Quando è diventato Re, Carlo ha dovuto lasciare indietro almeno una parte della vita che aveva costruito per decenni. Lo aveva detto lui stesso poche ore dopo la morte di Elisabetta II: il nuovo ruolo non gli avrebbe più permesso di dedicare lo stesso tempo alle associazioni, alle campagne e ai progetti che avevano segnato i suoi anni da Principe del Galles.
Una rinuncia obbligata, almeno sulla carta. Perché se gli impegni sono cambiati, quello che Carlo vorrebbe lasciare dietro di sé sembra essere rimasto praticamente lo stesso.
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Il grande desiderio di Re Carlo
Robert Jobson lo racconta nel libro The Windsor Legacy con parole piuttosto forti. Re Carlo avrebbe un “desiderio disperato” di “restituire grandezza alla Gran Bretagna”.
Detta così, la frase rischia di evocare scenari che poco hanno a che fare con il Re di oggi. Jobson non parla infatti di nostalgie imperiali o di un ritorno al passato. La grandezza alla quale penserebbe Carlo avrebbe molto più a che fare con il modo in cui il Paese affronta questioni sociali, ambientali e culturali.
In fondo sono gli stessi terreni sui quali si muove da quando era Principe del Galles. Giovani in difficoltà, ambiente, agricoltura, comunità locali, architettura, artigianato: la Corona gli ha imposto un ruolo diverso, non gli ha fatto perdere interesse per le battaglie di una vita.
E secondo Jobson questo vale anche adesso, mentre Carlo continua le cure contro il cancro. Il lavoro rimane centrale nelle sue giornate e soprattutto nella sua idea di monarchia: mettere insieme persone che difficilmente si parlerebbero, accendere un riflettore su questioni trascurate e provare a lasciare qualcosa attraverso i progetti che sostiene.
Quello che Carlo aveva promesso dopo la morte della Regina
Il vero cruccio di Carlo è che da Re non può comportarsi esattamente come faceva prima. Ovviamente ne era perfettamente consapevole già il 9 settembre 2022, quando nel primo discorso dopo la morte di Elisabetta II spiegò che la sua vita sarebbe inevitabilmente cambiata.
Gli impegni legati alla Corona non gli avrebbero consentito di dedicare alle attività benefiche e alle organizzazioni seguite per tanti anni lo stesso tempo e le stesse energie. Un modo per riconoscere pubblicamente che il Principe Carlo, quello abituato a intervenire sulle cause che gli stavano più a cuore, doveva fare spazio a Re Carlo.
Nello stesso discorso promise di rispettare i principi costituzionali e di servire il Paese con lealtà, rispetto e amore. E annunciò anche il passaggio di alcune delle sue responsabilità a William, diventato Principe del Galles e destinato a raccogliere una parte di quell’eredità costruita dal padre in oltre cinquant’anni. Carlo, però, non ha mai davvero tagliato il filo con quel mondo.
Il progetto nato con 7.600 sterline
Per capire perché basta tornare molto indietro, addirittura al 1976. Carlo aveva appena terminato il servizio nella Royal Navy e utilizzò le 7.600 sterline ricevute per finanziare alcune iniziative dedicate ai giovani in difficoltà.
Non erano progetti particolarmente “reali”. C’erano corsi da bagnino destinati anche a ragazzi con precedenti penali, sostegno ai giovani disoccupati e perfino il recupero di un vecchio padiglione da cricket trasformato in uno spazio per aspiranti musicisti.
Da quelle iniziative sarebbe nato quello che oggi è il King’s Trust, che nel 2026 celebra cinquant’anni di attività. Secondo i dati della Casa reale, nel Regno Unito ha sostenuto più di 1,3 milioni di giovani. Carlo ha partecipato alle celebrazioni dell’anniversario incontrando a Buckingham Palace volontari e ragazzi passati attraverso i programmi dell’organizzazione. Cinquant’anni dopo, insomma, il punto di partenza è ancora lì.
Ambiente, artigianato e quella passione che non ha mai mollato
Lo stesso vale per la King’s Foundation, fondata nel 1990 e della quale Carlo è presidente fondatore. Ambiente, agricoltura, architettura e mestieri tradizionali sono temi che lo accompagnano da decenni, quando alcune delle sue idee venivano considerate eccentriche molto più spesso di quanto accada oggi.
La Fondazione organizza corsi dedicati alla moda, ai tessuti, alla lavorazione del legno e all’orticoltura. Il centro principale è Dumfries House, in Scozia, mentre altre attività si svolgono a Londra e a Highgrove.
Proprio nei giardini della sua residenza si trova la Snowdon School of Furniture, dove si insegna a costruire mobili e a conservare tecniche artigianali che rischierebbero altrimenti di andare perdute.