proprio siete cadute nella trappola del fumo, sappiate che prima smettete e meglio è. Quindi non proponetevi programmi a lungo termine, magari prevedendo l’abbandono della sigarette entro qualche anno, prefissando date più o meno accettabili. Anche la scienza dice che quanto più il “vizio” va avanti nel tempo, tanto maggiori sono i rischi per la salute futura.

Polmoni (e non solo) in pericolo

Non conta solo quanto si fuma ogni giorno, ma anche per quanti anni si è mantenuta la dipendenza dalle sigarette. A ricordarlo, prendendo in esame soprattutto le persone avanti con gli anni (le informazioni emergono dall’NHiS, una sorta di indagine a campione sulla popolazione americana concentrata su chi ha i capelli bianchi), è una ricerca statistica apparsa su National Health Statistics Reports.

Stando ai dettagli della stessa, quanto più a lungo si fuma, tanto maggiori sono i rischi per la salute in termini di benessere generale e soprattutto di comparsa di broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco) oltre che di altre patologie croniche a carico del cuore e dei vasi sanguigni.

Per giungere a questa conclusione, gli esperti hanno preso in esame le informazioni relative a chi è riuscito a smettere di fumare, considerando il tempo di “appartenenza” alla comunità dei fumatori e quindi caratterizzando quattro diversi gruppi: chi ha acceso la sigaretta per 10 anni o meno, più di 10 anni e meno di 25 anni, da 25 a meno di 40 anni e 40 anni o più.

I risultati sono stati estremamente chiari: quasi una persona su tre tra chi aveva fumato per più di 40 anni aveva nella vecchiaia cattive condizioni di salute, con un calo costante della percentuale in base al tempo. Si è andati incontro al 23% di cattivo benessere in chi aveva superato i 25 anni di fumo, per scendere poi  verso il 18 tra i fumatori che si erano pentiti entro i 10 anni dalla prima sigaretta.

Particolare attenzione è stata prestata alla salute respiratoria e in particolare alla Bpco, patologia per cui il fumo rappresenta il principale fattore di rischio (per quanto riguarda i dati dello studio sopra ricordato, il quadro è stato riscontrato in un caso su tre di chi aveva fumato per lungo tempo). Va detto, in conclusione, che lo studio non ha considerato il numero di sigarette fumate quotidianamente ma solamente la persistenza del vizio nel tempo

Attenzione al respiro

Si respira male, si ha quasi sempre la tosse e, a volte, si va incontro a febbre, perché nei bronchi pieni di muco i batteri si sviluppano a grande velocità dando luogo a infezioni ripetute. Potrebbe essere questo l’identikit della broncopneumopatia cronica ostruttiva o Bpco, sigla che individua due malattie molto diffuse soprattutto tra gli anziani: bronchite cronica ed enfisema polmonare.

Ma cosa succede nei bronchi di chi soffre di questa patologia? Le difficoltà a far uscire l’aria dai polmoni e quindi a farne entrare della nuova, ricca di ossigeno, riconoscono due diversi elementi causali.

Nel caso dell’enfisema, il problema è legato soprattutto alla progressiva distruzione degli alveoli polmonari, che rappresentano la “stazione” anatomica in cui si verificano gli scambi tra l’aria ed il sangue.

In pratica è nell’alveolo che il sangue lascia l’anidride carbonica e le altre sostanze tossiche recuperate dall’organismo e recupera l’ossigeno che dovrà giungere a tutto l’organismo. Nel momento in cui queste “stazioni” vengono distrutte, la possibilità che avvenga questo scambio si riducono e, di conseguenza, il sangue che circola nel corpo è sempre meno utile.

Nel caso della bronchite cronica, invece, il meccanismo di base consiste nella riduzione del diametro delle vie aeree, che porta ad un’oggettiva difficoltà per l’aria ad entrare ed uscire dalle vie respiratorie. Se poi si pensa che spesso queste due malattie si associano nello stesso individuo, ecco spiegato come sia pesante da sopportare il danno per la respirazione, e alla fine per l’intero organismo.

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