Pensiero magico: cos’è e come può rivelarsi utile

Come nutrire il pensiero magico e creare il proprio piano reale a partire dai pensieri che produciamo e cui diamo energia

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Elisa Cappelli

Pilates Trainer, Insegnante Tai Chi e Yoga Taoista, Movimentoterapista

Laurea in Filosofia e Master in Giornalismo Internazionale LUISS. Trainer certificata CONI e FIF (Mat base e avanzato). Studia Anatomy in Motion (Gary Ward) e Qi gong.

Come funziona il pensiero magico

Per immaginare di cosa parliamo quando parliamo di pensiero magico possiamo far riferimento a quella consapevolezza di avere dentro di noi tutte le risorse interne che servono per ottenere quel che vogliamo ottenere, raggiungere gli scopi, arrivare alle mete e conquistare nuovi traguardi. Si tratta di un misto di fiducia, salto nel buio, forza, sensazione di mistero, calma potente e affidamento nell’ordine delle cose e degli eventi.

A muovere il pensiero magico arriva sempre una spinta di gratitudine e di amore verso il presente. Si desidera qualcosa, si spedisce questo desiderio in aria e lo si lascia lavorare, senza attaccarcisi troppo. Non si tratta di un modo di associare razionale o troppo logico, ma di una corrispondenza di pensieri che generano un afflato positivo e luminoso; un insieme di associazioni tra un soggetto e un oggetto non sono connessi da una relazione di causa-effetto come nella logica deduttiva, ma stanno insieme e si muovono in sinergia per somiglianza, simpatia, per legame indissolubile e non mediato dalla ragione.

Chi decide e sente di nutrire il pensiero magico vede il mondo nelle sue dimensioni e non ha l’abitudine di andare nel pessimismo o di dare per scontato le cose. La base sta nell’autostima e nella voglia di non dare per scontato i finali di nessuna storia o situazione. Si tratta di un modo di procedere molto simile a quello dei bambini e delle bambine, un processo cognitivo associato che si mantiene anche nella fase adulta. Molti la scambiano per superstizione e sicuramente si tratta di un modo di collegare le cose molto personale cui possiamo decidere di legare l’esito di determinati eventi che viviamo quotidianamente.

Esempi pratici

Un esempio pratico? Se magari da bambina mi accadeva qualcosa di bello dopo aver visto un gatto nero per strada, da adulta, prima di un esame, di un appuntamento, di un incontro, posso mantenere questa associazione esentirmi bene internamente se capita l’incontro con il felino scuro. Alcune persone collegano gesti che fanno a risultati o esiti positivi per via dell’osservazione di esperienze precedenti (un esempio, se mi metto a sedere passa l’autobus o appena mi accendo una sigaretta); altre persone ricorrono a oggetti portafortuna, vestendoli di una carica magica e positiva.

Ovvio, se arriviamo a pensare che tutto sia connesso in modo magico e non causale, rischiamo di vivere davvero in un mondo tutto nostro e staccarci un pochino troppo dal reale. Dovremmo sempre mantenere un minimo i piedi per terra e soprattutto decidere con chi condividere questo nostro pensiero magico senza rischiare di farci criticare o portare in giro. Riuscire a mantenere un pensiero magico in un mondo che ci vuole appiattiti, stanchi, lamentosi, prevedibili corrisponde a una vera e propria magia, una sorta di miracolo e non si dovrebbe dare a nessuno il potere di calpestarlo.

Quando risulta utile

Il pensiero magico riveste un grande potere nei momenti di sconforto o nei momenti in cui ci convinciamo che tutto sta andando male. Ricorrere a forme di pensiero con connessioni che sappiamo solo noi ci permette di fidarci un pochino dell’illusione di poter controllare l’incontrollabile, ci permette di vedere la dimensione reale sotto tanti punti di vista e ci aiuta a ricorrere – quando siamo nella disperazione – a forme di spiegazioni meno logiche ma in qualche modo confortevoli.

Ovvio, non conviene pensare che qualcosa ci salvi o ci renda invincibili se non non mettiamo i nostri talenti, se non coltiviamo e non crediamo nelle nostre reali capacità. In effetti il pensiero magico funziona comunque per via di un meccanismo simile a quello che conosciamo come effetto placebo: possiamo assumere il rimedio che vogliamo, ma se non ci crediamo e non riponiamo fiducia, quel principio attivo non ha la stessa potenza. Allo stesso modo, giocare, applicare magia permette di dare risvolti interessanti ai propri procedimenti mentali.

Per conoscere meglio il pensiero magico consigliamo il testo di Piaget J. (1929), La rappresentazione del mondo nel fanciullo, trad. it. Einaudi, 1955, un testo molto bello che rappresenta un vero e proprio punto di riferimento per quel che riguarda la sfera della psicologia dello sviluppo. Piaget è stato uno dei primi studiosi del pensiero magico e ha suggerito che questa modalità di funzionamento dell’apparato psichico la troviamo sia nel bambino che nella mente dell’uomo con funzionamento di tipo primitivo; molti di noi non fanno dominare del tutto la logica ipotetico-deduttiva, ma mantengono uno spazio di magia.

Piaget spiega una delle caratteristiche principali del pensiero magico: la partecipazione. Questa funzione stabilisce un rapporto fra due fenomeni che in realtà non sono assolutamente connessi su un piano reale. La persona che nutre il suo pensiero magico in qualche modo sente di poter partecipare al reale, fino ad arrivare a modificare la realtà. Molto spesso noi sentiamo il bisogno di spiegare l’insuccesso ma quando manteniamo un minimo di pensiero magico sfuggiamo anche all’ansia, troviamo altre vie per spiegarci il reale, alcune delle quali sono davvero uniche e personali, ma ci mettono in pace con le manifestazioni del reale.

Non sprechiamo quindi tempo a chiederci le ragioni, trovare giustificazioni, facendoci spesso salire ulteriore ansia, non ci colpevolizziamo ma, in qualche modo, apriamo le braccia alla magia che tutto si trasformi di nuovo. Un pensiero magico correttamente applicato riesce a farci nutrire ulteriore stima per chi siamo e chi vogliamo essere, ci espande il serbatoio della nostra consapevolezza e della fiducia in noi stessi/e.