Aritmie, quando si possono dire benigne e a cosa serve l’ablazione

Quando il ritmo cardiaco si altera si verificano delle aritmie che possono essere benigni: cosa le causa e come intervenire

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

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  • Il cuore batte in modo autonomo grazie a un sistema elettrico interno che coordina atri e ventricoli, ma ritmo e frequenza possono cambiare per sforzo, emozioni, febbre o stimolanti.
  • Alla base della contrazione ci sono il nodo del seno e il nodo atrioventricolare, collegati dal fascio di His, strutture decisive per mantenere sincronizzato il lavoro cardiaco.
  • Quando compaiono aritmie, anche benigne, il cardiologo può proporre l’ablazione transcatetere per disattivare il punto d’origine e ristabilire un battito regolare, con tecniche termiche, a freddo o a campo pulsato.

Ogni giorno il cuore batte anche 100.000 volte. Senza che nemmeno ce ne accorgiamo. Perché atri e ventricoli, ovvero le camere superiori ed inferiore dell’organo, si contraggono in maniera coordinata quasi 70 volte al minuto. Ed anche le valvole si aprono e si chiudono con tempismo perfetto, senza bisogno di alcun controllo da parte della volontà.

Il cuore, insomma, è un muscolo involontario, che presenta alcune caratteristiche uniche: riesce a far partire da solo gli impulsi della contrazione e trasmetterli fino alla più periferica delle sue cellule. Ma a volte il ritmo cardiaco si altera. Spesso accade per fenomeni del tutto normali, come la risposta ad uno sforzo fisico o magari l’eccesso di caffeina e nicotina, che può dar luogo ad un’accelerazione della frequenza.

Ma ci sono anche casi in cui si verificano vere e proprie aritmie che magari non assumono caratteristiche di malignità ma vanno comunque affrontate. Uno degli approcci più comuni, in questo senso, passa attraverso lo “spegnimento” del punto in cui l’aritmia nasce. È la strategia che prevede il trattamento di ablazione, approccio che può essere effettuato con diverse modalità.

Come corre il segnale elettrico nel cuore

Tutto parte grazie ad un “centro direzionale” delle contrazioni che si chiama nodo del seno. L’organo si trova nell’atrio destro, vicino al punto in cui sboccano le vene cave. In questo “granello” quasi invisibile nasce in maniera del tutto autonoma lo stimolo alla contrazione che si propaga prima all’atrio, dando il via alla contrazione del miocardio in questa zona. Poi il “segnale” passa al nodo atrioventricolare, la “stazione” attraverso cui questa linea elettrica viene “smistata” ai ventricoli attraverso binari anatomicamente definiti.

La linea infatti prosegue verso il basso nel fascio di His, che nasce dal nodo atrioventricolare e scende verso il basso biforcandosi presto in una branca sinistra ed una destra. Infine, con binari sempre più piccoli, i segnali scendono poi verso la parte più bassa dei due ventricoli. Come si può vedere il nodo del seno ed il nodo di His rappresentano le “basi” irrinunciabili dell’attività cardiaca.

Se il primo non funziona non partono gli impulsi che daranno il via alla contrazione, mentre se il secondo, magari per una lesione, non lavora, “saltano” il collegamento e quindi il coordinamento tra l’attività degli atrii e quella dei ventricoli. Con il rischio che compaiano aritmie più o meno serie, dovute proprio a questa “carenza” anche temporanea di collegamenti.

Ognuno ha il suo ritmo

Ovviamente, se è vero che ogni minuto il ciclo cardiaco si compie circa settanta volte è innegabile che la frequenza cambia da persona a persona. Negli sportivi, in cui il cuore è molto allenato e la capacità di contrazione dei ventricoli aumenta perché le loro fibre muscolari sono più sviluppate ed anche la “camera” entro cui si trova il sangue è più ampia, si può scendere anche a fino a 40-50 battiti al minuto).

Ma il battito cardiaco può accelerare e rallentare, nell’ambito delle 24 ore, anche nello stesso individuo. Bastano una corsa, un’emozione intensa o anche qualche linea di febbre perché‚ la frequenza cardiaca aumenti. Il meccanismo attraverso cui si verifica questo repentino mutamento è estremamente complesso ed elaborato, ed è completamente involontario. In pratica avviene un’alterazione nell’invio degli impulsi da parte del nodo del seno, che è riccamente innervato e riceve segnali di tipo ormonale.

Quando abbiamo la febbre, ad esempio, il metabolismo del corpo deve aumentare perché cresce la temperatura. E quindi c’è bisogno di maggior energia, supportata da un aumento della capacità del torrente circolatorio in cui il sangue viene spinto dal cuore. Se facciamo una corsa, invece, tutti i muscoli hanno bisogno di maggior quantità di ossigeno, e i modi per ottenerlo sono il “fiatone” (cioè un aumento della frequenza degli atti respiratori) e un incremento del numero dei battiti.

Cosa si fa con l’ablazione

In molti casi di fibrillazione atriale ed anche in presenza di aritmie benigne, qualora il cardiologo lo consigli, si può procedere con l’ablazione transcatetere. Di cosa si tratta? Sostanzialmente la procedura prevede di andare a “spegnere” il pugno di cellule che danno il via all’aritmia. L’indicazione al trattamento va ovviamente posta dal medico cardiologo, sulla scorta della situazione del singolo paziente.

L’obiettivo è sempre ristabilire il normale ritmo cardiaco, togliendo anche fastidi, come le palpitazioni o l’ansia, che possono risultare fastidiosi pur se del tutto innocui sul fronte della circolazione e che vanno comunque indagati.

L’intervento prevede l’inserimento di una sonda che risale dalla gamba fino al cuore attraverso i vasi e una volta individuato il punto in cui il cuore “perde” il ritmo si procede a disattivarne l’attività. Si possono avere diverse modalità di trattamento con ablazione, a partire dal calore con la termoablazione, per arrivare fino alla crioablazione, ovvero la bassa temperatura.

Se l’ablazione tradizionale utilizza radiofrequenza o crioenergia per creare lesioni che bloccano la conduzione elettrica anomala, recentemente si è resa disponibile anche l’ablazione con campo elettrico pulsato (PFA, Pulsed Field Ablation), che utilizza campi elettrici ad alta intensità per colpire selettivamente le cellule che nel cuore scatenano l’aritmia, rappresentando un’ulteriore opzione per capire dove nasce l’aritmia ed eliminare il circuito elettrico anomalo.

Ovviamente, in caso di aritmie benigne e quindi innocue, senza problemi cardiaci per chi ne soffre, il trattamento va sempre indicato dallo specialista, considerando anche l’attività della persona che fa i conti con i fastidi.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.