Moda vegan friendly, cosa indossano i vegani?

Che tessuti preferire se si è amanti di una moda vegan friendly? Ecco qualche informazione utile

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Angela Inferrera

Consulente di stile ed esperta green

Che fibre indossare se siamo amanti di una moda etica che rispetti non solo gli uomini, ma anche gli animali? Ecco qui qualche informazione utile.

Cos’è la moda vegan friendly

La moda vegan friendly è essenzialmente un modo di vestire che utilizza solo ed esclusivamente materiali non derivati dagli animali. Le fibre tessili di derivazione non animale sono sempre esistite (pensiamo al cotone o al lino), ma solo recentemente si è sviluppata una vera e propria coscienza di tipo più globale reiferita al benessere degli animali da cui derivano fibre tessili come le lane o la seta.

Chi sceglie di vestire vegan infatti sta compiendo un’azione di carattere etico: decide infatti di non utilizzare nessun tipo di tessuto che si stata realizzata partendo da fibre di origine animale o che preveda che gli animali vengano maltrattati per la produzione della materia prima. Evitano quindi lana, seta e pelle, ad esempio, ma anche imbottiture in piuma d’oca o inserti in pelo o pelliccia.

Esempi di moda vegan friendly: ecco i materiali da preferire

Contrariamente a quello che si può pensare, i materiali che i vegani possono indossare serenamente non sono affatto pochi. Ultimamente la ricerca e l’innovazione in ambito tessile ha fatto passi da gigante enormi, quindi i filati utilizzabili sono tanti e specifici per svariati tipi di utilizzo.

Fibre sintetiche

Va da sé che le fibre sintetiche sono quelle più innocue, dal punti di vista dello sfruttamento animale, ma purtroppo, dal punto ambientale, hanno un impatto molto forte. Che fare quindi? Optare per quelle riciclate o rigenerate, come il poliestere derivato del PET delle bottiglie di plastica riciclate oppure l’Econyl, il nylon derivato dalla rigenerazione di reti da pesca o tappeti.

Fibre di origine animale

Anche la seta può essere utilizzata dai vegani, se parliamo di seta buretta, cioè di una seta che si ricava dopo che il bruco è uscito dal baco. Le fibre saranno più corte e l’aspetto avrà una parvenza più “ruvida” ma non ci sono variazioni dal punto di vista della qualità e della performance del tessuto, tanto che spesso questo tipo di materiale viene utilizzato per le pelli sensibili dei bambini (nei pannolini lavabili ad esempio) o di chi soffre di dermatite.

Per quanto riguarda la lana, è necessario guardare se l’azienda ha una certificazione mulesing free, quindi che attesta il fatto che gli animali vengono tosati in modo etico. Un’altra alternativa è preferire capi realizzati con fibra rigenerata, ossia lana non vergine, ma ricardata e rifilata.

Pellami

Ad oggi ci sono tantissimi materiali che possono sostituire la pelle, senza impiegare derivati del petrolio (purtroppo la simil pelle molto spesso non è altro che poliestere). Esiste il Piñatex, derivato dalle foglie dell’ananas, oppure la Wineleather, realizzata con gli scarti dell’industria vinicola, o ancora l’apple Skin, realizzata con bucce e torsoli di mela, solo per citarne alcune.

Certificazioni innovative

Per essere sicuri al 100% che non ci siano fibre di origine animale all’interno di un tessuto, l’azienda TÜV Italia ha messo a punto una tecnica chiamata PCR Real Time che rileva anche minuscoli frammenti di fibre animali, rilevando la presenza diDNA mitocondriale, che è individuabile anche dopo vari processi di lavorazione del prodotto e addirittura sulle colle utilizzate, permettendo di avere la certezza che un capo di abbigliamento non contenga, in alcun modo, prodotti di origine animale.

Perché scegliere moda vegan friendly

Il dibattito sul veganesimo è sempre aperto, sia che si tratti di moda, che di alimentazione. Un motivo valido per scegliere moda vegan friendly è quello di avere a cuore il benessere dei nostri amici animali e quindi una maggiore attenzione alla loro, di vita, oltre che alla nostra. Tenete presente comunque anche il fatto che molto vegani accettano di indossare capi non vegan ma di seconda mano o vintage, in mancanza di alternative, perché sono appartenuti ad altri e non è si tratta di un acquisto diretto. Se l’attenzione viene posta, oltre che al benessere animale, anche alla filiera produttiva, allora stiamo davvero compiendo una scelta di tipo non solo sostenibile, ma anche etico a 360°.