Re Carlo sta per affrontare quello che molti considerano già il banco di prova più impegnativo dall’inizio del suo Regno. Una visita di Stato di quattro giorni negli Stati Uniti, in programma la prossima settimana, che ha tutte le caratteristiche per trasformarsi in una delle missioni diplomatiche più delicate della storia recente della Monarchia. Tra la crisi internazionale, lo scandalo che ha travolto il fratello Andrea Mountbatten-Windsor e i rapporti tesissimi tra Londra e Washington, il Sovrano dovrà giocare un’unica, lunghissima partita a scacchi. E vincerla.
Perché Re Carlo sta per affrontare la prova più dura del suo Regno
Le fonti vicine a Buckingham Palace, citate dalla BBC, non usano mezzi termini: è “un’attività ad alto rischio, con una posta in gioco elevata e grandi opportunità”. E la posta è davvero altissima, perché il momento storico è tutt’altro che favorevole. Come ha sottolineato Andrew Lownie, autore della biografia bestseller dedicata ad Andrea Mountbatten-Windsor, il viaggio arriva “nel momento di maggiore crisi nelle relazioni anglo-americane da un secolo a questa parte”.
Da una parte la situazione in Medio Oriente, dall’altra Donald Trump, padrone di casa imprevedibile e già al centro di mille polemiche. A complicare il quadro, le frizioni tra Trump e il Premier britannico Keir Starmer, criticato pubblicamente più volte dal Tycoon. A 77 anni e dopo oltre due anni di convivenza con il cancro, Re Carlo è chiamato a sostenere un’agenda fittissima: discorso al Congresso, cena di Stato a Washington, visita al memoriale dell’11 settembre, ricevimento a New York e tappa in un parco nazionale della Virginia. Un tour de force. Eppure, paradossalmente, è proprio Carlo l’unico che – secondo gli analisti – può davvero “ammorbidire” Trump. “Lo conosco bene, lo conosco da anni. È un uomo coraggioso ed è un grande uomo”, ha detto il Presidente della BBC parlando del Re.
La crisi dopo l’arresto del fratello Andrea
Su tutto questo, però, aleggia un’ombra: quella di Andrea Mountbatten-Windsor. Lo scandalo Epstein, che ha portato alla rimozione dei titoli Reali del fratello del Re, sta facendo sentire il suo peso anche oltreoceano. Lo storico Ed Owens lo definisce “l’elefante nella stanza”, soprattutto perché diversi membri del Congresso hanno chiesto formalmente che Andrea testimoni e che Carlo, durante la visita, incontri le vittime di Epstein.
A muovere apertamente questa richiesta è stato Sky Roberts, fratello della compianta Virginia Giuffre, che aveva raccontato di essere stata vittima di abusi da parte di Andrea (lui ha sempre negato e nel 2022 ha raggiunto un accordo extragiudiziale con Giuffre senza ammissione di colpa). Roberts e la cognata Amanda hanno chiesto al Re anche solo dieci minuti d’incontro: “È un ramoscello d’ulivo quello che stiamo cercando. È il suo simbolismo. Un riconoscimento, una stretta di mano, uno sguardo negli occhi”, ha spiegato Amanda.
Una pressione personale enorme, che si aggiunge alle pressioni politiche e a un timore concreto: che durante il viaggio possano scoppiare proteste o contestazioni proprio sul caso Epstein. Trump, dal canto suo, potrebbe non gradire affatto eventuali richiami al tema. Insomma, il Re cammina sul filo del rasoio. E in mezzo a tutto questo, dovrà tenere fermo il timone.