Si rompe l’aorta, donna con bimbo ancora in utero operata: intervento unico e a lieto fine

La donna era alla 22esima settimana, una situazione delicatissima: l'equipe ha compiuto un'impresa unica che scalda il cuore

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Giorgia Prina

Lifestyle Specialist

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Salvare una vita per salvarne due. È quanto ha permesso di fare un intervento straordinario verificatosi all’ospedale Niguarda di Milano. Ad essere salvati una donna e suo figlio, ancora nel grembo della madre. Non ancora nato è già in grandissimo pericolo di vita. La mamma infatti si era recata in ospedale per un dolore generalizzato, causato dalla rottura dell’aorta, un male raro, che avrebbe portato a un intervento tempestivo se non fosse per la gravidanza. La donna è incinta e questo ha costretto l’equipe medica a praticare l’impossibile. Mamma e bimbo ora stanno bene, e sono la testimonianza di un intervento che ha pochissimi esempi simili nella letteratura scientifica internazionale.

Donna con bimbo ancora in utero operata, l’intervento incredibile

Non c’è intervento che non porti un certo grado di rischio, ma quando a essere interessata dall’intervento dei chirurghi è l’arteria più importante del corpo umano, il gioco si fa veramente duro. Il vaso sanguigno in questione, in casi rari, può essere soggetto a rottura, mettendo di conseguenza a rischio la vita del paziente.

Ma quando a presentarsi al Pronto Soccorso dell’ospedale Niguarda di Milano è Matilde (nome inventato), a 22 settimane di gravidanza, lamentando dolori generalizzati, allora muoversi è tutta la macchina ospedaliera. A deciderlo in particolare gli specialisti dell’Ostetricia e Ginecologia, guidati da Federico Spelzini, accortisi subito che qualcosa non va come dovrebbe. Ginecologi, cardiochirurgi, neonatologi: un gioco di squadra multidisciplinare che si è messo in moto per dare il massimo in una situazione delicatissima. L’obbiettivo era uno solo: salvare la vita della paziente e quella del piccolo ancora nel suo utero.

L’equipe al completo dopo un’attenta valutazione ha deciso di operare la donna mantenendo il feto in utero per far proseguire la gestazione il più possibile. Per un paziente qualsiasi la scelta sarebbe semplice: intervento chirurgico d’urgenza per riparare il danno; ma farlo su una donna incinta di 22 settimane cercando allo stesso tempo di preservare la vita del feto era una cosa tentata solo poche volte al mondo.

“La priorità è stata salvare entrambe le vite”

“A sole 22 settimane di gestazione un cesareo in urgenza non sarebbe stato utile, ma anzi controproducente: le probabilità di sopravvivenza erano troppo basse. Bisognava intervenire sull’aorta facendo di tutto per far comunque proseguire la gravidanza”, ha dichiarato Alice Proto, responsabile della Struttura Semplice Neonato e Lattante Critico, che è parte della Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale diretta da Stefano Martinelli.

“Si è quindi deciso di procedere con l’intervento mantenendo il feto in utero, con la certezza che la rapidità e la precisione dei colleghi cardiochirurghi sarebbe stata così elevata da permettere di far proseguire serenamente la gravidanza”. Per arrivarci, però, è stato necessario da parte dei ginecologi monitorare con ancora più attenzione la gravidanza, scegliere il momento esatto in cui far nascere il neonato, e procedere al momento opportuno con il taglio cesareo, direttamente nel blocco operatorio della Cardiochirurgia.

“La priorità – prosegue Claudio Russo – è stata quella di salvaguardare entrambe le vite, bilanciando la complessità chirurgica con la sicurezza materna e la tutela del feto. Un percorso clinico delicato, condotto con competenza, tempestività e grande attenzione umana”.

L’intervento durato 7 ore e il lieto fine

L’intervento sull’aorta è durato 7 ore ed è stato eseguito dal personale medico, infermieristico e tecnico della Cardiochirurgia e Trapianto di Cuore, in collaborazione con il Servizio di Anestesia e Rianimazione Cardiotoracovascolare. Dopo un breve decorso in terapia intensiva, la paziente è stata affidata agli specialisti della Cardiologia 2 – Insufficienza Cardiaca e Trapianti, che insieme ai colleghi della Ostetricia e Ginecologia hanno garantito il ricovero e uno stretto monitoraggio della gravidanza fino al giorno del parto. Poi, raggiunta la 34esima settimana di gestazione, è stato effettuato il taglio cesareo. E a tre mesi esatti da quell’ingresso al Pronto Soccorso, tutti i dati clinici lo hanno confermato: sia la madre sia il bambino stanno bene.

Non un miracolo, ma una storia clinica di impegno, dedizione e professionalità. Un lavoro multidisciplinare di squadra che ha reso possibile ciò che era impossibile.