Covid-19, ecco quanto pesa l’insonnia da tablet e smartphone

La pandemia ha cambiato le nostre abitudini moltiplicando l'utilizzo di dispositivi elettronici: una ricerca ha valutato gli effetti sulla qualità del sonno

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Gli esperti lo consigliano. Fate attenzione all’esposizione alla luce “blu” dei dispositivi elettronici, soprattutto la sera ma non solo. Ne va della qualità e in qualche caso anche della quantità del sonno. Chi ha difficoltà a cadere placidamente tra le braccia di Morfeo dovrebbe davvero stare attento a non esagerare con tablet e smartphone. Lo ricorda, una volta di più, uno studio pubblicato su Sleep e condotto in Italia, nel primo periodo di lock down, quando il volume del traffico in rete è quasi raddoppiato rispetto all’anno precedente.

Un sondaggio in due tempi

La ricerca pubblicata su Sleep è stata condotta dagli studiosi del laboratorio di Psicofisiologia del Sonno e Neuroscienze Cognitive del Dipartimento di Scienze Cliniche Applicate e Biotecnologiche dell’Università dell’Aquila. Sono stati presi in esame oltre 2100 italiani nella terza e nella settima settimana di “chiusura”, con test sulla qualità del sonno e i disturbi legati all’insonnia. Nella seconda fase si è studiato in particolare l’impiego di dispositivi elettronici nelle due ore prima di chiudere le palpebre, insieme ai classici questionari. Stando a quanto riporta l’analisi, in oltre nove persone su dieci il lock down ha portato ad un incremento di smartphone e tablet in prossimità dell’ora del riposo notturno.

Chi ha sviluppato questa tendenza, in genere, ha riferito una diminuzione della qualità del sonno, un aumento dei sintomi dell’insonnia, tempi di sonno totali più brevi e tempi di coricarsi e alzarsi più tardi. Inoltre gli studiosi hanno rilevato più casi di soggetti che dormono male e di intervistati con sintomi di insonnia da moderati a gravi solo all’interno di questo gruppo di intervistati. Al contrario, quei pochi che invece hanno limitato e addirittura diminuito il tempo passato davanti agli schermi tra la prima e la seconda rilevazione hanno rilevato un miglioramento della qualità del sonno e un minor numero di fastidi legati all’insonnia, andando addirittura a riposare prima. Infine, chi non ha modificato le abitudini in termini di impiego di dispositivi non ha avuto ripercussioni su quantità e qualità del sonno, che in qualche caso è addirittura migliorata.

Attenzione alle abitudini

Insomma, anche la luce, come lo stress e altri fattori, influisce sulla qualità del nostro sonno perché è molto delicato il sistema che lo regola. Alterazioni delle normali abitudini, stress, ansia, timori per il futuro possono influire pesantemente sulla quantità e sulla qualità del riposo notturno. Facciamo attenzione ad evitare gli eccessi di informazioni e di non rimanere per ore davanti alla Tv o a tablet e smartphone. Ma soprattutto ricordiamoci che l’attività fisica, meglio se non poco prima di coricarsi, è di grande aiuto per “stancare” l’organismo.

E poi, soprattutto in questa stagione di “riaperture”, ricordiamo che è sempre importante andare a letto nella fascia oraria cui il nostro corpo è abituato: se normalmente ci riposiamo poco dopo cena, dobbiamo continuare a comportarci in questo modo, così come se siamo “nottambuli” non dobbiamo anticipare troppo nel tentativo di contrastare l’insonnia. E poi non dimentichiamo che questo, come altri studi, dimostrano una correlazione tra le abitudini a rimanere fissi davanti a tablet e smartphone con il rischio di dormire poco e male. Abituiamoci alla moderazione.

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